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Newsletter · N.129 · 19 set 2026

La fortuna di stare a zero

Ciao!

Eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!

Due numeri fa abbiamo parlato di come si sta dentro alle situazioni della vita. Oggi la domanda è un’altra: quando ti ritrovi a zero, è solo sfiga o può diventare altro? Vi condivido una cosa che mi sono portata a casa da un ritiro con trenta ragazze.

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Buona lettura!

Ale

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La fortuna di stare a zero

Mi avete sommerso di messaggi e di mail per poter partecipare a questo weekend al femminile, ma purtroppo non era un ritiro aperto a tutti; era solo per le ragazze che hanno partecipato lo scorso anno al percorso con i padri Passionisti con cui stiamo felicemente collaborando.

Insieme a me, oltre all’equipe dei Padri e della gioiosissima suor Giulia, c’era anche Nicoletta Musso (un pezzo forte!)… insomma, una squadra fortissimi! Durante una catechesi, Nicoletta ha detto una cosa che mi ha colpito molto, avendo nel cuore voi e queste newsletter.

Lei è solita riassumere in due parole quello che io scrivo in 365 pagine (con Trombamica è stato letteralmente così e, infatti, ho messo la sua frase come incipit del libro). Anche questa volta (con il nuovo libro) ha fatto lo stesso e non ho potuto che pensare a questa nostra condivisione di mail degli ultimi tempi.

Nicoletta diceva che è proprio della natura dell’uomo essere amato. Così come è proprio della natura dell’acqua dissetare. Come è proprio di una penna scrivere. Allo stesso modo è proprio di una spiga di grano essere raccolta, portata al mulino, macinata e produrre farina.

MA! Non sempre nella vita fila tutto liscio. Può accadere, infatti, che un chicco di grano cada dalla spiga e caschi per terra. Come può accadere che una penna si inceppi e non scriva più. Può anche accadere che un uomo, magari anche io e te, per una serie di concatenazioni di pura sfiga, ignoranza o circostanze varie ed eventuali, non siamo stati amati come necessario e dovuto ad un essere umano. È successo o, magari, sta succedendo in questo periodo della vita, che non riceviamo o non riusciamo a dare ciò che è proprio della nostra natura, ovvero amore.

È esattamente da questo inceppamento che nascono tutte le nostre ferite, i vuoti esistenziali, il non essere visti e amati, i casini, insomma. Questo ci porta ad una serie di compensazioni e di baratri non tanto simpatici che, mille volte su cento, peggiorano la situazione.

Cosa possiamo fare allora?

Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. — Gv 12,24

Traduco brutalmente: se ti dovesse accadere di trovarti in ciò che non è proprio della tua natura, ovvero di essere “amato male”, e di staccarti dalla spiga e finire per terra nella vita, hai due opzioni.

La prima è resistere cercando di tenere tutto insieme per non crollare, ovvero scegliere di subire quella fatica più che puoi e con tutte le forze che hai. Non ti arrendi alla realtà perché non te ne capaciti e rimani bloccato lì, a quel fatto, a quel vuoto, a quella mancanza. Il risultato è che ti rimane solo quel dolore e tutto gira intorno ad un esercito che metti su per proteggerti e non risentire quel male. Esattamente il chicco di grano che non muore e rimane solo.

La seconda opzione, invece, è morire, ovvero non combattere ma accettare ciò che è stato e credere che ci sia un frutto buono possibile. Arrendersi al fatto che davvero l’Amore di Dio non è una fregatura e che è più grande di qualsiasi altra cosa. È una strada in cui ti lasci cambiare lo sguardo e credi che la morte non è mai l’ultima parola. Quando scegli questa opzione accade, puntualmente, che vai oltre. Diventi generativo. Passi dalla sfiga di essere caduto a terra alla gioia di vedere che proprio tu, proprio la tua storia è quello che ti permette di fiorire e di aiutare a far fiorire gli altri. Come sei capace di vedere gli altri tu è qualcosa di unico. Come sai essere amico tu è speciale. Come ti accorgi tu delle situazioni che le persone intorno a te vivono è sorprendente, ecc. Questo accade perché se il chicco muore produce molto frutto.

Tanta roba…

Ogni volta che resistiamo a quel dolore e non lo attraversiamo rimaniamo soli, sterili. È solo una sfiga. Semplice sfortuna che ci limita.

E se, invece, il nostro stare a zero fosse un’occasione, una grazia?! È oggettivamente vero che non diventeremo farina in questo momento, ma forse siamo chiamati a generarne di più di quello che immaginiamo. Questo sarebbe proprio della nostra natura…

Il male che ci raggiunge non è tanto quello che ci succede nella vita, ma piuttosto quella vocina che ci aggancia e ci porta ad assolutizzare quella delusione, quel rifiuto, quel dolore. Nella vita accade che un padre sbaglia, una ragazza ti friendzona, non riesci a tenere testa al ritmo degli esami, o al lavoro non apprezzano la tua onestà.

È normale! Accade. È la vita!

Quello che ci frega è l’assolutizzazione di queste cose: mio padre è stato un uomo assente, quindi gli uomini non sono capaci di vedermi; Adelaide ti ha dato un due di picche, quindi le donne non apprezzano i ragazzi per bene come me; non sei in regola con gli esami, quindi non vali niente.

NOOOOOO!!!!!!

Ecco, questo è demoniaco. Lo è perché c’è giudizio, c’è condanna, toglie la speranza, taglia la comunione nelle relazioni, mette sfiducia e svalutazione nei tuoi confronti, nei confronti degli altri e anche verso Dio.

Cosa dice Dio invece?

Dio dice: “Ale! Mi dispiace che ti sia accaduta questa cosa, ma tu sei degna di stima ed Io ti Amo. Ti ho già riscattata, damò! Lascia perdere tutte ste chiacchiere e sti giudizi, prenditi il mio Amore. Fidati di me! Ti Amo troppo per lasciarti lì dove sei. Non so se l’hai capito, ma Io sono pazzo di te. Voglio dare ancora la vita per te in eterno. Quello che ti è successo non è una bella cosa, ma Io ho sconfitto la morte (la tristezza, il giudizio, il tradimento, l’abbandono, il rifiuto, il non essere visto, il fallimento, il non sentirsi all’altezza). Non aver paura di attraversare tutto questo perché, come ho detto ai miei amici quando Lazzaro stava morendo, questa malattia è per la vita. Questo dolore è per portare vita di più di quella che tu abbia potuto mai immaginare. Fidati! Stacci dentro e Io ci sto con te”… (questo è quello che sento nel cuore io).

Sta cosa che ho scritto significa che noi non solo possiamo credere che Dio sia risorto per fede o perché è un fatto storicamente accaduto con tanto di testimoni oculari, ma che possiamo viverla anche noi una vita risorta, capace di gestire il dolore e di lasciarlo trasformare dal di dentro attraverso un Amore che ci supera.

Insomma, ragazzi, se moriamo produciamo MOLTO frutto, non un pochino. Noi piangiamo il pochino che ci è stato impedito di essere e non vediamo il molto a cui siamo chiamati. Dio non è una fregatura, è uno sguardo nuovo sulle cose. Non è nemmeno un positivista de noantri. È Colui che fa nuove tutte le cose. Tutte tutte, tutte. Non mette ’na toppa a situazioni vecchie con pezzi nuovi, ma ti fa rinascere dall’alto, ti dà una vita nuova (non solo un vestito!).

Due newsletter fa abbiamo detto che l’unica strada buona è gestire (le altre erano subire e identificarsi). Imparare a gestire vuol dire innanzitutto starci dentro, non scappare, non assolutizzare, prendere in mano la situazione con uno sguardo diverso. In questo Gesù Cristo devo dire è veramente del mestiere. Lui non ti dà la soluzione, ma ti indica una strada che ha una prospettiva unica, che solo tu puoi fare.

Buon inizio scuola, università, lavoro stressante a tutti!

Il rischio è che tu possa essere felice.

Ale

P.S. Scusate, ma questo in realtà nel libro non c’è. Consideriamolo un’appendice bella tra me e voi.

P.P.S. Il nuovo libro esce a ottobre. Segnatevi qui e vi avviserò appena sarà disponibile per l’acquisto.

Vi aspetto!


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