Cosa avrei voluto sapere a 20 anni sulle relazioni #102
GenZ: chiedici qualsiasi cosa!
Meno di una settimana e saremo a Roma.
Un format nuovo di Domande & Risposte per creare intimità e capirci qualcosa sull’amore, Dio e la vocazione!
Ciao!
È venerdì 💫 e questa è la newsletter di 5pani2pesci!
Le cose che scrivo oggi sono quelle che avrei voluto ascoltare a vent’anni.
La verità è che ho sbagliato quasi tutto quello che c’era da sbagliare prima di incontrare Alessandra. Non lo dico per fare il penitente. Lo dico perché se certe cose le avessi sapute prima, mi sarei risparmiato anni di fatica inutile e tanti casini in meno…
Buona lettura!
Fra
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Senza di te non si può fare!
Cosa avrei voluto sapere a 20 anni sulle relazioni
Incominciamo da un presupposto.
Tutti cercano la persona giusta. Pochi si fanno la domanda più importante: sono io la persona giusta?
Non è una domanda retorica. È il punto di partenza di tutto. Perché entrare in relazione è un atto di dono — e non puoi donare qualcosa a cui non dai valore. Se non riconosci il tuo valore e non sai chi sei, non stai entrando in relazione: ti stai aggrappando a qualcuno, sperando di farcela.
Non funziona.
Il minimo sindacale
Prima di entrare in una relazione non devi aver risolto tutto. Non devi aver capito tutto di te stesso, della tua vocazione, del senso della vita. Però c’è un minimo sindacale sotto il quale rischi di affondare al primo scoglio e colare a picco.
Succede spesso. Ragazzi brillanti, generosi, che entrano in una storia e si perdono. Si annullano. Si svendono. Fanno cose che non si spiegherebbero mai fuori da quella relazione. Non è colpa della ragazza o del ragazzo. È che sono entrati senza quel minimo di stabilità necessaria per restare in piedi.
“Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa, se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finirla” (Lc 14,28-30)
Il messaggio è questo: Autostima!
Attenzione: Stima di se, non fiducia in se stessi (quanto sei bravo a fare qualcosa …), ma stima di se. Sai quanto vali? Conosci il tuo valore? O hai bisogno che qualcuno te lo dica? O se non ti senti approvato la torre crolla? Le fondamenta sono quelle: autostima!
Ecco un’immagine che mi viene in mente: un coltello si affila con un coltello. Una relazione ti può affinare, farti emergere, aiutarti a diventare più te stesso — ma solo se entri con qualcosa di solido. Se sei la bacchetta di legno, non ti affili: ti distruggi.
È un lavoro da fare, non è scontato, se non sai dove mettere le mani puoi iniziare da qui.. Ma inizia! Autostima non è narcisismo. È il presupposto di qualsiasi relazione sana.
Sapere dove stai andando
Non solo quanto valore ho ma chi sono io, da dove vengo e dove sto andando.
Se non hai radici e una direzione, qualsiasi vento ti porta dove vuole. E quando cerchi la ragazza senza sapere dove stai andando, in realtà stai cercando qualcuno che decida per te. È un peso enorme da mettere sulle spalle di un’altra persona, che tra l’altro non te lo ha chiesto. Spoiler: non funziona.
Non parlo di avere tutto chiaro. Parlo di essere in un cammino serio. C’è differenza tra chi non sa dove va e chi sta cercando con onestà la propria strada. Quella ricerca, quella serietà, è qualcosa su cui costruire.
Prima l’amicizia
Il colpo di fulmine è sopravvalutato. Anzi, il più delle volte è pericoloso.
Non perché l’emozione sia sbagliata, ma perché un colpo di fulmine ti chiede di rischiare tutto su una persona che non conosci. Ti piacciono gli occhi, i capelli, la voce — ma non sai chi è. Non sai come ragiona, come reagisce, cosa vuole dalla vita. Eppure sei già dentro fino al collo.
L’amicizia invece è una forma di intelligenza. È il modo più umano — e più protettivo — di entrare nella vita di qualcuno. Progressivamente. Senza dover rischiare tutto dall’inizio.
La tua compagna di vita è la tua migliore amica, con cui hai scelto di intraprendere questa avventura insieme. Costruire quella intimità richiede tempo, e il tempo richiede amicizia.
Dare senza svendersi
C’è una differenza sottile ma cruciale tra dare gratuitamente e fare lo zerbino.
La gratuità è la base di ogni relazione sana. Offrire il tuo tempo, la tua presenza, senza aspettarti qualcosa in cambio. Questo non è debolezza: è la forma più alta di libertà.
Ma la versione tossica della gratuità è svendersi. E lo svendersi si riconosce facilmente: quando ti sbilanci in modo che non trova riscontro nell’altro, quando fai 357 salti mortali per essere disponibile mentre lei non rinuncia a niente, quando ti apri in confidenze esagerate che non vengono ricambiate — si perde il senso.
Non è egoismo tenere quel senso. È rispetto per se stessi. È onorare chi sei. Perderlo invece è il campanello d’allarme che stiamo entrando nel terreno delle relazioni tossiche.
Lo specchio di chi ti vuole bene
Nessuna relazione sana vive in isolamento.
Quando una coppia si chiude in sé stessa, si isola dagli amici, smette di confrontarsi con chi li conosce — non è romanticismo, è un segnale di allarme. Un rapporto simbiotico, in cui i due si annullano l’uno nell’altro, ti fa perdere il contatto con la realtà. E perdere il contatto con la realtà è il preludio al disastro…
Aprirsi allo sguardo di chi ti vuole bene — davvero — è una risorsa preziosa. Qualcuno che ti conosce abbastanza e ti sa fare da specchio. Se sei più vivo o più spento. Se quella relazione ti sta portando verso o lontano da chi sei.
Chiaro… scegli bene con chi aprirti. Non tutti i consigli nascono dall’amore. Impara a distinguere chi cerca il tuo bene da chi proietta i propri bisogni e aspettative su di te.
Guardare nella stessa direzione
Mettendo insieme tutto questo — il lavoro su di sé, la progressività, la gratuità, lo specchio — alla fine arriva la domanda decisiva: stiamo guardando nella stessa direzione?
Non l’altra metà della mela. Non il destino che finalmente si compie. Una scelta. Stai scegliendo una persona con cui camminare verso la stessa meta? Questo è tutto. Ed è abbastanza.
“Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.” (Mt 6,33)
Guardare nella stessa direzione vuol dire che quello che cerchi nella vita, quello a cui sei chiamato, quella missione che senti tua — non va in conflitto con chi è lei e dove sta andando. Non deve essere identico. Deve essere compatibile, e deve poter crescere insieme.
Tutto questo serve per vivere un fidanzamento che abbia basi solide e vi permetta di fare un discernimento sereno e robusto sulla vostra vocazione. Questi capisaldi offrono la base per potersi incontrare, ascoltare, e conoscere, imparando a lavorare su quelle dinamiche che uccidono l’amore: i Nuclei di Morte.
E adesso… a lavoro!
Il rischio è che tu possa essere felice!
Fra
PS> Ne continuiamo a parlare a Roma il 19 Febbraio…
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