12 Giugno 2013

Ruvido

Piccoli passi possibili verso la gioia

Questo articolo è apparso la prima volta il 12 Giugno del 2013 alla vigilia del primo anniversario della nascita al cielo di Chiara Corbella Petrillo


Domani, al divino amore a Roma, si celebrerà l’anniversario della partenza di Chiara Corbella Petrillo nelle braccia del padre. Un anno è passato e siamo ancora qui, gli occhi pieni di stupore, a contemplare l’opera di Dio in due persone qualsiasi: Chiara e Enrico.

“Chiara non è morta serena, è morta felice” ricordava Enrico al funerale di un anno fa. Un funerale, dove si respirava un’aria diversa, non di lutto ma di gioia. Questo è il miracolo e questo è il segno che il Signore ci lascia.

Ma cosa è stato tutto questo? Certo è un mistero come sia accaduto. Infatti Chiara ed Enrico non sono speciali, non hanno giocato a fare i cristiani perfetti, ne si sono costretti in vuoti fondamentalismi. Non ci sono stati eroismi eclatanti. Ma una serie costante e consistente di scelte per e con il Signore. Ciò che ad Assisi vengono spesso chiamati i piccoli passi possibili.

Don Fabio Rosini disse una cosa simile durante una catechesi spiegando la frase del vangelo “il Regno di Dio è vicino”. Come è vicino? Fabio diceva che la volontà di Dio non sta in qualcosa di lontano o di grande, ma è il passo successivo da compiere. È di fronte a te. È la coscienza che te ne parla. La domanda che ti aiuta a capirlo è questa: “se oggi fosse il tuo ultimo giorno, moriresti sazio dei tuoi giorni?”. Sazio, cioè senza rimpianti, senza recriminazioni.

Per me rispondere a quella domanda fu importante. Mi portò a chiedere ad Alessandra di sposarmi, a prendere una scelta definitiva come il matrimonio, a superare le mie paure ed egoismi. Certo non a tutti è chiesta la vita come a Chiara. Ma a tutti è chiesto di rispondere quotidianamente al Signore. E le domande non saranno eclatanti. C’è chi come me dovrà trovare il coraggio di entrare nel matrimonio, per altri sarà di accettare la sfida di un fidanzamento casto. Altri dovranno trovare il coraggio per andare via da casa dei genitori o smettere di lamentarsi per le frustrazioni di un lavoro che non va. Poi per altri sarà il momento di mettere fine a un fidanzamento sterile oppure di andare a confessare quel peccato inconfessabile. Ma tutti in coscienza conoscono quel passo da fare.

Certamente abbiamo paura. Abbiamo paura di rompere quelle quattro sicurezze che ci siamo costruiti. Forse che Chiara ed Enrico non avevano paura? Forse che il buon senso non diceva di lasciar perdere o che sarebbe stato meglio curarsi? La vita della madre non aveva forse valore? … ma forse il buon senso del mondo non ci dona la gioia. Oggi la storia di Chiara ed Enrico ci ricordano, ancora una volta, come l’unica gioia, la vera gioia, è quella di nostro Signore. Donare la vita, non con gesti eclatanti ma con un amore quotidiano fatto di tanti piccoli si, di tante piccole scommesse sulla sua parola. Un percorso che è accessibile a tutti, in ogni stadio della vita e per ogni condizione: dalla madre allo studente, al consacrato e ai fidanzati. A tutti.

Quindi cosa ricorderemo domani? Forse la santità di una giovane coppia di sposi? Certamente, ma anche molto di più. Sarà l’occasione per guardare alla nostra vita con una nuova luce. La luce dell’amore, della fedeltà, non più del calcolo. Abbiamo avuto l’esempio. Ci rinfranchi e ci rafforzi nella certezza che la nostra vita donata porta frutto. In questo siamo Chiesa e diventiamo membra di Cristo, perché siamo esempi attuali del Suo amore donato, della Sua vita spesa per noi. Guarda i frutti, guarda la gioia.

Tutti possiamo sperimentare l’amore di Chiara ed Enrico. Siamo chiamati proprio a questo! Ognuno, oggi, nella propria realtà puo’ entrare in questa gioia che vince la morte e dona la vita.


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