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Newsletter · N.131 · 2 ott 2026

Come stare nel dolore

Ciao!

È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!

Come si fa a stare nel dolore? Come faccio a non essere schiavo delle mie ferite? Guardare il mio vuoto mi espone al rischio di lasciarci le penne, fa troppo male… come si può uscirne vivi e addirittura pieni? Oggi apriamo lo zaino e vediamo cosa ci serve.

Se vuoi seguire da vicino il libro “E se fosse una grazia?!”, iscriviti alla waiting list.

Buona lettura!

Ale


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Come stare nel dolore

Nelle scorse newsletter abbiamo parlato di quanto sia dannoso non affrontare le cose che ci fanno male. Il rischio inevitabile è quello di diventare schiavi di ciò che evitiamo, ovvero diamo a quella solitudine, al senso di inadeguatezza, al tradimento subito da un amico il potere di scegliere dove vado e con chi mi metto in gioco.

Siamo portati a pensare che di tante cose non ne valga neanche la pena, perché il rischio di soffrire di nuovo non può proprio essere preso in considerazione. Toccare quelle ferite o affrontare quella situazione imbarazzante e complessa è too much. Per “proteggerci”, però, alziamo mura tanto alte che ci impediscono di vivere liberamente. Mentre ci rinchiudiamo in posti che riteniamo sicuri, in realtà stiamo solo costruendo un rifugio antiatomico. Il mondo però è fuori. Noi siamo relegati in un angolo apparentemente sicuro, senza sapere che quel dolore è dentro di noi, fa parte della nostra persona, ci ha plasmati.

Questo però non si può chiamare vivere. Questa è sopravvivenza.

Ma allora come possiamo vivere a pieno? È possibile essere davvero liberi? Come facciamo a non aver paura di soffrire ancora?

Queste sono domande grandi. Le risposte non si trovano nei libri dell’università, non ci sono neanche nelle partite a calcetto e nemmeno nei sabati sera con gli amici. Eppure gestire il dolore in modo sano è uno dei nodi più importanti della nostra vita.

Finché ci chiudiamo per proteggerci da ciò che ci fa soffrire, vivremo sotto il ricatto del “non provarci perché ti potresti far male”. Tutte le scelte che facciamo in questo status si chiamano peccati. Anche le scelte “buone”, quelle di servizio, di volontariato, di bene al prossimo. Se compiamo il bene motivati dal bisogno di scappare dal nostro dolore, stiamo peccando.

C’è però un’altra strada. Una buona notizia c’è anche oggi! Le risposte alle nostre domande le possiamo trovare solo da chi è riuscito a vivere senza ricatti, vivendo a pieno la vita tanto da donarla tutta: Gesù. Lui non si è costruito protezioni per evitare di soffrire, anzi! Ha scelto volontariamente di attraversare la morte per distruggerla da dentro e arrivare alla porta della gioia vera del paradiso (quello che celebriamo il Sabato Santo). Certo, Lui problemi non ne aveva e se li è proprio andati a cercare. Non si è neanche accontentato di vivere il male che riguardava personalmente Lui, ma si è scelto anche tutto quello mio, tuo, dei Suoi amici, dei parenti, del Suo popolo, di tutta l’umanità, dal primo fino all’ultimo uomo che ci sarà sulla faccia della terra. Più di qualsiasi eroe della Marvel: Gesù, vero Dio e vero uomo.

Allora possiamo iniziare a pensare che sì, dobbiamo difenderci da ciò che ci fa male, ma allo stesso tempo possiamo non esserne schiavi, non farci ricattare. Possiamo provare a stare nella nostra solitudine e guardarla in faccia. Invece di fuggire più lontano che possiamo, potremmo incontrare il nostro dolore, camminarci insieme, magari farci a botte, ascoltarlo, addirittura benedirlo. Lo so che cominciate a non sopportarmi più, però io ve lo ridico: “E se fosse una grazia?!”

Facile a dirsi… ma come si fa a stare nel mio vuoto? Come posso risentire quel sentimento forte di solitudine esistenziale? Come non farmi distruggere da quel senso di inadeguatezza che provo ogni volta che devo guardarmi in quello specchio? È possibile sentire il dolore e non soccombere? Grazia de che?!

Come si fa a stare nel dolore e non lasciarci le penne?

Conosco tante persone che hanno attraversato la loro storia, che sono riuscite ad affrontare i mostri a tre teste che avevano nel cuore. Sono persone libere, quelle che stimo di più e che guardo come esempio per me. Tutte queste persone hanno dato a qualcuno il permesso di amarle. Hanno avuto il coraggio, o sono state semplicemente costrette dal fondo che avevano toccato, di fidarsi. Sono entrate nei loro inferi. Sono andate incontro alle loro ferite e, soprattutto, sono persone rinate. Questi amici sono diventati luminosi, eppure erano i più spenti.

Per non lasciarci le penne in questo percorso bisogna essere ben equipaggiati. Hai presente quando vai in montagna con gli amici? Non ci puoi andare con le infradito, no! E poi ti devi portare l’acqua, una giacca, niente gonna, la crema solare, ecc. Figurati quando devi scalare la vetta della vita piena! Devi scavallare il dolore… Ci vuole un equipaggiamento vero, più che per una scalata sul K2.

Non voglio fare l’omelia, perché magari voi avete già bravi preti a casa vostra. Però io non posso non parlare di Gesù in questa impresa. Non conosco nessun altro capace di darmi questi strumenti. Anche gli amici di cui vi parlavo sono riusciti a fiorire nella vita perché hanno ascoltato Dio, a volte senza neanche saperlo. Hanno vissuto un Amore grande arrivato da chi gli stava vicino. Ma tutti hanno preso questi strumenti da Lui.

E allora, come stare nel dolore? Che serve?

  • come Gesù nella prima tentazione: in verità;
  • come Gesù davanti a Pilato: con dignità;
  • come Gesù sulla croce che rifiuta l’aceto: con lucidità;
  • come Maria sotto la croce: senza odio e a servizio;
  • con l’armatura dello Spirito Santo.

Questi sono gli strumenti per stare nel dolore come Gesù, ovvero uscendone nuovi, rinati. Se non sei in verità davanti a te stesso e non sai chi sei, non puoi proprio uscire di casa. Senza dignità, ma dove vai?! Alla prima salita ti svendi a quelle scorciatoie che ti portano inevitabilmente fuori strada. La lucidità poi è la bussola, ti permette di non perderti. Con l’odio (verso chi ti ha ferito) non è possibile camminare o stare nelle situazioni difficili, perché ti devasta il cuore, ti stanca, ti distrugge dentro. E poi non possiamo camminare da soli su strade così impegnative. Serve comunione (l’odio e il rancore la distruggono, la comunione). Serve piuttosto una rigenerazione di quello che ci è successo, perché tutto questo trovi un senso per noi e per gli altri (il servizio, dare la vita).

Attraversare il dolore non è una passeggiata: è una battaglia tra il male ricevuto, con le conseguenze che ha comportato, e un bene smisurato che facciamo fatica ad accettare e a credere. Ci vuole un’armatura seria per starci dentro. Ci serve “la corazza della giustizia” per proteggere gli organi vitali. “L’elmo della salvezza” sulla capoccia per non farci fregare dalle menzogne e dai nostri pensieri contorti. “Lo scudo della fede” che ci protegge da ciò che attenta alla nostra pienezza. Oh, tutte cose che dice San Paolo (Ef 6,13-17)!

Tutto questo non è per stare meglio, per un benessere spirituale, no! Questa è una questione tra vita vera e sopravvivenza trascinata, tra stare in uno stato di libertà e pienezza oppure di difesa e ricatto.

Dio non ha dato l’ultima parola alla morte. Noi abbiamo i Suoi stessi geni perché siamo figli Suoi: possiamo anche noi non dargliela, l’ultima parola. Ma poi, dico io, chi ce la fa a vivere da sfigati, incastrati in mille compromessi, quando possiamo vivere liberi? Questa è una guerra già vinta! La vittoria si ripete ogni volta che accettiamo di valere il sangue di Cristo, ogni volta che indossiamo questa dignità addosso come i jeans la mattina.

Il rischio è che tu, scegliendo di stare nel dolore come Gesù, possa essere felice.

Ale

P.S. Grazie per aver votato in così tanti la copertina del libro! Spero di conoscere molti di voi personalmente durante il tour che farò nel nord Italia a fine ottobre.

P.P.S. Ragazzi, manca una settimana al III Raduno realmen: dall'8 all'11 ottobre al Santuario di San Gabriele, in Abruzzo. Se sei un uomo, o ne conosci uno che ha bisogno di fermarsi e fare verità, è il momento. TUTTE LE INFO E ISCRIZIONI QUI


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