Dipendenza affettiva #101
Ciao!
È venerdì 💫 e questa è… una bomba di newsletter 5pani2pesci!
Oggi parliamo di dipendenza affettiva. È un tema che riguarda tanti. Se pensi di essere immune da queste dinamiche, rifletti due volte, torna alla casella precedente, salta un giro e chiedi a chi ti vuole bene se è davvero così.
Buona lettura!
Ale
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Senza di te non si può fare!
Dipendenza affettiva
L’obiettivo di questa newsletter è quella di rendere consapevoli di questo dramma le persone che vivono la dipendenza affettiva in maniera sottile. Se hai questo problema, forse non finirai sui giornali nelle storie di cronaca nera, ma rischi di rovinarti veramente la vita.
La dipendenza affettiva non è solo l’incontro della signora Fragilità con il signor Manipolazione, ma può essere anche la ricerca bramosa di attenzioni per colmare mancanze d’amore.
Cosa accade? Come fare a capire che si tratta di dipendenza?
Accade questo: i tuoi vuoti affettivi ti portano ad avere una costante mancanza. Ti manca l’essere visto/a. Ti manca l’essere considerato/a. Ti manca sentirti importante per qualcuno. E qui già si parte male perché nessuno di noi può alzare la mano e dire “No, guarda, io non ho nessun vuoto affettivo. I miei genitori mi hanno amato di un amore puro e santo e io ho accolto questo amore con perfezione d’animo”. Non esiste ed è normale che sia così.
Questi vuoti gridano fame di giustizia, sete inestinguibile. Non è necessario che nella vita ti sia per forza successo qualcosa di particolarmente brutto. Basta una madre assente o un padre che non ha saputo gestire le difficoltà che la vita li ha presentato.
Spesso queste ferite ti mettono in cammino per risolvere (almeno lo spero!). Le nostre soluzioni ai problemi sono sempre due: o chiediamo dall’alto il miracolo, invocando bacchette magiche che di solito non arrivano (perché Dio ci Ama veramente e fa finta di non sentire), oppure, ci rimbocchiamo le maniche e proviamo a riempire questi vuoti in qualche modo.
La prima soluzione spesso non funziona. Dio, secondo te, non ascolta. Secondo me, invece, Dio la sa più lunga e pensa che quei vuoti siano il tesoro più grande su cui si fonda la tua felicità, la tua realizzazione, la tua pienezza. La Sua proposta è di stare in quelle ferite. Capisco che è una proposta diametralmente opposta alla tua richiesta, ma questo è quello che esce dalla sapienza di Dio, mi dispiace.
La seconda soluzione, invece, spalanca le porte alle dipendenze. Tutte le dipendenze: affettive, da alcool, da droga, dal cibo, dal cellulare, dal porno, dall’immagine del bravo ragazzo di parrocchia, dall’ossessione del corpo, del peso, del perfezionismo, ecc. Proprio una bella fregatura!
La conclusione è che: la soluzione di Dio è difficile, inaccettabile, una strada da escludere (che poi, a dirla tutta, è quella di Gesù che va volontariamente sulla croce); mentre la seconda soluzione sembra più percorribile e all’inizio anche appagante, ma alla fine, oltre ad inguaiarti di più, non sarà mai capace di riempire, ma solo di anestetizzarti a momenti.
Oltre a quello che finisce sui giornali, casi gravi di dipendenza affettiva che sfociano in deliri manipolativi fino agli omicidi, ci sono modalità più discrete, ma altrettanto pericolose.
È praticamente impossibile riconoscere che sei una persona dipendente affettivamente.
Chi ti sta vicino
invece
lo vede benissimo.
È difficile però comunicartelo perché, ovvio, negheresti.
Sei dipendente affettivamente quando:
Non riesci a stare da solo/a. Devi per forza avere un fidanzato. Non riesci a farne a meno. Non vivi senza;
Ti fidanzati con il primo che passa il convento. Non c’è mai una scelta vera, accurata. Incontri qualcuno che ha una minima cosa in comune con te e, dopo due chiacchiere, subito inizi a flirtare come un’adolescente anche se hai venticinque anni. Infondo per te basta che sia un bravo ragazzo, va bene. Peccato che “il bravo ragazzo” deve essere seriamente munito di attributi per essere preso in considerazione nella vita reale. Non ne parliamo se poi è credente!!! Apriti cielo. Lí non ci sono santi in paradiso, neanche un’apparizione di Maria Vergine in persona, ti farebbe aprire gli occhi (forse dovremmo farti credere che la Madonna a Medjugorje, durante un’apparizione, ha detto proprio il tuo nome e poi ha urlato “svegliati!!!”… forse questa potrebbe essere un’idea);
La tua lucidità finisce al primo mazzo di fiori. Appena qualcuno mostra interesse per te va tutto a farsi friggere. Dopo un brevissimo stadio di felicità e appagamento, segue un profondo offuscamento del cervello. Tutto è faticoso, macchinoso, difficile. Inizia un nebbione che neanche in pianura padana s’è mai visto. Tutto è confuso. Più diventa così e più le tue energie si consumano. Meno energie hai e meno riesci ad ascoltarti;
Impossibile sganciarti da quella storia. Ad un certo punto, anche tu, ti rendi conto dell’evidenza (questo ragazzo non ha niente di particolare per costruire qualcosa che abbia un minimo di sostanza insieme o è semplicemente troppo irrisolto, molto di più di te) ma non riesci a chiudere perché “comunque si è impegnato, ha fatto quel passo quella volta”… cose vere, ma talmente piccole e basilari che sono irrilevanti per tutti, ma tu ti attacchi alle briciole pur di concludere la scalata di un Everest di carta pesta in cui ti sei infilata anche questa volta;
Quando finalmente lo molli e guardi indietro quello che è stato, non credi sia stato possibile. “Come ho fatto a stare due anni con uno così?” ehhhhh, come hai fatto??? Ti imbarazza solo pensarlo perché è umiliante quello che siamo capaci di fare quando elemosiniamo l’amore. È un cedere alla tentazione di trasformare le pietre in pane per scoprire, dopo che ti sei spaccata i denti, che erano pietre.
Come uscire?
Come tutte le dipendenze è molto forte la barriera della negazione. Il muro di difesa è proporzionato alla profondità del vuoto affettivo che vivi. Sò dolori…
Prima di tutto scrivi su un foglio questa frase:
Non è importante farcela da solo, ma è importante farcela.
Sei fragile e non è colpa tua. Non è per forza una cosa negativa.
Dipende cosa ci fai.
Io ad esempio, oltre a farci tanti guai, la metto a disposizione (la fragilità) e vedo che genera del bene; quindi me ne prendo cura e la proteggo perché, mi fa soffrire, ma è anche tanto preziosa per me e per chi mi sta intorno.
La forza di volontà è il minimo, ma non sai fino a che punto ci puoi contare. Quindi accetta di essere fragile e, di conseguenza, chiedi aiuto. “A chi?” mi dirai tu. A tutti! Ad un amico caro che ti vuole bene davvero, ad una persona che stimi molto che è più grande di te non solo sulla carta di identità, ad una realtà di gente sana di mente, ad un terapeuta, alle tue ginocchia in preghiera, alla Parola di Dio di ogni giorno, ai sacramenti (una bella confessione ogni volta che fai la scema con il primo che ti guarda, non sarebbe male!).
Non funziona invece l’impegno in una grande impresa. Se vuoi costruire un grattacielo non pianifichi la sua realizzazione in un pomeriggio e neanche puoi pensare di fare da solo. Si parte da obiettivi sani molto piccoli e a brevissimo tempo. Esempio: oggi non entro nella dinamica tossica dello scambio dei trecento messaggi quotidiani né con questo che mi fa il filo ma neanche con le amiche perché è tossica la modalità di per sé. Piccoli traguardi. Tanta costanza.
Trova sempre un momento della giornata in cui stare in silenzio da sola/o. Prendi contatto con te stesso. Prova a scrivere nero su bianco come stai e cosa provi a prescindere da quello che è successo quel giorno; cioè, anche se è successo qualcosa di molto bello, cerca di capire come stai davvero perché non è detto che tu sia per forza felice. Tipico della dipendenza affettiva e di ogni dipendenza è mentire a sé stessi e creare distanza con le persone a cui non riesci a mentire perché ti conoscono così bene che da come respiri già sanno come stanno le cose.
La cosa in assoluto più importante per tirarti fuori da qui è dare un nome chiaro a quelle ferite, a quei vuoti. Per risolvere la fragilità che ti ritrovi in mano oggi devi andare a vedere da dove parte il cedimento, dov’è cioè la falla strutturale. Tutte le cose scritte sopra sono impalcature di sostegno per reggere i colpi, ma fino a che non ristrutturi la base, ovvero la causa scatenante, il problema non si risolverà mai. Anche se non hai una laurea in ingegneria o architettura lo capisci. Questi lavori si fanno tra preghiera e terapia. Di solito (ogni storia è un mistero a sé) il resto è troppo poco, non sufficiente all’impresa.
Ce la farai solo e soltanto se trovi tutti i modi per sperimentare che sei Amato dagli altri e da Dio e hai gli occhi dritti sulla meta, sul senso, su quello che sei chiamato a fare nella vita, la tua vocazione insomma. Sentirsi amati dà la forza per intraprendere il viaggio e aprire gli scheletri nell’armadio. Avere gli occhi fissi sulla meta (vivere una vita piena, felice) ti dà il coraggio e la motivazione di essere costante per arrivare fino in fondo.
Tutta questa lunga strada ti aiuterà, cammin facendo, a capire tu chi sei, cosa vuoi dalla vita e dove vuoi andare. È una strada di consapevolezza di sé e di profonda guarigione.
Il rischio è che tu possa essere felice!
Buon cammino!
Ale
GENERAZIONE Z!
Chiedici qualsiasi cosa
A Roma, nella parrocchia di Nuovi Orizzonti… saremo a disposizione una serata al mese in cui ci potrete chiedere qualsiasi cosa. Sarà un luogo di ascolto e condivisione, gioia e lacrime, di abbracci e preghiera. Sarà l’occasione per tirar fuori quelle domande e dubbi inconfessabili e arrivare alle risposte tutti insieme, nel concreto, con la forza della fede.
È aperto ai ragazzi dai 18 ai 27 anni.
Vi ascolteremo, faremo fraternità, spizzichiamo qualcosa insieme e poi ci facciamo una bella pregata che ci rimette a nuovo.
Se vuoi venire ISCRIVITI QUI così sappiamo più o meno quanti siamo e possiamo organizzarci al meglio con la sala e… le pizze!
PROSSIMO APPUNTAMENTO: Giovedì 19 Aprile, ore 17:30, PARROCCHIA SANT’AMBROGIO, Via Girolamo Vitelli 23, ROMA (entrata presso il parcheggio) - finiremo per le 22.00
No perditempo, no bigotti, no bravi ragazzi.