16 Maggio 2013

Ruvido

Parto per Medjugorje

Il 2012 è stato anno di trasformazioni. Tante incertezze sul futuro ma soprattutto un vento nuovo, molto in tema con la Pentecoste, di cambiamento. Una gamba rotta con tutte le difficoltà di una lunga riabilitazione, mia moglie incinta molto impegnata in un tirocinio e la decisione del governo di chiudere l’istituto in cui lavoro. Il bello fu proprio la nascita di Samuele a fine luglio che ha portato freschezza ed un nuovo slancio. Un tornare alle origini in qualche modo. Poco dopo, presi la decisione — parto per Medjugorje.

— Come? rispose Ale

anche se colpita dalla mia decisione, mi diede tutto il suo appoggio. Ero deciso a partire, sentivo forte la chiamata ma non sapevo da dove venisse. Sentivo proprio la necessità di portare davanti a Maria tutta la mia storia, la mia famiglia, la nostra vocazione, i desideri.

Il viaggio fu epico, in bus per 1345km; ma quelle 20 ore mi furono di grande aiuto per entrare nel clima (io che sono abituato ad addormentarmi a Basel e risvegliarmi spaesato in un posto qualsiasi d’Europa). Arrivai a Medjugorje stanco, ma appunto per questo con tutte le difese abbassate, ottimo presupposto per accogliere la grazia. A me non interessava l’aspetto incredibile di quel luogo. Volevo solo ritagliare uno spazio per me ed il Signore, che fosse solo nostro. Creare un tempo nella mia vita in cui fosse completamente al centro solo la nostra relazione. In quei giorni sono salito al monte dell’apparizione e al Križevac, a piedi nudi, col cuore in preghiera. L’anima rivolta a Dio.

Il tempo per una volta si è fermato.

Non più cose da fare, scadenze da rispettare ma relazioni da vivere. Tanti volti incontrati in quei giorni, storie di grazia, storie di sofferenze che entrano dentro e segnano indelebilmente il cuore. Il rosario comunitario, i sacramenti ed un fiume di gente che si riversa su questo paesino ogni giorno, confessando i peccati, mangiando il corpo di Cristo e pregando il rosario con una intensità che solo in questo luogo ho sperimentato.

Non so se i cambiamenti scaturiti nei mesi successivi siano frutto diretto di questo pellegrinaggio, o questo viaggio il passo necessario nella nostra chiamata. Ma la nostra vita è cambiata. Ed è cambiata, perché lo sguardo è tornato alle origini della nostra vocazione: la chiamata della nostra famiglia, lo sposarsi giovani, lasciare le sicurezze. Abbiamo scoperto che il matrimonio si tiene vivo quando le promesse si rinnovano, quando ci si risposa di nuovo! E diversa è la nostra relazione col Signore.

Sono grato per questo viaggio.



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