Advocatus Diaboli
Che cosa fare, se fossi il “nemico” e volessi rovinare l’opera o almeno indebolirla rendendola meno fruttuosa?
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Cercherei che l’opera esca fuori dagli argini e dilaghi, non solo in una foce, ma in una palude, con l’aggiunta di sempre nuove iniziative e gruppi di persone.
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Mi adopererei per stancare la fondatrice e i massimi responsabili fino all’esaurimento, per farli poi riposare senza limiti, finché non si affloscino e si lascino vincere dalla comodità. Cercherei che dormano il meno possibile.
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Colpirei alcuni dei più stretti collaboratori, così che se ne vadano criticando l’opera e ne diano una cattiva immagine, o al contrario si leghino tra loro o leghino ad essi le persone con affettività malsana.
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Cercherei di aumentare il lavoro fisico da fare anche dei collaboratori, fino a far trascurare la calma, il raccoglimento e la preghiera, rendendo il sale scipito.
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Metterei molto impegno nel tentativo di far crescere la sfiducia gli uni verso gli altri; scatenerei litigi e tensioni tra i collaboratori e consiglieri, così da buttare zizzania e amarezza nell’opera.
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Cercherei di focalizzare l’attenzione di tutti sulle cose che non vanno, creando una cortina fumogena spirituale che impedisca di vedere i tanti e meravigliosi miracoli che ogni giorno il Signore opera.
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Tenterei di creare molta confusione tra sacro zelo per le anime e tentativi di appagamento di un’affettività disordinata. Cercherei in ogni modo di indebolire il livello di vigilanza, di umiltà e consapevolezza delle proprie fragilità, di prudenza per quanto riguarda l’affettività e la sessualità.
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Concentrerei l’attenzione dei vari responsabili esclusivamente sulla cura del proprio orticello, per suscitare poi rivalità, incomprensioni, invidie, gelosie. tra i vari centri e tenterei in ogni modo di nascondere la vana gloria personale con un falso velo di “passione” per il Regno. Spingerei i responsabili a fare ogni cosa cercando la gratificazione personale piuttosto che la Gloria di Dio.
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Farei di tutto perché si trascuri l’attenzione alle linee guida, all’organizzazione, all’efficienza, alla maturazione umana oltre che spirituale e cercherei di coltivare una sottile pigrizia. Mi darei quindi molto da fare per evitare che ciascuno si impegni con tutto il cuore, l’anima e le forze affinché i talenti che gli sono stati donati portino frutti per il regno. Cercherei di accentuare un non sano fatalismo, adducendo la scusa che essendo un’opera di Dio, pensa a tutto Lui.
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Cercherei di fare sì che le migliori energie dei consacrati vengano sempre maggiormente concentrate su pochi affetti particolari, non sani, e su impegni apparentemente buoni per distrarre cuore, mente e anima dalla Volontà di Dio e dai fratelli che sono in maggior bisogno e necessità.
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Alimenterei un tipo di attenzione al fratello che non sia un vero amore, capace di concentrarsi nella ricerca del bene dell’altro; tenterei piuttosto di fare disperdere molte energie nell’accontentare le richieste egoistiche, nell’assecondare i ricatti tossici alla ricerca di accettazione e riconoscimenti. Tenterei di fare perdere molto tempo in mille chiacchiere inutili (con la scusa di creare l’unità) e cercherei di alimentare i giudizi verso terzi (in particolare nei confronti dei rispettivi responsabili) evitando in ogni modo i confronti diretti.
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Cercherei di fare concentrare l’attenzione dei consacrati sulle proprie fragilità e povertà, alimentando il senso di inadeguatezza, di fallimento, di scoraggiamento e di condanna, pur di distrarre il loro sguardo interiore da Colui che ama manifestare la propria potenza proprio sulla debolezza.
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Spingerei i consacrati ad appropriarsi dei soldi della comunità di loro iniziativa, convincendoli che non è un furto, perché in qualche modo se li sono guadagnati.
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Tenterei di creare molta confusione tra un giusto e necessario atteggiamento di misericordia e un amore che talvolta sa essere anche duro, pur di aiutare il fratello a crescere. Cercherei di fare perdere il giusto equilibrio, portando ad eccedere ora in un senso, ora nell’altro.