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Ma davvero, le mie scelte sono mie? #109

17.04.2026

Ciao!

È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!

C’è una domanda che, a un certo punto, arriva per tutti: ma davvero queste scelte le sto facendo io, oppure sono il frutto delle aspettative degli altri, della mia famiglia, di chi mi sta intorno?

Proviamo a capirlo insieme.

Fra


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Ma davvero, le mie scelte sono mie?

Ti è mai capitata quella sensazione di andare avanti – studiare, laurearti, trovare il lavoro giusto – sempre a testa bassa, sempre senza farti troppe domande, perché si sa, questa è la strada giusta, no? Poi un giorno, la botta, e quelle domande che non ti sei fatto veramente fino ad oggi, ti crollano addosso tutte insieme.

Come fai a capire se una scelta è davvero tua?

Dove finiscono i tuoi desideri e iniziano le aspettative degli altri. Come si fa a perdonare sul serio. Come si esce di casa senza sbattere la porta?

Sono domande che prima o poi ci dobbiamo fare tutti. Ci sono passato anch’io e conosco la sensazione. Non è una questione da liquidare in due righe, non ci sono ricette pronte.

Se posso dire una cosa prima di entrare nell’argomento è questa: aver la sensazione di non sapere più bene chi sei, perché se fino ad oggi era vero e sacrosanto questo, oggi che lo metto in dubbio, cos’è realmente vero per me? Quali sono realmente i miei desideri?

Molti pensano di aver risolto il problema sbattendo la porta di casa a 20 anni e andando a vivere da soli (che per inciso è un passaggio necessario e fondamentale). Salvo poi ritrovarsi invischiati sempre nelle stesse dinamiche, in una sorta di eterno deja vu. Spoiler: non sei tu il problema. La radice della questione è che il cordone è emotivo, non semplicemente materiale o fisico. Quindi finchè non risolvi quello, stai sempre da capo.

E questo è no good.

Padre Giovanni Marini– che è la persona da cui io e Ale abbiamo imparato più o meno tutto quello che di serio sappiamo sulla vita – chiama questo processo desatellizazione. Uscire dall’orbita dei tuoi genitori, smettere di essere un satellite e diventare tu stesso un nuovo centro di gravità autonomo. Questa è la base solida su cui fondare la tua vita.

L’abbiamo detto tante volte, questo processo passa per tre fasi: quella dell’odio, quella del perdono e, infine, la rigenerazione del rapporto. Ma quello che voglio sottolineare oggi è che i tuoi genitori, al meglio delle loro capacità, ti hanno voluto bene. Magari hanno fatto disastri giganteschi o magari sono stati perfetti, ma ci hanno provato. Quel bene forse non era adatto a te o ai tuoi bisogni, ma hanno fatto del loro meglio.

Il punto cruciale però è che tu sei un’altra persona rispetto a loro. I tuoi genitori non sapranno mai realmente cosa sia bene per te perché, quando hanno cercato di fare il tuo bene, ti hanno semplicemente trasmesso ciò che loro percepivano come bene. Ma questa non è una scelta assoluta; è una visione permeata dalla loro esperienza personale, dai loro sbagli, dalle loro paure, dalle loro aspettative e dalle loro vittorie. Quella non sei tu. Per questo, una volta che prenderai in mano la tua vita pienamente e consapevolmente, molto probabilmente li deluderai, ma li deluderai nel modo più alto e più bello che si possa fare. Creerai una cosa nuova, qualcosa che va oltre il loro modo di pensare. Gli darai un bacio schioccante sulla fronte e dirai: “Certo papà! È chiaro che mi comporto e penso diversamente da te, perché io non sono la tua copia. Io sono qualcosa di nuovo; hai fatto un genio come figlio e quindi, giustamente, non mi puoi capire fino in fondo”.

E ora lo dico come padre, non più come figlio: vedere tuo figlio che prende in mano la sua vita, consapevole di chi è e di ciò che vuole fare, non può fare altro che riempirti d’orgoglio. Ti darà la possibilità, finalmente, di prendere la sedia e riposarti, perché ti renderai conto che non devi più stare tu nella sala dei bottoni a proteggerlo o a guidarlo. Lui ha preso il largo e ora naviga indipendentemente. Questo è il vero senso del quarto comandamento: onorare il padre e la madre prendendo in mano la tua vita. Onori tuo padre e tua madre quando li rendi fieri di te diventando te stesso. Sì, forse non capiranno, ma il punto non è farsi capire: il punto è diventare veramente chi sei.

Le aspettative su di te non finiranno mai. Puoi passare la vita intera a cercare di colmarle e non basterà. Finito un traguardo ne arriva un altro, finito un “bravo” arriva un “però adesso…”.

È un gioco che non si vince.

Mai.

Nella mia esperienza l’unica cosa che conta davvero anche per i tuoi genitori, alla fine, è vederti felice: vederti consapevole e al comando della tua vita. Non, realizzato secondo i loro schemi. E per esserlo devi fare le tue scelte, non le loro. Non si scappa. Qui non si possono fare compromessi.

Bella storia penserai: “ma come faccio a capire realmente cosa voglio?”. Perché spesso la vera croce è questa: se sei abituato sempre a soddisfare le aspettative di qualcun altro, non sai mica veramente tu che cosa vuoi. C’è un passo di Sant’Agostino che mi piace tantissimo e che ci dà una chiave di lettura interessante.

Chi ti ha fatto sa anche cosa vuole fare di te.

Mi rendo conto che sotto certi aspetti può sembrare assurdo, ma proprio quando incominci a smettere di guardare il tuo ombelico: “cosa mi piace”, “cosa mi va”. E incominci a vedere la tua vita come un dono da spendere, allora in maniera naturale i tuoi occhi sono attirati verso l’alto, ed incominci a chiedere: “Ma tu Signore, mi hai voluto veramente qui su questa terra? E per che cosa mi hai voluto? E queste mani così sinuose oppure così forti? E queste gambe? E questi occhi? E questo cuore che mi batte nel petto? Che brama la verità e che soffre con chi soffre e che prova cose che gli altri non provano? Per cosa l’hai fatto?”.

Non so darti la ragione, ma quando incominci a guardare in alto, quando incominci a pensare alla tua vita come qualcosa di bello, come ad un albero che può generare frutti belli e buoni da gustare, che dona refrigerio con la sua ombra, cambia tutto.

È un cammino quotidiana.

Non avviene in uno schiocco delle dita.

Ma basta puntare i piedi nella direzione giusta, per poterne incominciare ad assaporare il suo gusto.

Buon cammino.

Il rischio è che tu possa essere felice!

Fra


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