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Newsletter · N.127 · 4 set 2026

La svolta

Ciao!

È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!

Siamo tutti incasinati, non c’è dubbio. Ma cosa ti rende una persona risolta? Come si fa a stare davanti alle situazioni della vita in modo maturo e che abbia un senso vero?

Vi condivido il cuore della prima parte del nuovo libro che ho scritto “E se fosse una grazia?”. In fondo trovi il link per sapere quando esce: più siamo, meglio è!!

Buona lettura!

Ale


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Senza di te non si può fare!


La svolta

Siamo tornati da pochi giorni dal raduno a Loreto di Fraternità. A parte il caldo pazzesco e umidissimo che ci ha messo ko dopo dieci giorni con felpa e giacca sulle Alpi, la cosa che mi ha colpito di più è stato parlare con i ragazzi. Questo è un grandissimo privilegio che abbiamo: accogliere e custodire le confidenze, le gioie, le fatiche di tanti.

In fondo siamo tutti, ma proprio tutti uguali. Abbiamo tutti la stessa domanda:

“Come faccio a svoltare? A fare centro nella vita?”.

Nella mia esperienza, questa domanda si trasforma sempre in: come faccio a risolvere questa ferita?

Ad esempio: Come faccio a dire al mio amico che non sono proprio la persona onesta che lui pensa? Come faccio a dire al mio ragazzo tutta la mia storia fino in fondo? Come si fa ad avere fiducia nei maschi dopo essere stata tradita? Come posso risolvere questo blocco nello studio? Ecc. ecc.

Ognuno di noi, a seconda di quanto ha davanti, ferite grandi del passato o situazioni ingarbugliate del presente, è alla ricerca di una soluzione, di una svolta che risolva il tutto. Allora cerchiamo di capire sempre di più, studiamo, parliamo con persone che crediamo sagge, preghiamo, ci perdiamo in quel vortice di ragionamenti, sperando di trovare quante più soluzioni possibili.

Io, con le notti insonni alla ricerca della soluzione da svolta, ci ho vinto le olimpiadi lo scorso anno. Prima classificata! Un oro appeso al collo grosso così… solo che non è servito a niente purtroppo.

Ma allora, come si fa a risolvere la questione? Mi chiedono tutti.

Una risposta io ce l’avrei… ad essere sincera non è proprio una risposta, ma una strada, un percorso. Provo ad aprire la questione in questa newsletter e, magari, nelle prossime approfondisco meglio.

Prima di tutto nelle situazioni ci devi stare, invece che scappare facendo finta di niente. Lo so, è una brutta cosa, mi dispiace. Certe volte è una cantina vecchia e puzzolente, certe volte una ferita che sanguina e fa paura, altre volte una verità da dire ad alta voce o una situazione da gestire frustrante. È una salita costosa dove non troveremo sconti di fine stagione. Se guardi più avanti ci sono anch’io una curva più in là.

La cosa che può cambiare l’esito finale è come ci stai.

Ci sono tre modi per stare dentro le situazioni: o le subiamo, o ci identifichiamo, oppure le gestiamo.

Subire

È il club a cui è iscritta la stragrande maggioranza della gente sul pianeta terra. È quell’atteggiamento in cui, illudendoti di tenere tutto sotto controllo e di stare a posto (tu?! a posto?!), inizi ad evitare discorsi, occasioni in cui potrebbero venire fuori certe dinamiche, cene dove c’è anche lui/lei, occasioni belle dove però forse c’è anche una piscina e dovrei mettermi in costume ma mi vergogno, menzogne che ho tirato su e che adesso devo trovare il modo di far stare in piedi, ecc.

Succede che, a forza di evitare questo ed eliminare quell’altro per proteggerti e non farti ancora male, ti ritrovi in una gabbia solo con te stesso e le tue ferite irrisolte. Non vivi più. Non respiri più. Hai l’ansia, gli attacchi di panico. Le situazioni da controllare e da cui difenderti sono immensamente più grandi di te.

Per reggere tutta questa pressione e frustrazione autoinflitta si finisce inevitabilmente in compensazioni e palliativi. Ecco il motivo per cui stai ore su Instagram e non sai neanche tu perché, il motivo per cui scivoli in meno di due secondi nella masturbazione e nella pornografia (new entry degli ultimi anni e in pole position le ragazze), la ragione per cui non riesci a stare senza un ragazzo o per cui non riesci a fare a meno del brivido dell’incasinare sempre tutte le relazioni con qualche tradimento.

Ecco, se ti ritrovi in queste ultime righe vuol dire che stai sopravvivendo. Stai subendo. Non sei pienamente protagonista della tua vita. I tuoi pensieri, le tue scelte, le tue decisioni sono condizionate fortemente da quel casino che hai fatto o che ti è successo.

È una gabbia costruita da te stesso nel tentativo di non farti male. Ma funziona?

Identificarsi

Questa è brutta! È la situazione di chi si siede sul divano del proprio dolore e lascia che quello che è accaduto sia la sua identità; così quando una persona si presenta non ti dice il suo nome, ma il nome della sua ferita: “Io sono il ragazzo abbandonato dalla mamma da piccolo”, “Io sono la ragazza con questa malattia invalidante”, “Io sono quello tradito”, “Io sono quello con il padre assente”, “Io sono figlio di separati”, “Io sono quello che non è stato mai ascoltato”.

Il meccanismo che non funziona è questo: a me è successa questa cosa QUINDI non posso, ad es: non posso fidarmi, non posso esprimere le mie capacità, non posso risolvere, non posso prendermi delle responsabilità, non posso avere successo, non posso amare, non posso essere felice. Oppure, a me è successa questa cosa QUINDI devo dimostrare, ad es: devo dimostrare che sono una persona valida, che sono capace, che l’amore per sempre invece esiste, che sono degno di stima.

In sintesi si chiama totale deresponsabilizzazione della propria vita perché è colpa di quello che mi è successo se non sono felice e questo mi giustifica alla passività del parcheggio; o al contrario, mi lancio nella lotta per il riscatto del mio esistere e del mio valore.

Ci siamo passati praticamente tutti.

Mi viene da dire che vivere così, più che vivere, è una battaglia non indifferente. Ogni mattina ti alzi, indossi tutte queste ferite e le combatti o con la violenza passiva del vuoto cosmico del piangersi addosso o con una guerra feroce come cavaliere del diritto e della giustizia del pianeta.

Insomma fai del tuo dolore la tua ragione di vita.

Gestire

Questa invece è la strada più dura da percorrere. Spoiler: ma è la più sana, l’unica che svolta. Non è da tutti. Ci vogliono un paio di cosette per intraprendere questa via: le palle, gli strumenti giusti e qualcuno vicino che ti vuole bene.

Bisogna scegliere di prendersi la responsabilità di quello che vivi perché quello che ci è successo nella vita, la maggior parte delle volte, non dipende da noi, ma cosa ci facciamo sì. Gestire vuol dire scegliere di farci qualcosa di buono, a prescindere da cosa sia accaduto.

Gestire è guardare la propria storia, prenderla in mano ed equipaggiarsi per la svolta. Vuol dire attraversare il dolore e trovare la porta della vita vera, della gioia vera, della vita piena. Trovare il senso. Trasformare, guarire, mettere a servizio, donare. Sono questi i passaggi che vive chi sceglie di gestire.

Ci siamo costruiti barriere proporzionate a quanto era necessario difenderci. Oggi ci ritroviamo queste muraglie cinesi anche se non abbiamo più nessuno che ci attacca. Noi però continuiamo a spendere energie nella difesa, verso attacchi presunti ed irreali di chi ci circonda. Gestire vuol dire mettere mano alle mura di cinta, decidere i confini e proporzionare la difesa. Magari adesso basta una siepe.

Gestire significa decidere di stare al comando delle situazioni. Non all’altezza! Al comando. Vuol dire che non è quella ferita che decide se esci stasera, se entri o meno in quella relazione, quanti anni ci metti a cambiare lavoro. Sei tu, libero dal ricatto della sofferenza che quelle situazioni potrebbero presentarti, a decidere.

Quando senti che Gesù è venuto a liberarci dal laccio della morte, dalla schiavitù del peccato, si intende questa cosa qui, cioè che Dio ha il potere di farti attraversare quegli ostacoli e di liberarti. Dio è quella strada, quella via, quella verità che può renderti libero per davvero. Questa è una strada percorribilissima perché è quella che ha aperto Lui passandoci per primo.

Finisco

È inutile affannarsi a trovare la soluzione alla cosa singola e mettere una toppa buona su un habitus vecchio. La svolta è scegliere di abbandonare l’uomo vecchio, togliere quel freno a mano che regge tutte le nostre difese e lasciarci lavare i piedi dal Maestro. La svolta parte dalla scelta di vivere davvero in modo pienamente libero e al comando, non perché siamo forti e capaci, ma perché siamo infinitamente Amati.

In sintesi: la svolta è starci nelle situazioni, ma starci scegliendo di prendere in mano la vita in modo sano. Questa è l’esperienza di attraversare gli inferi, i propri inferi, per arrivare a sperimentare che abbiamo un Padre e che la resurrezione non è un fatto accaduto a Colui che era veramente Figlio di Dio, ma è una strada dove puoi camminare anche tu. Passare da qui vuol dire essere cristiani, diventare cristiani. Prima di questo è solo una morale, bei valori, compagnia di amici sani. C’è molto di più di questo.

Secondo me un po’ di voglia di mettere mano alla tua vita ti potrebbe raggiungere… lo spero e prego lo Spirito Santo che raggiunga la tua zucca dura e ferita e ti mostri la Sua potenza.

Qui nasce spontanea una domanda:

Come si fa a gestire e quali sono questi strumenti di cui equipaggiarci per farlo?

È un cammino, nelle prossime newsletter cercherò di toccare alcuni dei punti centrali, ma è il motivo fondamentale per cui ho scritto un libro intero su questo argomento.

Il rischio è che tu possa essere felice.

Buon cammino

Ale

p.s. E se fosse una grazia? esce a ottobre. Lasciami la tua email e ti scriverò per avvisarti con la data ufficiale e il giorno che il libro sarà disponibile per l’acquisto.

Ti aspetto!


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