Guarire le ferite #119
Ciao!
È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!
Il ritornello quotidiano (a ragione!): Come faccio a capire la mia vocazione?!
La sua risposta passa da un punto che di solito saltiamo a piè pari: Guarire le ferite.
Buona lettura
Ale
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Senza di te non si può fare!
Guarire le ferite
Tutti vogliono capire la propria vocazione. Alcuni dicono che sia la loro priorità, ma pochi si lasciano Amare veramente. Dio fa sul serio con noi. Lui non vuole risolvere i nostri problemi, lui vuole darci una vita completamente nuova. Vuole guarirci mentre noi, guardando di lato, pensiamo “ok, Gesù, però non oggi. Facciamo la prossima volta”.
Quando incontriamo il Signore ci cambia completamente lo sguardo, il modo di vedere le cose. Prima le nostre scelte erano basate su una qualche convenienza, sulla comodità o semplicemente dettate dal percorrere un binario già tracciato.
Poi, l’incontro con Dio ti catapulta. Quello che reputavi conveniente adesso lo reputi solo falso. Quello che sembrava comodo, all’improvviso appare come l’intreccio di troppi compromessi. E finisce che inizi a prendere scelte diverse perché la lente con cui guardi la tua vita e il mondo intorno a te sono proprio cambiate. Tutto prende una piega diversa al lavoro, nelle relazioni, con te stessa e con l’immagine di Dio che avevi fino a poco tempo fa. Adesso, le tue scelte sono orientate a una verità che senti forte dentro di te e che non puoi fare a meno di seguire.
Ma poi c’è l’intoppo!
Quando si inizia a camminare, spesso accade che più preghi più le cose peggiorano. Più ti avvicini a Dio e più non ci capisci niente. Sappi che è tutto ok. Non sei sbagliato tu e non hai sbagliato nulla. È proprio la strada giusta. È il tratto di strada più difficile. Quello in cui si incagliano tutti.
Di ragazzi ne ho sentiti a migliaia in questi anni. La prima domanda in qualsiasi incontro è sempre la stessa: “Come faccio a capire la mia vocazione? Voglio spendere la mia vita per qualcosa di grande, ma non so come capirlo”.
Io di risposte ne ho tante e nessuna, ma penso sempre a cosa ha risposto Gesù a questa domanda:
Un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». — (Mc 10,17-23)
Ecco un ragazzo che fa sul serio. Gli corre incontro, gli si getta ai piedi davanti a tutti. Ha già fatto un pezzo di strada importante, cioè conosce e rispetta i comandamenti. Ha il desiderio di fare cose grandi, vuole diventare santo. Gli manca solo una cosa: sperimentare l’Amore vero, quello che guarisce e libera. E Gesù gli dà l’occasione.
“Fissatolo, lo amò” io lo tradurrei così: fidati! Permettimi di Amarti fino in fondo! Molla le resistenze che hai perché sono un impedimento. Sono Io la risposta a tutte le tue domande e ai tuoi desideri più grandi. Non ti serve altro. Vieni con me sulla croce perché ti prometto che sarà la tua salvezza. Vieni negli inferi con me ad aprire la porta della gioia, del paradiso. La pienezza che cerchi si trova proprio oltre quella porta. Non temere, non ti mollo neanche per un secondo.
E invece niente: “se ne andò afflitto” dice il Vangelo.
Noi a volte cerchiamo nel posto giusto, chiediamo a Dio la felicità, ma non siamo disponibili a permetterGli di entrare nelle nostre ferite perché non vogliamo entrarci noi. Preferiamo tornarcene a casa con la nostra sete piuttosto che togliere gli impedimenti di cui parlavamo qualche newsletter fa. Com’è difficile per i ricchi lasciarsi Amare! (traduci ricchi: tante cose/situazioni/persone che non vuoi lasciar andare). Com’è difficile mollare le nostre resistenze. E finisce che spendiamo le nostre energie a costruire barricate per non vedere e non sentire quella solitudine che ci ha devastato l’infanzia; la paura di non essere visto mi impedisce di lanciarmi nel dare la vita.
Le nostre ferite diventano “le ricchezze” che difendiamo con le unghie e con i denti. Andiamo ogni giorno a bussare alla porta di Dio assetati, ma scegliamo di tornarcene a casa morendo di sete piuttosto che risentire per un istante quel dolore.
Non abbiamo capito una cosa però: Dio vuole liberarci proprio da quella ferita lì e per farlo ti offre il Suo Amore, ti porta Lui per mano nei tuoi inferi per vincerli da dentro. Lui li ha già portati nella gioia per te. Sono stati già trasfigurati sulla croce. Devi passare da lì per andare a prendere ciò che ti è stato preparato.
C’è chi rimanda: “Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre”. Ma Gesù gli risponde: “Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti” (Mt 8,21-22). Oggi no Signore. Voglio capire la mia vocazione, ma meglio se mi guarisci domani. Oggi ho da fare. E te la svigni.
La via della croce è quella strada in cui vengono spezzate quelle catene che ci impediscono di attingere all’acqua vera. Per questa strada puoi sentire progressivamente un costante urlo di vittoria che ti accompagna e dice così: “Dov’è, o morte, la tua vittoria?!!!”. La morte è morta! Le nostre ferite e il peccato, ovvero le mancanze che le hanno generate, hanno già percorso questa strada e sono già guarite nel sangue di Gesù. Sta a noi scegliere di aver fede e credere che non sia un racconto storico, ma che questo avviene ogni giorno sull’altare per me e per te.
Ecco, questo il motivo per cui ancora non hai capito dove spendere la vita. Lo capirai quando ti arrenderai a quello sguardo che continua a fissarti e ogni giorno apre la porta della tua sete. A quel punto lì ti ritroverai solo ed unicamente con il desiderio fisso di stare con Lui. Non ti importerà più il come, con quale veste, da solo o in compagnia, quello che hai sempre desiderato, le aspettative di chi ti sta intorno… svanisce tutto perché prima non vedevi e adesso vedi e non te ne importa niente se è sabato o lunedì, prima eri cieco e adesso vedi benissimo.
Non è questione di quanto conosci Dio, di quanto tempo sei in cammino nella chiesa. È questione di quanto ti lasci guarire dalle tue ferite. Questo Amore ti rende libero di dare la vita senza riserve. Per questo per i poveri è più semplice incontrare Dio. Per questo nei paesi più poveri sono pieni di vocazioni giovani, perché la povertà materiale ci mette in uno stato mentale di semplicità, di fiducia, perché non hai da perdere nulla.
Quando avevo quindici anni questa domanda vocazionale mi assillava. Non potevo più vivere senza sapere perché ero nata. Non ero nei piani dei miei genitori e non sono stata una buona notizia. Dentro avevo l’urgenza di capire il perché della mia vita. Non ho cercato questa risposta chiacchierando ogni tanto con i miei amici, non solo. Ho trovato un padre spirituale e ho piegato le ginocchia tutti i giorni prima di andare a scuola la mattina, a messa la sera e in ogni singolo istante. Andavo in bagno al liceo per poter pregare qualche minuto in solitudine. Perché mi hai dato la vita Signore?! Cosa ci devo fare? E poi lavavo le scale dei palazzi alle vecchiette per due soldi per poter andare ad Assisi. Non l’ho fatto per un mesetto, ma per quattro anni senza mai tirare un sospiro.
Non avevo altro pensiero se non questa domanda.
È stata dura, ma tra la mia forte caparbietà di avere risposta e tanta grazia, sono arrivata a bere di quell’acqua tanto promessa. Ogni giorno si ripete questa strada da fare per incontrarLo. Ogni giorno c’è una battaglia da fare con me stessa per permettere a Dio di guarirmi.
Qua c’è da pregare tanto, è necessario che impari a ritagliarti un pezzo di giornata quotidiana solo per te e Lui, faccia a faccia, per lasciarti amare.
Vi abbraccio forte al cuore!
Il rischio è che tu possa essere felice.
Buon cammino
Ale
P.S.> Vi chiedo scusa se a volte sono dura e dico le cose in modo troppo diretto. Perdonatemi! Sebbene mi sforzi di far meglio, non ne sono molto capace, mi dispiace. Però contate sulle mie povere preghiere, perché capisco bene la fatica e conosco benissimo la gioia.
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