Una battaglia da uomini per vivere la castità

by Alex,

Visto che è un argomento prettamente maschile, che molte donne faticano a capire, viene spesso tenuto nascosto anche all’interno della coppia per timore di un giudizio da parte della compagna. Parlo della masturbazione …

Per tentare di abbattere questi muri, e costruire ponti di comunicazione, di comprensione e aiuto reciproco, ho deciso di condividere la mia esperienza. La masturbazione è un tema scabroso, scottante, di cui non è piacevole trattare, si lascia nel limbo delle azioni grigie, né buone né cattive, più che altro nascoste e personali. Una di quelle azioni “che non fanno del male a nessuno”, se non eventualmente a noi stessi. In realtà questo gesto porta a disastrosi risultati sull’animo umano e non c’è da stupirsi che la masturbazione sia considerata — peccato mortale — dalla Chiesa. Per quanto mi riguarda, ho chiesto per anni ai miei confessori come fare per vincere la lotta, per non ritrovarmi, a giochi fatti, con quella tremenda sensazione di essere stato beffato ancora. Drogato da immagini-spazzatura che mi tormentano per giorni e che continuano a lavorarmi dentro come un tarlo che scava in profondità per raggiungermi l’anima e avvelenarmi di più e meglio, fino al punto di confondere il mio cuore e traviare i miei occhi.

E la cronaca di queste battaglie è sempre la stessa.

Sono a letto, è notte fonda. Tutti in casa dormono. Io no, gli occhi sbarrati, il cuore che batte, un’agitazione crescente che me lo impedisce. Il pensiero mi assale, accompagnato da fantasie ed immagini. E’ suonato il gong della battaglia, ed in cuor mio non so se stavolta ce la farò, se riuscirò a non rifugiarmi nella pornografia, nelle mie fantasie. Oppure cadrò ancora. Per la prima, la decima o la millesima volta. Nella notte solitaria, infinitamente lunga e sconfortante i sensi mi dicono che ridurre la donna a oggetto da usare per il mio piacere, è magnifico, è in realtà un invitante pollo arrosto, caldo e fumante, che mi sazierà, donandomi pienezza e, finalmente, riposo.

Niente di più falso, e la parte più vera di me lo sa.

“Cari figli, Satana vi avvelena con quello che vi offre” ha detto in un messaggio la Regina della Pace a Medjugorje

Cosa fare mentre i colpi arrivano uno dopo l’altro, come una tempesta, e il combattimento sta diventando un massacro?

Per contrastare queste cadute mi sono stati offerti numerosi consigli durante la confessione. Alcuni li ho trovati molto spettacolari ma un po’ onerosi (getta il PC o la televisione dalla finestra piuttosto che commettere peccato), altri da brivido (buttati subito sotto una doccia fredda). Altri ancora mi hanno fornito diagnosi eccellenti ed immagini davvero poetiche e convincenti, ma non sono riusciti a farmi capire come superare e vincere la lotta. Persino con il rosario in mano, recitato a denti stretti, non sono riuscito ad evitare il sorrisetto del nemico che, a giochi fatti, mi guarda di sottecchi, beffardo, con quel sussurro orrendo: “hai visto? Gesù e Maria li hai sempre sulle labbra, ma sotto sotto lo sai che sei una mia bestiola fedele”. (Berlicche insegna, ndr)

Poi un giorno, dopo l’ennesima caduta, né troppo frequente né troppo sporadica, come un cartellino che non puoi non timbrare per confermare al nemico le sue insinuazioni, ho incontrato un sacerdote che mi ha parlato al cuore. Le sue parole hanno centrato il segno, e per la prima volta, in anni di cadute, ho visto l’uscita da questa sorta di affiliazione malsana, di compromesso “inevitabile” col maligno. È un tesoro che ho sperimentato, e con successo, un mese dopo, al primo ripresentarsi di un assalto notturno. Questo santo — e davvero sapiente — padre nella fede, ha ribaltato il mio punto di vista sull’esistenza con delle semplici frasi:

E’ vero, ci sono momenti in cui sei insoddisfatto. Affamato di qualcosa. Ti senti solo, sconfortato. Il punto è che devi accettare di sentirti così. Perché tu ora non lo accetti. Pensi che se hai fame di qualcosa, devi seguire subito l’impulso che ti spinge a saziarti. Hai fame, sì. Hai fame, e davanti a te c’è la pornografia. Ma quello non è un pollo arrosto che ti sfamerà e nutrirà. E’ spazzatura.

Tu puoi accettare di restare così, affamato, e non mangiare la spazzatura.

Quante volte nella vita hai fame di successo, di riconoscimenti, di soddisfazioni sul lavoro, di obbedienza da parte dei figli. Resta affamato, perché questa è la tua, la nostra natura più vera, e non è un male. Non è una fame che potrai saziare con il raggiungimento di obiettivi (più soldi, figli più obbedienti, un lavoro perfetto, un capo ideale, una moglie inappuntabile), perché molti di questi obiettivi sono in realtà idolatrie che non ti salveranno. Sorgeranno sempre nuove mancanze, nuova fame, e rincorrendo soddisfazioni e appagamenti perderai di vista la realtà. La realtà è che tu non ti puoi saziare da solo, solo Dio può farlo. Ma per lasciarLo agire devi smettere di giudicare questa fame come un qualcosa di negativo da cui fuggire stordendoti.

Tu da solo non puoi vincere la battaglia.

Ma Dio può combattere e vincere per te, se stai davanti a Lui riconoscendoti impotente.

Impotente io? Ma scherzi? Io sono una forza della natura! Corro per un ora, poi faccio 100 flessioni e 500 addominali! Faccio cose sul lavoro che tutti apprezzano e lodano! Gioco coi miei figli che mi adorano! Mia moglie mi ama e mi reputa un padre e un marito meraviglioso! Io so il fatto mio! Però un attimo, al di là del mio sbotto egoico, non posso non riconoscere che ci sono battaglie che nemmeno con mille flessioni posso vincere.

Ecco, appena ho riconosciuto con onestà che io non so come evitare di masturbarmi quando mi assale quella solitudine notturna che mi toglie il sonno e la pace, ho fatto come mi ha detto il sacerdote. Ho riconosciuto la mia fame, mi sono riconosciuto impotente, ho detto a Gesù “vinci tu per me. Io non ce la faccio”. E per la prima volta dopo anni ho sperimentato una pace profonda, e la chiarezza nascente di aver poggiato un piede sulla roccia.

“Quando sono debole, è allora che sono forte” non è un motto sibillino per cavalieri jedi (vedi immagine in alto). E’ la fotografia di San Paolo sulla nostra unica possibilità di salvezza. Cento rosari, recitati con le mie forze come fossero un esercizio ginnico, non mi hanno mai fatto vincere mezza battaglia contro la masturbazione. Ma quando mi sono scoperto debole, accettando la mia impotenza davanti a questo nemico, mi sono abbandonato per la prima volta a Dio, per lasciare con umiltà a Lui la battaglia e la vittoria.

E Lui ha vinto.

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