Quando sarò felice? #111
Ciao!
È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!
La felicità è assenza di dolore?
Per me è piuttosto una questione di sentirsi visti e amati e di amare un altro, piuttosto che l’assenza di problemi.
Oggi condivido con voi un pezzetto del libro che sto scrivendo.
Buona lettura
Ale
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Quando sarò felice?
Il dolore, oltre a farci male, ci può trasformare, ci può rendere generativi, ci può far cambiare completamente lo sguardo sulla vita, ma non sempre passa.
Ci sono sofferenze che non passano mai. Anche se incontriamo Dio, il dolore di una malattia, di una perdita, di una ferita, rimane. Noi pensiamo che saremo felici quando non soffriremo o quando realizzeremo quel sogno in cui proiettiamo pienezza (la realizzazione della propria vocazione, il dono di un figlio, un traguardo importante di vita). La verità è che la felicità non è per niente una chimera del genere. Queste sono illusioni proiettate nel futuro. La felicità è una manna del cielo per nutrirti oggi e ogni giorno. Non ne puoi fare a meno o aspettare di arrivare ad avere o essere non so cosa. E non è neanche questione di attimi come credono spesso la maggior parte dei ragazzi che abbiamo incontrato nelle scuole. Ma no! Per niente! Sarebbe proprio una sfiga questa cosa: farsi un mazzo così con la speranza che chissà quando, poi, un giorno, potrei vivere questi attimi di felicità. No, ragazzi! Che sfiga sfigata!
La felicità è quando, dopo aver attraversato la morte e averci fatto a botte, vedi una verità profonda che prima non vedevi che ti porta all’essenziale. Ti ritrovi ad essere contenta di esserci ancora perché, quando eri nel buio totale, hai fatto pensieri così brutti che non è scontato che tu sia qui oggi. Essere felice non è un obiettivo da raggiungere, ma la constatazione del dono che c’è nel presente (infatti “presente” è un altro modo per dire “dono”, non a caso è un sinonimo).
Attraversare il dolore non ti toglie il dolore. Addirittura Gesù risorge con le mani bucate dei chiodi. Attraversare il dolore ti dona il senso, il significato, la direzione, il “per chi” togliendoti il chiodo fisso del*“perché*”. La felicità non è nonostante tutto. Non è qualcosa di incompatibile con la sofferenza. Chi ci ha messo in testa questa cosa ci ha ingannato con una mezza verità molto superficiale.
Tante volte i momenti di sofferenza più grandi sono anche quelli più felici. Penso ad ogni parto (i miei durano dalle ventitré alle mille e cinquecento ore!). Che dolore! Ma che gioia indescrivibile… non sono mai riuscita a trovarne un’altra lontanamente paragonabile. Penso alla mia amica, in ospedale, con il marito malato di tumore, in silenzio, abbracciati in una intimità così forte che li ha resi una coppia indistruttibile. “Ale, è stato il momento più difficile della nostra famiglia, ma anche il più felice perché abbiamo sperimentato un’unione fortissima, mai sperimentata prima” mi ha confidato un giorno. Oppure una famiglia di amici con un figlio gravemente affetto da diverse patologie che ringraziano la vita (sono atei) per questo dono che li ha tolti da quella superficialità che stavano vivendo dietro le cavolate.
Insomma, chi l’ha detto che la felicità sia in contrasto con il dolore?! Forse abbiamo un’immagine da prototipo Instagram di cosa sia la felicità, ma non sappiamo cosa sia. Puoi dare dei connotati tuoi personali a questa cosa partendo dai fatti concreti. Lascia perdere le aspettative e le chiacchiere sui massimi sistemi:
Tu quando ti sei sentito felice?
La sintesi veloce a cui sono arrivata io e che racchiude secondo me ogni possibile risposta è: quando ti sei sentito amato da qualcuno e quando hai amato qualcuno. Noi ci sentiamo felici quando qualcuno ci vede e ci abbraccia. Quando un’amica ti chiama e ti chiede come stai. Oppure, quando noi vediamo un’amica nel pallone e la rassicuriamo o quando ci offriamo volontari per il trasloco di qualcuno.
Se stai male ma hai una sola persona che ti ama sei felice. Se soffri ma trovi mezz’ora per un gelato con un’amico che sai che sta messo peggio di te perché si è appena lasciato con la ragazza e lo ascolti, sei felice.
Capisci allora che la felicità trova sempre spazio, ovunque, anche in un cuore distrutto e sofferente. La felicità è questione di amore dato o ricevuto, non è questione di sofferenza. Possiamo quindi essere felici tutti i giorni in ogni momento. Tutto quello che abbiamo in testa in contrasto con questo sono sabotaggi interiori… lascia sta’! Quando ti vengono in mente dì una brutta parola, tipo quelle che usava santa Teresina quando il demonio l’accusava “ti ci cago sopra!”. So’ parole sante dette da un’anima innocente e santa che possiamo usare pure noi.
La felicità è come la manna dal cielo, è una grazia quotidiana che ci sazia. Si trova nella disponibilità ad amare ed essere amati. Non dobbiamo aspettare che si realizzi qualcosa o che passi una sofferenza.
È il presente.
Il rischio è che tu possa essere felice.
Ale
P.S.> Lunedì parto per Santiago. Farò il cammino per me innanzitutto, ma porterò ognuno di voi con le vostre intenzioni e desideri. Se avete richieste di preghiera particolari scrivetemi rispondendo a questa email.
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