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il podcast di 5pani2pesci


Devi mo-ri-re! #110

24.04.2026

Ciao!

È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!

Siamo appena tornati da un weekend molto forte sulla sessualità ferita. Siamo ancora molto stanchi, ma il cuore è così grato che scoppia.

Quello che è stato proveremo a condividerlo nel podcast di lunedì. Oggi, vi lascio solo il finale di tre giorni intensi perché credo che ti possa essere utile per vivere questo tempo tra Quaresima e Pentecoste.

Buona lettura

Ale


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Senza di te non si può fare!


Devi mo-ri-re!

La storia di Lazzaro è la storia di un’amicizia importante. Forse erano amici di infanzia o forse gli si sarà bucata la ruota dell’asino a Giuseppe mentre andavano a Gerusalemme e la famiglia di Lazzaro li ha accolti e sono diventati amici, non lo so e non è importante. La cosa che ci interessa è che era un amico tanto tanto caro che Gesù andava a trovare portandosi dietro la solita carovana di gente che non lo lasciava mai; insomma, invitavi Lui e ti ritrovavi con almeno altri dodici amici a tavola… non doveva essere così semplice averLo come amico tutto per te.

Lazzaro sta male, sta morendo. Gesù lo viene a sapere mentre si trova a soli tre chilometri di distanza e decide di fermarsi lì dov’era. Dice che questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio (Gv 11,4). Leggendo questa storia, da quello che viene detto prima e cioè che si trovava in Giudea e che era fuggito perché gli volevano fare la pelle, sembra che Gesù sia impossibilitato ad andare dal suo amico perché è troppo rischioso. MA, dopo due giorni, invece, decide di andare da lui. Tutti i discepoli gli dicono che è da fuori di testa tornare indietro proprio dove l’ha fatta franca per un pelo, ma Lui aggiunge: “Lazzaro è morto e io sono contento di non essere stato lì”… Ma che amico è Gesù? Arriva lì, piange come un disperato e poi la storia la conoscete.

Devi mo-ri-re! La quaresima

Gesù davanti al mio dolore tira su un coro da stadio Olimpico che urla: “Devi mo-ri-re!!! Devi mo-ri-re!!!”.

Dio vuole che noi moriamo.

Noi cerchiamo soluzioni ai problemi. Dio aspetta il momento in cui noi moriamo. Gesù aspetta due giorni prima di andare. Aspetta che muoia. Era lì vicino, a tre chilometri, neanche un’ora di strada a piedi, ma aspetta che muoia. Dio è felice quando finalmente muori. Mentre noi facciamo tutte le suppliche e novene del mondo Dio continua con il coro “Devi mo-ri-re! Devi mo-ri-re! Devi mo-ri-re!”.

Questa malattia non è per la morte ma per dare gloria a Dio. Ecco spiegato il motivo per cui non esaudisce le nostre preghiere. Non vuole risolvere. Non vuole suggerirci soluzioni. No! Vuole proprio che moriamo!!! E che lo facciamo fino in fondo come lo ha fatto anche Suo Figlio, fino all’ultima goccia di sangue.

Perché? Perché è cattivo? Perché ci gode a vederti soffrire? Ma figurati se Dio gode del dolore tuo!

Chi vuole salvare la propria vita la perderà. Chi perderà la propria vita a causa mia la troverà (Mc 8,35)

Vuol dire proprio questo: più resisti più perdi. Quando accetti di passare nella morte, allora sì che trovi la vita vera. Noi combattiamo una costante battaglia non solo per il male che soffriamo, ma ancor di più per non accettare la realtà delle cose. La parola magica della vita è ARRENDERSI! Noi pensiamo che le nostre croci siano la malattia con cui sono nata, il padre che mi ha abbandonato, il fidanzato che mi ha ferito, quello che ho combinato di orribile che ha ferito chi amavo… No, ragazzi! Le nostre croci sono solo le nostre resistenze ad accettare le cose che accadono e che non possiamo in alcun modo cambiare o perché non è in nostro potere farlo o perché non hanno inventato la macchina del tempo per tornare indietro e fare meglio.

Arrendersi: voce del verbo morire, abbandonare la tensione continua che mi distrugge il cuore, mollare la presa, accettare che quel desiderio di sposarmi non si è realizzato e non importa se è stata colpa della mia storia, della mia chiusura o del fatto che ormai ci sono più ragazzi con problemi psichiatrici e tendenze omosessuali che uomini che puzzano di sudore per aver spaccato la legna nei boschi come piacciono a te. Non importa il perché e il per come, se è ingiusto, se vivi un tradimento verso quello che avevi capito era anche un progetto desiderato da Dio. È uguale. È la realtà che parla e dice che è così, è andata così.

La vita vera. La Pasqua

Gesù per i suoi amici aspetta la morte. Non ha paura che moriamo sebbene questo Gli costi tanta sofferenza e tante lacrime. Lui si preoccupa che Lazzaro viva davvero. Ma ve lo immaginate Lazzaro dopo la resurrezione? Ve lo immaginate come fa colazione il giorno dopo? Secondo voi il caffè ha lo stesso sapore? Immaginate in che modo vede le sue sorelle, i suoi amici, pregare, zappare la terra, fare affari. Non credo che le cose siano assolutamente come prima sebbene non sia proprio cambiato nulla (stessa casa, stessa famiglia, stessi amici, stesso lavoro). È cambiato lui però. Dopo essere entrato nella morte con tutte le scarpe per quattro giorni credo che la vita sia tutta un’altra cosa. Credo sia questo quello che desidera un amico vero per me: non tanto una vicinanza, ma una vita vera, con occhi che vedono davvero le cose in modo pieno.

Solo per questa strada puoi trovare la porta della vita vera, della pienezza della vita. Tutti i secoli hanno atteso che un Uomo passasse per la morte per spalancare questa porta del paradiso. Ogni volta che accettiamo di entrare nel dolore e morire (nel senso di accettazione!) abbiamo la possibilità di trovare quella porta e di vivere per davvero. Fino a che non facciamo questa esperienza di abbandono (di fede!) non sappiamo cosa sia essere cristiani. Noi di solito facciamo i cristiani perché ci impegniamo in qualche servizio in parrocchia, perché siamo brave persone di buon cuore o perché preghiamo tutti i giorni. Siamo cristiani però solo quando facciamo l’esperienza della resurrezione. Se non viviamo la resurrezione ci siamo persi il cuore di tutto, il meglio. È un po’ come venire in Basilicata e fare un tuffo nel mare di Policoro… bello, per carità, ma la Basilicata è Matera, le Dolomiti Lucane, i Pini Loricati del Pollino, i peperoni Cruschi, il caciocavallo impiccato sulla bruschetta, le cipolline sottolio, la gente semplice… Puoi dire di conoscere un minimo la Basilicata se conosci almeno questo.

Attraversare gli inferi non è un’opzione, per niente!

È fondamentale.

È necessario entrare nella mia morte, starci quattro giorni fino a puzzare, però poi, con l’aiuto di qualcuno, srotolare quella pietra e ritornare alla luce. Con la forza di Gesù che ti urla: “Vieni fuori!!!”. Vieni fuori per chi sei veramente! Esci fuori dal buio della paura e dalle fasce della morte che ti legano!!! Esci fuori!!! Muoviti! Basta stare lì. Vivi veramente!

La potenza dello Spirito Santo. La Pentecoste

Durante questo weekend, Nicoletta e Davide parlavano di quei momenti in cui gli apostoli erano chiusi nel cenacolo per paura di essere uccisi anche loro come il Maestro. Si saranno detti le peggio cose tra di loro in quei momenti, tra confusione, paura e aspettative deluse. Le stesse cose che ci diciamo noi davanti ai guai che combiniamo o davanti a desideri che non si realizzano: “È colpa del padre che ho avuto se non sono riuscita a trovare un uomo”, “È colpa del mio essere irrisolto se al lavoro sono insicuro”, “Se avessi evitato di fare quella cavolata oggi non mi troverei così”, ecc.

Questa è la conversione: passare da vivere giudicandosi e trovando capri espiatori, a vivere in pienezza e basta. Ma come si fa a fare questo passaggio? Dove si trova la forza per una cosa del genere? Risposta: chiedendo lo Spirito Santo! Lui dona la pace al cuore e azzittisce ogni tentativo di giudizio.

Quando ricevi il dono dello Spirito Santo non hai più bisogno di trovare il colpevole. Non c’è bisogno di aver paura di morire se sai di essere Amato. Non c’è bisogno di aver paura di essere l’unico a fare quella scelta se sai che c’è Qualcuno che ti vuole bene. Non c’è bisogno che accontenti tutti se hai dentro la forza dall’alto (lo Spirito Santo).

La Pentecoste è chiedere la potenza della forza dell’alto, il dono dell’Amore. Non so a che punto sei. Forse non hai ancora accettato l’invito ad entrare nell’abbandono della quaresima, o forse sei già risorto a pieni polmoni. Quello che conta però è vivere in questo Amore, tuffarsi nello Spirito di Dio perché solo qui c’è pienezza.

È vero che parliamo sempre di strumenti per risolversi affettivamente e cerchiamo strade per fare discernimento per trovare il senso della nostra vita, il nostro posto, la nostra vocazione; ma prima di tutto questo, dentro tutto questo e dopo tutte queste cose importantissime, c’è la grazia dell’Amore. Se noi non ci nutriamo di questo, non respiriamo questo, non desideriamo questo, perdiamo moltissimo tempo.

È lo Spirito Santo che ci dice la verità tutta intera su chi siamo e perché ci siamo. È lo Spirito Santo, il consolatore, che ci guarisce. È lo Spirito Santo che trasforma e ci plasma secondo le necessità. È il soffio dello Spirito Santo che ci ha donato la vita e che ce la dona ancora.

Vuoi tu questo Spirito di Dio o credi di poter fare tutto con le tue forze?

Il rischio è che tu possa essere felice!

Ale


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Senza di te, non si può fare!