20 Maggio 2015

Ruvido

Vocazione marito

Entrare pienamente nella propria vocazione vuol dire fare centro nella vita, rispondere a quella chiamata intima e profonda che ognuno di noi ha, è quel luogo dove possiamo amare ed essere amati.


NOTA: Dopo l’articolo vocazione moglie dove Ale parlava dei tratti essenziali per entrare pienamente nella sua vocazione, molti ci posero la domanda su come quei principi si trasponessero per noi mariti. In questo articolo provo a tirar fuori il nocciolo di quello che ho capito, sperimentato e discusso per quasi 10 anni di matrimonio con Ale. Utile per gli uomini per entrare ancor più pienamente nella loro vocazione ed utile per le donne per star vicino ai loro mariti.


Va tanto di moda parlare di crisi della virilità. Si sente spesso. Don Fabio ne parla nelle sue catechesi. Costanza Miriano nei suoi libri. Sembra che facciamo parte degli uomini cresciuti senza spina dorsale, incapaci di portare avanti scelte definitive (matrimonio, eh?), attenti al look ma non alle sfide della vita. Insomma, parliamoci chiaro, uomini senza palle.

In effetti gira una strana epidemia. Gli uomini intorno a me, io compreso, sono affetti da una strana smania in questi anni, un virus che ci fa sbandare come barche senza timone in balia della corrente. Parlando con amici e conoscenti spesso si arriva al punto di parlare del lavoro; statistica alla mano 8 su 10 mi dicono di essere insoddisfatti del loro lavoro. E dico, mica tutti questi scaricano la frutta ai mercati generali alle 4 di mattina (io compreso!). Conosco musicisti che sono insoddisfatti del loro lavoro, conosco scienziati, come me, che sono insoddisfatti del loro lavoro e così tutti gli altri. Tengo a sottolineare tuttavia che ad essere insoddisfatti spesso sono proprio quelli che lavorano in ambiti creativi ed esercitano professioni interessanti.

Si capisce bene che quando queste dinamiche entrano nella vita di coppia, e soprattutto nella vita matrimoniale, non portano molto di buono. I frutti (marci) di queste insoddisfazioni sono instabilità, preoccupazioni e frustrazioni allargati anche alla moglie. Tutti ingredienti certi per indebolire la vita di coppia e far perdere di vista gli obiettivi veri ed importanti di una famiglia: in primo luogo amarsi.

Ma questo cosa c’entra con la vocazione del marito?

Ora ci arrivo.

Soddisfazioni personali

La mia insoddisfazione come uomo, la mia frustrazione, nasce quando le mie azioni, il mio lavoro, il mio tempo non sono spese per un fine utile, un obiettivo concreto, una missione da compiere. Sa tanto di uomo delle caverne ma la realtà è che come la donna è tutta predisposta all’accoglienza (in particolare della vita) così l’uomo è tutto proiettato in avanti a cercare la strada, a scorgere la direzione. Il lavoro deve rientrare in questa prospettiva. E quando l’uomo cerca nel lavoro semplicemente una sua soddisfazione personale (fine a se stessa) si perde il vero obiettivo del lavoro: portare la pagnotta a casa offrendo un servizio. Quando noi uomini artisti, creativi, intellingentoni di turno, ci innamoriamo dei nostri lavori (spesso precari) fino a renderli fini a se stessi, ci stiamo costruendo il vitello d’oro, viviamo di illusioni. Ma lo stesso vale per chi è impegnato in lavori meno avvincenti, sempre a guardare in avanti nella speranza di una svolta. A chi ha seguito i 10 comandamenti … vi fischiano le orecchie riguardo al settimo comandamento? Non rubare, il lavoro è servizio.

Questi sentimenti rappresentano l’esternazione più evidente di una mentalità che ci permea fin dentro le ossa: cercare soddisfazioni. E più le cerchiamo e più ci sentiamo vuoti perché non siamo stati creati per ricercare il benessere! Siamo stati creati per cercare il bene: per amare e lasciarci amare! Innanzitutto nella relazione con Dio e di conseguenza nella relazione di coppia con mia moglie, perché è lei la strada che mi porta a Lui, perché è in quella relazione di coppia che ci santifichiamo a vicenda raggiungendo l’obiettivo della nostra vita: tutto il resto è noia! È un girare in tondo senza meta.

Di conseguenza per rispondere alla domanda in cosa consiste la vocazione del marito è necessario capire cosa fa sentire le vostre mogli amate. È la risposta a questo quesito che segna i tratti fondamentali e le linee guida per essere dei mariti con le palle, uomini all’altezza di Cristo, che sanno rispondere alla loro chiamata, alla loro vocazione.

Rassicurazione

Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna recita il detto. La donna è accoglienza. Per noi è il nido sicuro dove tornare. Ma il nido ha bisogno di protezione. Ha bisogno di sicurezze. E noi mariti siamo chiamati a dare queste sicurezze. In primo luogo sicurezza affettiva. Che mai e poi mai entri nel vostro cuore il dubbio che un’altra donna sappia stare al vostro fianco in maniera migliore o più competente di vostra moglie. Questo pensiero è come una crepa nella vostra relazione. Vi indebolisce e fa entrare ogni tipo di sozzure nella mente. La vostra sposa è un giglio magnifico che per fiorire necessita stabilità affettiva.

Ma non solo.

Come uomo sei chiamato a fornire stabilità materiale. Questo non vuol dire che devi lavorare solo tu o altre scemenze del genere (questi sono aspetti secondari). Ma vuol dire che è importante fare un bel reset sulle tante e varie frustrazioni sul lavoro. Perché il tuo lavoro è servizio ed il tuo lavoro porta serenità alla tua famiglia. Se sei disoccupato non disperare e rimboccati le maniche. Quando al primo posto viene messa la stabilità familiare anche il lavoro trova la sua corretta dimensione ed importanza nella nostra vita di uomini.

Dare la direzione

Un matrimonio felice si vede dalla stima reciproca tra moglie e marito: “ti fidi di me?”. E come il marito si fida che la moglie sarà attenta alla cura dei figli e della casa perché è più intrinseco nella sua natura, così la moglie sa di poter contare sul marito in tutte le sue mille turbolenze emotive. Noi uomini siamo chiamati a tracciare il percorso e a metterci in prima linea per togliere dalla strada tutti gli ostacoli che la intralciano; mentre le mogli si occupano delle provviste per il viaggio e di tutto ciò che possa far si che si arrivi alla meta con tutto il necessario. A volte quando si indica la direzione bisogna fare dei tagli coraggiosi, delle rinunce che spesso, anche agli occhi della moglie, sembrano impossibili. Insomma bisogna tirar fuori il coraggio rimanendo sempre in ascolto della Parola di Dio sulla nostra famiglia. Ogni marito è come un piccolo Mosè che porta il suo popolo alla gioia e che permette a Dio di compiere i Suoi prodigi.

Ed ora arriviamo alle critiche.

Inversione dei ruoli

A chi è arrivato a leggere fino a qui, grazie. Immagino che ci saranno due tipi di reazioni a questo post: i favorevoli e i dissidenti. Siccome questo articolo si presta troppo facilmente a critiche cieche e demagogiche desidero precisare e chiarire un paio di elementi.

Alle donne che non si ritrovano nel ruolo dell’accoglienza vorrei dire: Nessuno pretende che tu debba stare a casa a fare figli, pulire bagni dalla mattina alla sera e cucinare succulenti pranzetti al maritino che torna dal lavoro. Non sta necessariamente in questo l’accoglienza. Per natura (e per statistica) la donna è più aperta alle relazioni perché per natura è pensata per concepire e dare la vita. Tutto il suo corpo grida questa verità. La sua vocazione passa per questa strada con tutte le sfumature e le sfaccettature del caso. È chiaro che anche io cambio pannolini e pulisco casa ma è anche evidente che la mia sensibilità di uomo si discosta molto da quella di mia moglie. È alla luce di queste differenze che si devono vedere gli argomenti di questo articolo.

Alle donne che vogliono tenere il potere vorrei dire: un uomo a cui viene sottratto il ruolo di condurre la famiglia è umiliato. E come tale può reagire in due modi: il primo è quello di accettare la situazione, snaturando quella che è la sua naturale predisposizione e chiamata; il secondo invece è quello di esigere indietro quello che gli è stato tolto, sfociando inevitabilmente in liti verbali e fisiche. Voi mogli se volete avere un marito al 100% imparate a lasciare il comando, ne guadagnerete.

Agli uomini alla ricerca di voi stessi vorrei dire: tira fuori i cojoni e smettila di fare il vitellone. La vita ti è stata donata e non hai un singolo merito per crogiolarti in questo amore per te stesso. Se vuoi essere veramente felice, prendi la tua vita e spendila per qualcosa di grande, spendila per qualcun’altro, mettiti in prima linea: ama.


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La storia di Chiara e di come si sia lasciata lavorare da Dio per scoprire pienamente la sua vocazione: tu puoi rispondere alla tua vocazione in quel luogo dove puoi amare totalmente e lasciarti amare totalmente. Ecco il video:

 



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