Mi perdo i pezzi #108
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16 Aprile:
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Ciao!
È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!
Sono solo io, o il mondo gira sempre più rapidamente? Eppure bastava una bicicletta e un pomeriggio libero. Un bosco nuovo, una traccia da seguire, un panorama da raggiungere. “Mi basta questo per essere felice”, pensavo. Oggi quel tempo sembra lontanissimo.
Buona lettura
Fra
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Senza di te non si può fare!
Mi perdo i pezzi
Fermate il mondo.
Voglio scendere!
Apro il browser: venti schede già aperte. Email non lette. Messaggi salvati per dopo. E poi contenuti, contenuti, contenuti a rotta di collo. Prima erano decine, poi centinaia. Oggi sono migliaia al giorno. Il mondo gira sempre più forte, e l’unica cosa sana che mi sale dal cuore — un istinto primordiale — è aggrapparmi alla prima ancora buona e tenermi più forte che posso, prima di essere spazzato via da questo turbine.
Non è solo una metafora.
A volte sento davvero la sensazione dell’oblio: c’è talmente tanto in giro — informazioni, avvenimenti, video, immagini — che se domani sparissi, qualcuno se ne accorgerebbe?
Sono sincero: non avevo mai provato questa sensazione prima. Non a vent’anni, non mentre studiavo, non quando ho iniziato a lavorare. Non quando mi sono sposato e sono arrivati i figli.
Mai.
Tutto intorno parla di precarietà: sconvolgimenti climatici, guerre, crisi economiche. E proprio quell’incertezza su cosa sia davvero la realtà si fa ancora più acuta con l’avvento di una valanga di contenuti creati dall’AI. Una percentuale sempre maggiore di ciò che consumiamo viene da un cervello sintetico, progettato per catturare al massimo la nostra attenzione.
È destabilizzante. Tutto sembra pronto a sgretolarsi, a volare via — proprio mentre cerchi di capire per cosa vale la pena spendersi.
Eppure, proprio qui — dentro questa vertigine — c’è una perla nascosta.
È un’occasione enorme per fare chiarezza.
La nostra dignità di persone è tutta qui: se ti senti dentro al frullatore, puoi decidere di spegnerlo. Puoi uscire, guardarlo dall’esterno e chiederti: “Ma ne vale veramente la pena? È questo quello che voglio per la mia vita?”
Poter scegliere, valutare, fare discernimento, farsi le domande giuste. Si può fare un passo indietro. Si può prendere un’altra strada. Si può vivere in maniera diversa.
Anche noi eravamo dentro al frullatore. E ne siamo usciti.
Ci siamo sposati a vent’anni, investendo tutto sul nostro discernimento vocazionale. Poi ci siamo trasferiti all’estero per quasi dieci anni, dove ho continuato a fare il lavoro che ho sempre fatto: il fisico. Dopo un tempo così lungo abbiamo capito che quella non era la nostra strada. Ciò che avevamo vissuto di più grande era proprio la relazione intima con il Signore, e quello che avevamo imparato con Lui era l’unica cosa che avesse davvero valore.
Così abbiamo lasciato. È nato 5pani2pesci, poi ho mollato l’università, poi siamo tornati in Italia. Fino a basare tutto su una fiducia cieca — ma pienamente consapevole — nella Provvidenza.
Follia per gli uomini. Sapienza per Dio.
C’è un passo del Vangelo che amo. Gesù, rivolto al Padre, dice:
“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.” (Mt 11,25)
È sconvolgente! Il frullatore non è detto che vada bene per te. Anche se lo scelgono tutti, anche se siamo immersi fino al collo, non è detto che debba essere quella la nostra strada.
Se sei come me, qui dentro nasce un tumulto. Il desiderio di toccare quella verità con le mani, di plasmarla, di farla totalmente mia. Non qualcosa di lontano che guardo seduto tra i banchi della chiesa. Non una roba del sabato e della domenica. Qualcosa che quando ti alzi la mattina è già lì, davanti a te. Qualcosa per cui spendere le tue migliori energie.
Ma non ti cade addosso per caso. Lo devi cercare. Lo devi desiderare.
“Cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.” (Mt 7,7)
È una strada vera, faticosa, a volte destabilizzante, sicuramente controcorrente — ma aderente alla Verità. E la senti: il sangue nelle vene che pulsa, il mondo intorno che piano piano si fa più chiaro, più conoscibile. I passi che fai — se anche fossero solo venti centimetri — sono i tuoi, e ne vai fiero. Perché puntano in una direzione giusta, perché ti parlano di verità e di bellezza. Perché ne vale la pena!
Non è una cosa dimostrabile con i risultati, perché i risultati sono del mondo:
- il conto in banca
- la posizione di successo
- i follower su Instagram
Questi sono i risultati. Ma quello che cambia la vita sono i frutti. E i frutti crescono sull’albero indipendentemente dal contadino. A te spetta piantare il seme e innaffiare la pianta. Il resto è un bene che non produci tu, ma che ti penetra e di cui godi.
Ti racconto cosa è rimasto, dopo tutti questi anni. Tre cose.
Le relazioni. Prima di tutto mia moglie e i miei figli. Poi una rete di amicizie vere, basate su valori profondi. Ti assicuro che per una persona come me non è stato né semplice né naturale. Ma lì dentro ho visto una luce, e quella luce io la volevo per la mia vita.
L’incontro col Vivente. Quella luce l’ho intuita lasciandomi stravolgere dal Vangelo. Non una serie di regole, non una morale evoluta: un incontro vero, con Qualcuno che è vivo. Siamo nel tempo di Pasqua — non c’è niente di più attuale di questo! Ma l’incontro non è automatico, non è scontato che avvenga. Va desiderato, cercato. Va chiesto.
Investire su me stesso. Ed è forse la parte più dura. Non guardare fuori, ma guardare dentro. Guardare i pezzi rotti della mia vita, tutte quelle fragilità che mi fanno schifo — e dove io stesso mi faccio schifo. Attraversarle con un cammino graduale e trovarci dentro una bellezza: non perché siano belle in sé, ma perché sono umane, perché sono mie, perché la mia storia passa da lì.
Non è scontato.
E se non sai da dove cominciare, ti chiedo solo una cosa: fermati.
Guarda le tue scelte, la tua vita, le tue difficoltà. Prova a sentire quella sensazione di inadeguatezza. Prendi contatto con quella parte di te che è senza parole, che non capisce perché tutto giri sempre più forte e ti fa fare scelte per paura. Ascoltala. Accoglila. Dà spazio e dignità a quella voce.
Quella voce è la voce del cuore. È la voce della coscienza. Lì dove ti parla Dio.
Non ci sono ricette. Non ci sono “5 passi concreti per vivere da Dio”. Se ci sono, io non te li so dire. Io quello che so è solo questo: fermati, guardati, ascolta.
Non sei costretto a vivere una vita che non è la tua. Puoi vivere una vita in comunione con la tua coscienza, in comunione con Dio, in aderenza con la Verità tutta intera. Puoi vivere una vita che è la tua.
Il rischio è che tu possa essere felice!
Buon cammino
Fra
PS> Ne continuiamo a parlare a Roma il 16 Aprile, giovedì prossimo…
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