10 Dicembre 2013

Alescanca

L'incontro

Ci ha scritto il nostro amico Rodolfo:

##Ho immaginato questo dialogo in occasione di un momento particolarmente difficile della mia vita. Mia moglie, a seguito di un aneurisma celebrale, si trovava in fin di vita nel reparto di terapia intensiva di un ospedale di Roma. Era al settimo mese di gravidanza e i medici avevano appena fatto nascere d’urgenza la nostra piccolina di poco più di 1200 gr. Dopo una settimana di tiepidi speranze, veniva dichiarata la morte celebrale.

Un uomo si sedette accanto a me e disse:

“Eccomi qui finalmente … è un pò che ti cercavo. Ho percorso molta strada prima di giungere in questo posto.”

“Si lo so … ti aspettavo. Ti spiace se continuo a pregarti?”

“Fai pure … ho deciso di rimanere qui accanto a te per un pò; ma ti scongiuro non con quelle nenie che sento in certe chiese. Libera il tuo cuore, parlami chiaro.”

“Bene … benissimo. Ho qualche domanda scomoda da farti … “

“Scomoda? Non esistono domande scomode ma solo domande.”

“Vedremo. Non credo riuscirai a spiegarmi facilmente perché io debba trovarmi in questo ospedale. E credo sarà ancora più difficile raccontarmi cosa sarà della mia vita domani quando avrò perso tutto quello che ho di più caro al mondo.”

“Hai mai amato?” mi chiese.

“Certo che ho amato. Dietro quella porta grigia c’è mia moglie. Dovresti ricordarla … quel giorno in cui ci siamo sposati c’eri anche tu … o almeno credo.”

“Ricordo bene …. e ricordo anche quello che tu dicesti: in salute e malattia … finche’ morte non ci separi.”

“Ecco, lo sapevo, ci avrei giurato che avresti tirato fuori questa frase!!! Ma quando l’ho pronunciata non pensavo riguardasse proprio me … la mia vita, e poi … proprio adesso … non sono pronto … è troppo, troppo presto … “

Finito di pronunciare questa frase mi girai verso di lui e mi accorsi che stava piangendo.

“Rodolfo tu devi sapere che io ti conosco da sempre e ti amo da prima che tu nascessi. Ho sognato con te, ho corso con te, e tutte le volte in cui ti sei fermato a vedere la bellezza delle cose … io ero al tuo fianco. Quando sentivi nella tua anima quella gioia che la tua mente definiva inspiegabile, quando percepivi di essere parte di qualcosa di grande e meraviglioso eri vicino a me più di quanto tu potessi immaginare.”

“Ora non sento tutto questo. Il mio dolore è così forte che vorrei solo morire …”

Sentii la sua mano accarezzarmi la testa, mi girai verso i suoi occhi e capii che non poteva dirmi più nulla. Il suo sguardo pieno di misericordia e di amore mi invitava ad alzarmi. Mi alzai, mi prese la mano e mi fece cenno di seguirlo in fondo al corridoio. Arrivammo davanti ad una finestra e un sole quasi primaverile ci illuminò il volto.

“Fuori da questo ospedale c’è un mondo meraviglioso che aspetta di ricevere e di donarti ancora tanto amore … scoprirai che anche dietro a questo dolore si nasconde il mistero della vita.”

“Devi solo fidarti di me.”

Dette queste parole si allontanò da me lasciandomi di fronte a quel sole che non scaldava più così tanto. Poco prima di scomparire dalla mia visuale si girò nuovamente e con tutta la sua infinita dolcezza mi disse ancora:

“E ricordati … ogni volta che tu amerai … io ti sarò accanto.”

A distanza di qualche anno vi confesso che a quel pazzo … io credo ancora.

Rodolfo



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