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il podcast di 5pani2pesci


La ricerca del senso #112

15.05.2026

Ciao!

È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo appuntamento della newsletter!

Siamo stressati! Allora facciamo meno per fare meglio… ottimo! Ma sicuri che basta questo?

Buona lettura!

Fra


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Senza di te non si può fare!


La ricerca del senso

Il messaggio è chiaro: stare dietro a tutto non funziona. Sveglia alle 5, dieci abitudini al giorno, scuola, notifiche, workout, lettura.

Risultato: stress.

Allora la soluzione è ridurre. Scegliere poche cose, quelle davvero importanti, e tagliare tutto il resto…

Bello.

Ma come scegli quelle cose importanti?

Concentrarsi, eliminare il rumore — presuppone che tu sappia già cosa fare, che tu abbia già chiaro per cosa vale la pena alzarsi alle 5 del mattino…

E se invece non lo sai?

Quando ho incominciato a farmi queste domande non è che avessi proprio tutto chiaro… anzi! Anche perché stando così le cose hai solo cambiato la forma del problema: prima eri sparpagliato su 15 cose, adesso sei concentratissimo su 3 cose che forse non c’entrano pienamente con te. Purtroppo la differenza è poca. Hai spostato il baricentro del problema, ma non hai risposto a quella sete di senso che pulsa nel tuo cuore e che ti fa alzare pure alle 2 (!!) del mattino perché… ne vale la pena!

Quando non si attinge a quella sete di senso, le scelte sono confuse, spesso motivate dal rispondere ad aspettative — quelle di chi ti sta intorno, quelle della versione idealizzata di te stesso, della famiglia — rimane sempre uno sforzo personale. E lo sforzo, prima o poi, finisce. E poi che fai? Che fai quando ti trovi a metà strada in una di quelle imprese ciclopiche impossibili che siamo così bravi a buttarci addosso? (che per inciso, non ci ha chiesto nessuno)

Poi fresco fresco arriva pure il Vangelo a metterci ancora più in confusione:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra anima. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.» — Mt 11, 28-30

Assurdo no?

Il giogo è un arnese pesantissimo, ma no, Gesù dice che quel carico è leggero. Allora qua si possono fare tanti discorsi profondi che esulano lo spazio di questa email. Io vi lascio quello che per me è importante: Il giogo è pesante. Quindi come ne usciamo? La domanda da farsi ha tre aspetti: quale giogo stai portando, con chi e come lo porti.

È interessante che qui non si parla di un giogo qualsiasi, si parla del mio giogo, cioè del giogo del Signore.

Che vuol dire?

Il giogo del mondo è qualcosa che ti viene buttato addosso. Sono le aspettative, sono le pretese su di te, sono le prevaricazioni. Il giogo del Signore è ciò che sei chiamato a fare con Lui. Parla della tua missione, parla del motivo, del senso del perché sei qui. Parla di chi sei tu nel profondo delle tue viscere!

Messa così, questa frase si incomincia a capire meglio: rispondere ad aspettative esterne non risponde ai bisogni più profondi. Non li sfiora nemmeno. È uno sforzo per essere accettati, essere all’altezza, ma dentro rimane il vuoto — quello che senti la sera, quando hai chiuso tutte le caselle della giornata e non sai bene cosa hai vissuto. Rispondere a quella ricerca di senso dona pienezza e il carico è leggero.

Allora come si trova il senso?

Qui eliminare il rumore ci aiuta perché il senso lo trovi attraverso l’ascolto: non in maniera distratta ma porgendo l’orecchio a quelli che sono i tuoi bisogni più profondi, di quello che tu senti come vero, di quello che per te risuona forte come verità.

È un inizio.

Imparare ad ascoltarsi è un lavoro. Un lavoro fatto nello stare con quello che emerge senza tapparlo subito con un palliativo, una notifica, una storia, un audio degli amici, una serie in tv. Quando apri quella porta succede una cosa: indipendentemente da quello che ti capita — una cosa bella, o una cosa brutta — ti dai la possibilità di capire e investigare qual è la verità più profonda di quello che stai vivendo. Non quello che dovresti provare, non quello che sarebbe giusto provare. Quello che stai provando davvero: Che emozioni emergono? Che domande nascono? Che desideri affiorano?

E lì capisci finalmente cosa è importante per te, e perché.

Quando il senso ti viene da fuori — aspettative, modelli di YouTube, modelli di parrocchia, modelli di famiglia — sei sempre in debito, devi continuamente dimostrare. Ogni mattina ricominci da zero a convincerti del perché lo stai facendo. Quando invece il senso ti viene da dentro, da quell’ascolto profondo — da una verità tua, affiorata nel silenzio, riconosciuta nelle cose che hai attraversato — non sei più in debito. Le scelte smettono di essere uno sforzo e diventano una conseguenza. Non ti devi più convincere ad alzarti alle 5, perché sai bene per cosa lo stai facendo.

Il senso non lo trovi facendo meglio. Lo trovi ponendo attenzione ai movimenti del tuo cuore.

E quando lo intravedi — anche solo un attimo, anche solo una volta — capisci che è quello che cercavi da sempre, in tutte le cose sbagliate. Capisci che non hai bisogno di raggiungere 1000 risultati per essere qualcuno, ma di prendere in mano la tua vita e di portare frutto nel modo più autentico di chi sei veramente.

Il rischio è che tu possa essere felice!

Buon cammino

F

P.S. Ci tengo a dedicare questo numero della newsletter in particolare a tutti i ragazzi che hanno partecipato a Generazione-Z a Roma in questi mesi. Purtroppo a maggio non riusciremo ad incontrarci, ma quello che abbiamo fatto insieme è stato un percorso magnifico. Quindi grazie alla vostra disponibilità, coraggio, attenzione. Spero di rivedervi presto!


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Senza di te, non si può fare!