24 Gennaio 2017

Alescanca

Per incompatibilità di carattere

Ci siamo lasciati per incompatibilità di carattere — una delle frasi più ricorrenti quando due fidanzati si lasciano. Ma è proprio cosí? Davvero è importate essere _compatibili_ per stare insieme?

  • “Come stai? Come va con Marco?”
  • “Male…ci siamo lasciati”
  • “Davvero?! Dopo tutto questo tempo insieme! Come mai questa decisione?”
  • “Per incompatibilità di carattere…”

Chissà quante volte ho sentito una discussione simile, a quante amiche ho sentito dire questa frase, ma la cosa non mi ha mai convinta.

Vi racconto una breve storia triste: C’era una volta una coppia di fidanzatini prossimi al matrimonio. Lei bella, molto bella, semplice, giovanissima e piena di vita. Lui, un uomo molto intelligente, intraprendente e risolutivo. Erano stati ottimi amici per un anno, si conoscevano bene nonostante vivessero a molti chilometri di distanza. Amavano scoprire l’uno gli interessi dell’altra. A lui piaceva la montagna e l’arrampicata, mentre lei adorava la musica. Entrambi avevano un cammino di fede abbastanza solido alle spalle, infatti si erano proprio conosciuti alla marcia francescana. Avevano però un grave problema: quando lui diceva bianco, per lei era chiaro che era nero; quando lei non desiderava che qualche giorno al mare, lui contava le ore per andare in montagna. Se lui diceva destra per lei era ovvio bisognasse svoltare a sinistra; in qualsiasi negozio entrassero per vedere i mobili per la loro nuova vita insieme, non erano d’accordo mai su niente. Se per lui le cose vanno dette con forza, per lei le frasi iniziavano spesso con: “forse…“, “non è che che per caso…“.

Questo è il classico caso di incompatibilità di carattere. Difficile, vero?! È tosta! Pare non funzioneranno mai questi due qui. Eppure non è così. Eppure forse non è così importante visto che quei due fidanzatini oggi sono felicemente sposati, hanno tre figli, sono campioni olimpionici di incompatibilità di carattere e lavorano ad un progetto molto bello che si chiama 5pani2pesci :-)

Ricordo quando io e Francesco siamo andati a vedere degli appartamenti a Roma prima di sposarci. In particolare mi ricordo che avevamo un appuntamento con un’agenzia sulla Tiburtina (io ero convinta che fosse uno dei quartieri più adatti a noi). Uscita da quel piccolissimo appartamento appena visitato, scendiamo le scale mano nella mano, usciamo dal portone in silenzio, ci guardiamo negli occhi e contemporaneamente diciamo: “È perfetto!” io e “Che merda!” Francesco.

Io non credo alla storia dell’affinità di carattere, alla compatibilità, all’altra metà della mela, alle attrazioni fatali e tutta quella roba che a volte mi sa più di oroscopo da giornaletti che di relazione e di dono.

Cammin facendo, ho capito che la relazione con Francesco non è basata su una qualche compatibilità che chiaramente non abbiamo, ma su qualcosa di molto più grande di questo. Conosco anche varie coppie, diversamente giovani (direi io!), che da ragazzi erano compatibili ma poi con il tempo sono cambiati e quindi oggi lo sono meno. Non voglio dire che nelle coppie non ci debba essere intesa, anzi; ma questa nasce da una relazione profonda e non da una innata compatibilità. L’intesa è quel capirsi con il solo sguardo senza parlare e non può che esserci quando alla base si condivide una profonda intimità, ovvero quando nella relazione si va a fondo nella vita di chi ti sta davanti.

Una relazione solida è fondata su due persone che guardano nella stessa direzione e puntano alto, hanno voglia di cose grandi da fare insieme fra loro e con Dio, volano alto e non si perdono nelle chiacchiere da giornalino adolescenziale a parlare di affinità. Solo se si vive un amore ordinato si riesce ad entrare in una intimità con se stessi e con l’altro davvero grande. Solo se guardo al Signore, fermandomi al mattino prima di fare qualsiasi altra cosa e lasciandomi amare da Lui, allora mi posso aprire al modo di vedere le cose di Francesco.

È il Signore che guida le nostre scelte, i nostri passi, il nostro stare insieme, la nostra intesa e non una semplice affinità di carattere che ci fa vedere le cose uguali. Anzi, proprio perché abbiamo modi diversi di vedere le situazioni, allora siamo costretti a parlare di più per riuscire a quagliare una data cosa. Proprio perché Francesco fa le cose diversamente da me, io ho la possibilità di sperimentare cosa vuol dire fidarsi, imparare la fiducia e quindi la fede in un uomo, per poi sperimentarla con Dio. Quindi, per concludere, questo essere tanto diversi caratterialmente è la mia occasione per imparare a fidarmi. Questo è un nodo cruciale del mio cammino di fede. Francesco è, con il suo carattere tremendo (chi lo conosce lo sa!), la mia scuola quotidiana per imparare a fidarmi di Dio.

Il Signore mi dia ogni giorno la grazia di imparare a fidarmi di Lui attraverso Francesco. So che ogni volta che mi batto per aver ragione con lui, in realtà sto solo perdendo la mia occasione per incontrare il Signore e tutto, anche le cose più belle e sante che io possa fare nella vita, perdono il sapore di eternità, di Dio.

Questa è la sfida amici miei.

Questa è l’occasione per non farsi derubare della parte migliore. Quella che non ci verrà tolta.


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