Perché vuoi fidanzarti?
Ciao!
È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!
Diamo per scontato di sapere perché vogliamo entrare in una relazione: la vocazione, la famiglia, l’amore.
E se nessuna di queste fosse la risposta?
Buona lettura!
Fra
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Perché vuoi fidanzarti?
Nelle relazioni ci facciamo un sacco di domande, e ci passiamo mesi, a volte anni. È la persona giusta? È il momento giusto? Lascio andare?
Quella che non ci facciamo quasi mai sta alla base.
Perché vuoi fidanzarti?
Spesso sento dire:
Perché è la mia vocazione.
Perché voglio costruirmi una famiglia.
Perché è un anno che sto da solo e voglio entrare in una relazione d’amore.
Raramente le mettiamo in discussione perché sono cose vere, ma non ci rendiamo conto che in fondo sono solo indizi, non risposte.
L’indizio ti dice che c’è qualcosa sotto; la risposta ti dice che cosa. E per passare dall’uno all’altra, è necessario andare più in profondità: davanti a ogni risposta che ti dai, chiediti ancora «perché?». Tre o quattro volte, finché smette di uscirti un motivo.
Voglio costruirmi una famiglia. — E perché la vuoi costruire?
Mi dà serenità. — E perché ti dà serenità?
Perché ho paura di rimanere da solo.
Tana pe’ Checco.
Qui c’è un bisogno, non più un motivo.
Quello è il punto da cui si lavora. È ancora la punta dell’iceberg, ma ci dice da dove iniziare.
Entriamo in relazione perché vogliamo qualcosa.
Per quanto possiamo essere gratuiti, c’è sempre un bisogno di fondo che chiede di essere colmato. Chi ti dice che in una relazione non cerca niente, semplicemente non è ancora andato a fondo.
Il guaio non è volere qualcosa.
Il guaio è volerlo senza saperlo. Perché quel qualcosa tu lo chiedi alla relazione, spesso in maniera inconsapevole, e lo chiedi a una persona che non ha idea di che cosa le stai chiedendo. Semplicemente non gliel’hai detto (infatti non lo sapevi neanche tu).
Il guaio è che in questa inconsapevolezza passano i mesi e ti ritrovi più affamato di prima, e non riesci a spiegartelo, visto che non è successo niente di grave: non avete litigato, lei è una brava persona, lui è un bravo ragazzo. E infatti il problema non è mai stato lì.
Nel Vangelo di Giovanni, la prima volta che Gesù parla, chiede:
Che cosa cercate? — Gv 1,38
Questa è la prima cosa che dice. Non «seguitemi», non «convertitevi»: una domanda su che cosa vogliamo. Come se prima di tutto il resto ci fosse da mettere a fuoco questo.
E guarda come rispondono quei due, perché è la parte più onesta della scena: non rispondono. Gli rimandano un’altra domanda — «Rabbì, dove dimori?». Cioè: non lo sappiamo neanche noi che cosa stiamo cercando, facci vedere dove stai e lo capiamo strada facendo.
Se non lo sapevano loro, che se l’erano trovato davanti, possiamo concederci di non saperlo neanche noi. Ma la domanda resta la sua, ed è a te che la fa.
Prenditi mezz’ora da solo, con un foglio, e fattela sul serio: cosa cerchi? Vai avanti col «perché?» finché quello che ti esce non è più un motivo ma un bisogno, e a quel punto scrivilo, come se lo dovessi dire a qualcuno.
Ti ci riconosci?
Dare un nome al tuo vuoto non lo riempie. Non è un trucco e non ti risolve la vita: quel vuoto rimane, ma guardarlo in faccia, forse per la prima volta è la porta di ingresso per una rinnovata consapevolezza che 1. ti aiuta a dare una direzione più chiara al tuo cammino di vita e 2. ti evita di pretendere dagli altri il soddisfacimento di quel bisogno.
Cioè ti aiuta a smettere di chiedere all’altro di fare quello che non può fare: colmare il tuo bisogno esistenziale. E quando smetti, quello che hai davanti torna ad essere qualcuno da amare, invece di qualcuno che ti deve salvare.
E allora resta la domanda vera: se non è l’altro a colmarlo, chi? Quel vuoto è più grande di chiunque tu possa incontrare, e non si chiude il giorno in cui finalmente incontri l’amore. A una misura del genere risponde solo Dio; tutto il resto — relazioni, matrimonio, successo — è una goccia.
È un cammino lento, un passo per volta, senza effetti speciali. Ma ogni volta che chiami una cosa col suo nome, smetti di essere dominato da quella sete e fai un passo verso la tua vocazione.
Il rischio è che tu possa essere felice!
Buon cammino
Fra
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