24 Marzo 2017

Guest

Continua soltanto ad avere fede

Quante volte ci è stata ripetuta questa parola, fede! Ci siamo conosciuti due anni fa e fidanzati dopo circa un anno. Con un corteggiamento lungo, anzi lunghissimo, duro, provante e dopo un fidanzamento ricco di momenti bui, di incertezze, di fatiche, abbiamo deciso di sposarci.

Follia? No … (forse a tratti un po’).

Quando ci siamo incontrati, entrambi stavamo percorrendo strade diverse e credevamo che il Signore avesse in mente per noi un altro progetto; avevamo costruito ciascuno il proprio castello di carte pensando di aver già capito cosa fare della nostra vita, tutto era sotto controllo. Io, Elisabetta, ero convinta di essere chiamata alla consacrazione e non ero disponibile ad accogliere ciò che il Signore mi metteva davanti nella mia realtà; andavo dritta e determinata per la mia strada e per i miei progetti.

Non temere, soltanto abbi fede. Lc 8,50

Ci siamo conosciuti ad Assisi e dopo poco Michele ha iniziato a corteggiarmi, trovando anche un buon alleato nel nostro padre spirituale che vedeva in questo un’ottima opportunità per mettere alla prova il mio desiderio di consacrazione: “solo se sei in grado di costruire una famiglia e poi rinunciare ad essa sei pronta per farti suora, se non sei in grado di sostenere una relazione con un uomo, come puoi pensare di sostenerla con il Signore?”. Michele mi corteggiava incessantemente e instancabilmente giorno dopo giorno con fiori, cioccolatini, sorprese sotto casa o all’uscita dal lavoro, regali e molto altro ma io non ne volevo sapere nulla! … così per 6 mesi….

A novembre il nostro padre spirituale mi scrisse una lettera nella quale si poteva leggere a caratteri cubitali: “Elisabetta, colei che non ha creduto”. Questa frase mi provocò molto e mi diede anche molta amarezza: cosa mi stavo perdendo? Dentro me sentivo che c’era qualcosa che io in quel momento non capivo e che mi stavo perdendo. Allora chiesi spiegazioni sul perché di quella frase e mi rispose facendomi pregare la figura della Madonna; “vedi lei ha detto il suo sì, ora a te tocca dire il tuo, anche se non comprendi.La fede non è comprensibile, altrimenti non sarebbe fede. Così ci è stata lanciata una sfida che abbiamo deciso di accogliere, non senza la fatica di rimetterci in gioco ed essere completamente disponibili: “tre mesi di frequentazione e poi vedrete, se va bene, bene, altrimenti ognuno per la sua strada”.

Questa proposta mi è risuonata come un altro ostacolo nel mio cammino (mentre Michele esultava per la piccola conquista). Io ero convinta che fosse un ostacolo temporaneo, che avrei superato per poi fare ritorno sulla strada di prima. In questi mesi di frequentazione si sono riaperte molte ferite delle nostre storie passate che siamo riusciti ad affrontare grazie all’aiuto di molti amici, sebbene non senza fatica. Nonostante questo, però, io continuavo a non riuscire a cambiare il mio sguardo, percepivo tutto come una cosa incomprensibile, assurda e che mi stava causando tanta sofferenza. Il Signore aveva in mente per me una via che non coincideva con quella che avevo programmato io e non riuscivo a rassegnarmi e abbandonarmi nelle Sue braccia.

Così parla il Santo, il Veritiero, Colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre nessuno chiude e quando chiude nessuno apre. Conosco le tue opere. Ecco, ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere. Ap 3,7

Un’amica mi disse un giorno: “Eli, se tutto questo fosse invece una grazia?”. Questa provocazione iniziò ad aprire uno spazio dentro me, pian piano iniziai a cambiare il mio sguardo verso Michele, non più un ostacolo ma un dono per la mia salvezza. Compresi che la mia salvezza in quel momento doveva passare attraverso Michele. Non sapevo se sarebbe stato il ragazzo della mia vita, ma in quel momento ho deciso di accoglierlo come un dono e iniziare ad aprirmi a lui. Col tempo il nostro rapporto è iniziato a cambiare. Io ho iniziato ad abbattere tutte le barriere che mi ero costruita per proteggermi; Michele ha iniziato a mettere mano nelle mie ferite. Giorno dopo giorno abbiamo compreso che il Signore ci donava l’uno all’altro per crescere insieme, per migliorarci a vicenda, per avvicinarci di più a Lui. Così abbiamo deciso di sposarci, non semplicemente per emozione, ma perché abbiamo intuito che il nostro rapporto per noi è uno spazio relazionale in cui si incarna l’amore di Gesù.

Abbiamo compreso che l’amore non è un’emozione, l’emozione viene e poi passa, l’amore è una scelta, è la persona che ti scegli con cui affrontare la vita, che può metterti le mani nelle tue ferite, che può entrare nella parte più profonda di te. L’amore non è un sentimento, ma si costruisce giorno dopo giorno, imparando ad abbassarti, a essere umile, a chiedere perdono, ad accettare i limiti dell’altro, a scoprire la tua povertà. Solo dopo tutti questi mesi ho compreso che se avessi abbracciato la strada che avevo in mente io – quella della consacrazione- sarebbe stato solo per fuga, per non arginare le ferite aperte che mi portavo dentro e che mi sarei persa l’opportunità di amare e sentirmi amata nel modo più vero per me.

Agli occhi di tutti siamo sembrati dei pazzi, la nostra relazione è stata senza senso; davanti a noi razionalmente non si apriva nessuna strada ma Il Signore ha aperto una via. Il nostro è stato un fidanzamento duro, è vero, ma anche bellissimo, pieno di grazia, ricco della bellezza del riconoscersi ed amarsi nella diversità, del guardare l’uno verso l’altra, del dirsi si ogni giorno. Il nostro fidanzamento ci ha fatto capire che non può esistere amore senza fatica, una fatica che ti mette in discussione, ma durante e dopo la quale senti il desiderio di scegliere sempre il tuo fidanzato o la tua fidanzata. Abbiamo deciso di sposarci perché c’è in noi il desiderio di camminare e crescere insieme, di pregare e maturare nella fede insieme, di affrontare la vita insieme, di (continuare a) litigare insieme. Abbiamo deciso di sposarci in chiesa perché prima di qualunque altra cosa, prima del nostro fidanzamento stesso, vogliamo affidarci al Padre. Da soli non saremmo andati da nessuna parte se il Signore non ci avesse istruiti nel cuore, se non avessimo avuto l’esempio della vita di Cristo, se non avessimo avuto l’esempio di persone e coppie più avanti di noi nella fede. Dobbiamo tutto, veramente tutto, a Dio e sposandoci in chiesa vogliamo definitamente affidargli anche la nostra vita insieme, il nostro per sempre. Ci sposiamo per amore dopo esserci scelti e frequentati per fede.

Solo con la grazia di Dio è stato possibile questo fidanzamento, è possibile questo matrimonio e sarà possibile la nostra vita insieme.

È accaduto perchè si manifestino le opere di Dio. Gv9,3

Elisabetta e Michele


Siamo pronti per sposarci? — Sembra la domanda del secolo nella storia di alcune coppie. Come si fa a venirne a capo? A quale guru ci si deve rivolgere?

Quando l’uomo della tua vita non passa per dove pensi tu.

É possibile sposarsi a 20 anni? Come si fa a non saltare le tappe? Mi sono persa tutti i divertimenti?

Alessandra è appena tornata da una due giorni lampo a Roma per rivedere alcune amiche e prendersi un po’ di tempo per lei. Staccare la spina spesso permette di fare riflessioni inaspettate.



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