Quali sono i tuoi doni?
Ciao!
È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!
Al catechismo ci hanno insegnato a fare l’esame di coscienza, ma nessuno ci ha insegnato a capire i doni che Dio ci ha affidato.
È importante capire i peccati, per capire come il male passa attraverso di noi: nei nostri pensieri, nelle nostre azioni, nel bene mancato. Ma è altrettanto importante capire i doni che Dio ci ha fatto.
Buona lettura
Ale
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Quali sono i tuoi doni?
Da dove partire allora per metterci in gioco e iniziare a dare ascolto a quel bisogno di servire e amare che urla dentro di noi?
Dai doni che Dio ha messo nel nostro cuore. Tu li conosci?
Questi doni ci servono per amare! E siccome è l’amore che ci rende felici, allora capire e far fruttare questi doni ci serve proprio. È fondamentale sapere quali sono, no?! E come facciamo a conoscere sti benedetti doni? (Mi sento una nonna ottantenne quando faccio queste domande retoriche…).
Come per l’esame di coscienza è utile fare silenzio, riflettere, mettersi in un atteggiamento di preghiera, andare dentro di sé. Quanto è vero che ogni nostro peccato ha origine ed è una risposta sbagliata ad una ferita che mi porto dietro, tanto è vero che mettere all’opera questi doni è proprio la cosa che ci fa fiorire come persone.
Innanzitutto i doni non sono assolutamente le nostre capacità, ma qualcosa che ci è stato dato. C’è una parabola, quella dei talenti (dei doni), in cui Gesù racconta proprio come funziona. In pratica c’è un padrone che deve partire per un lungo viaggio e affida i suoi talenti ai servi in base alle loro capacità. A chi ne affida cinque e a chi uno soltanto. Poi un giorno torna e fanno i conti: a chi si è messo all’opera e si è adoperato tanto gli viene affidato ancora altro, mentre chi, per paura, ha nascosto quello che aveva non ha raccolto nulla e si vede togliere anche quel poco affidatogli. Se volete leggere questa storia di Gesù tutta per intero basta prendere Matteo 25,14-30.
Questi doni non sono i nostri, ma ciò che ci viene affidato da Dio secondo le nostre capacità. Il nostro compito è non aver paura e farli fruttare. Più lo facciamo più grazia ci verrà affidata.
NOTA: Quindi i doni non sono le nostre capacità, come ad esempio: essere bravo in matematica, saper suonare bene, disegnare ecc. Le capacità sono il contenitore per poter far fruttificare i doni (infatti il passo del Vangelo dice che distribuì i doni secondo le loro capacità).
Come si chiamano
Nella lettera che San Paolo scrive ai Galati (Gal 5,22) dice che i doni dello Spirito sono amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sè. Nella prima lettera ai Corinzi (1Cor 12,8-10) ci sono altri doni: sapienza, scienza, fede, guarigioni, miracoli, profezia, discernimento. Poi ci sono ancora: intelletto, consiglio, fortezza, pietà, compassione, misericordia, ecc.
Quali di questi pensi ti siano stati affidati?
Non è facile riconoscerli, capisco. Questo non è un esercizio di esaltazione del proprio ego, ma solo di umiltà nel prendere consapevolezza di ciò che siamo e dei doni che abbiamo ricevuto. Il fine è riconoscerli per poter amare un altro. Non sono ovviamente per noi. Noi siamo l’albero. Questi sono i frutti. Nessun albero fa i frutti per sè, ma per gli altri.
Chiedi ad un amico
Per facilitare il lavoro chiedi ad un amico a te intimo: “Quali sono i doni che secondo te Dio mi ha dato?”. Vedrai che verranno fuori cose che non ti aspetti perché non le vedi. Ho un’amica, ad esempio, che trasmette una gioia incredibile. Basta starci insieme per sentirsi proprio gioiosi. Eppure, io la conosco, non ha sempre una vita semplice, anzi proprio il contrario direi. Ho un’altra amica che, ovunque va, riesce a far pregare le persone. Non so proprio come faccia… è una persona silenziosa, tranquilla, mite e riesce a far pregare anche le pietre che incontra. Ha davvero un grande dono. Oppure riconosco che il mio padre spirituale è un uomo dotato di una sapienza davvero fine. Riesce sempre a vedere le cose oltre ciò che sembrano, oltre il problema che tutti vediamo.
Nessuna di queste persone si rende realmente conto di questi doni grandi fino a che qualcuno non gli fa da specchio. Quindi, oltre a rifletterci tu, chiedi ad un amico di aiutarti a riconoscere questi doni.
Custodiscili
Una volta riconosciuti vanno custoditi. Se Dio ti ha fatto il dono della gioia, forse è meglio stare attento a mantenere viva quella gioia. Fare cose che quotidianamente alimentino quel dono. Se hai il dono della forza meglio mettersi al riparo da tutte quelle situazioni che mettono in pericolo questo potenziale, come le continue svalutazioni (ad esempio). Se hai il dono della preghiera ma non preghi mai, quel dono svanisce.
Dunque è necessario custodire con cura questi doni oltre che usarli per amare chi la vita ci mette davanti.
È curioso che questi doni trovino spazio soprattutto nei vuoti esistenziali delle nostre ferite più grandi. Mi spiego: proprio chi è stato divorato dalla superficialità ha il dono della sapienza (tipo San Francesco). Proprio chi è stato toccato da grandi dolori ha il dono della forza… Mi viene da pensare che il male che ci ha raggiunti si sia rubato qualcosa di bello dal cuore e, proprio quel vuoto, Dio lo usa come pietra angolare per poggiare i suoi doni. E questi doni sono infinitamente più grandi di quei vuoti.
Chiedi altri doni
Ma! Oltre a dargli un nome, a metterli a servizio per amare e a prendercene cura c’è anche un’altra cosa da fare: chiedere quelli di cui la comunità ha bisogno. Se io mi prendo cura di tanti ragazzi feriti ho necessariamente bisogno del dono della guarigione. Io non devo guarire nessuno, ma chiedo a Dio che usi me per far arrivare a quella persona la Sua guarigione. Non è un super potere, è un atto di carità. Se il mio sguardo è verso il mio ego, può diventare superbia e vanagloria, ma se il mio sguardo è verso la necessità e il bisogno di chi oggi devo amare, è un atto di umiltà, di messa a disposizione, di dare me stessa da mangiare.
Buon cammino
Il rischio è che tu possa essere felice!
Ale
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