A cosa serve la fede?
Ciao!
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A cosa serve la fede? Basta credere in qualcosa per essere credenti? E poi, siamo sicuri che convenga, o costa rinunce troppo grandi? Oggi niente definizioni da manuale: vi racconto cos’è la fede per me e cosa cambia nella mia vita.
Buona lettura!
Ale
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A cosa serve la fede?
Di gente ne incontro tanta. La maggior parte delle persone che mi scrivono o con cui parlo si dicono credenti, eppure molti, moltissimi mi trasmettono solo vite incastrate e perse in vicoli di quello che chiamano fede, ma che a me sembra solo tanta frustrazione.
Allora mi chiedo: ma cos’è la fede? E, soprattutto, a che serve?
Io non ho studiato teologia e quindi una definizione di sicuro non so darvela, però posso condividere con voi cos’è per me la fede e cosa cambia nella mia vita. Poi, se vi va, potete rispondere a questa mail e condividere la vostra esperienza.
Ecco, per me la fede è stare con Dio. È quel respiro profondo pieno di gioia che faccio quando entro la mattina in chiesa prima della messa e tra i banchi c’è solo il don che medita la Parola. La fede è il mio cuore che in dialetto dice come incipit di ogni preghiera “Quant’è bell a sta p Te!” (com’è bello stare con Te!). È pace, riposo, casa, ma anche domande e battaglie con me stessa e con Lui.
Ho sempre pensato che la fede avesse il potere di dare tutte le risposte ai miei perché e percome, insieme a quello di risolvere le situazioni incasinate e dolorose. Su questo punto sono stata mooolto contraddetta dalla realtà. E mi sono chiesta: ma allora ‘sta fede a che serve, se non risolve i problemi e non dà il senso?
Come dare un senso alla malattia di un bambino, alla morte prematura di un padre, all’assenza in casa di tua madre o a quella famiglia che non è mai riuscita a vederti per quello che sei veramente? Dio è capace di spiegare queste cose oppure no?
Sono domande che mi sono fatta tante volte, sia per la mia storia sia per le storie che ascolto ogni giorno, che spesso sono davvero drammatiche. Sono arrivata a una sola risposta: il senso di certe cose forse è troppo grande e il nostro cervello non è in grado di capirlo, ma quello che conta più di tutto non è capire, è sapere che c’è Qualcuno che ti vede, che ti vuole bene. Quando ho sperimentato questo, mi si sono azzerate tutte le domande, è finita la mia sete di riscatto, sono andati a farsi friggere tutti i perbenismi religiosi.
Per me la fede è questo Amore qua. Questa per me è la risposta al senso della vita, del dolore e di tutto il resto. Con questo Amore non si risolvono i problemi: mia madre non diventa attenta e mio padre non si accorge di avere una figlia, la baita non ritorna indietro e l’affitto del prossimo mese non si paga. Quello che accade, però, è che tutte queste cose le vedo in modo diverso; diventano un’occasione per mettermi a servizio, per aprire di più il cuore, oppure semplicemente per offrire a Dio qualcosa che non siano solo le mie solite chiacchiere. Cambia il mio sguardo, per cui le sfighe della vita piano piano si rivelano grazie inaspettate, quelle per cui il mio cuore è capace di ascoltare o di sentire il peso di un’amica che sta vivendo un momento difficile.
Oh, che vi devo dire, a me la fede mi basta nella vita! L’Amore mi basta. La vita a volte è piena di gioie e a volte piena di garbugli dolorosi, però a me stare con Dio mi basta.
Un amico sacerdote mi ha detto che in realtà il libro di Giobbe (che abbiamo letto a messa per tutta la settimana scorsa) finiva con Giobbe che diceva (il testo è stato poi modificato secoli dopo, con l’aggiunta della nuova prosperità):
“Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono” (Gb 42,5).
Punto. Basta. A ‘sto povero Giobbe, proprio perché era un uomo timorato di Dio, gliene sono successe di tutti i colori. Era l’uomo più fedele della terra, un orgoglio per il Signore. Il diavolo credeva che fosse così solo perché Dio lo benediceva con tanti figli, tanta prosperità nei greggi e nei raccolti. Allora la vita di Giobbe viene scossa e in un giorno perde tutto: i figli e le figlie, i raccolti, i campi, tutto. Il dolore è infinito. Tutti intorno a lui a cercare spiegazioni, a provare a dare un senso o, alcuni, addirittura a colpevolizzarlo. Ma Giobbe sta lì e soffre come un cane. Però ci sta con Dio e dice:
“Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore” (Gb 1,21).
A lui gli interessa solo quell’Amore lì. Può vivere senza niente, privato di ogni bene e relazione, ma non senza la fede; non può perdersi quell’Amore. Adesso che ha perso tutto può dire di vedere Dio con i suoi occhi; prima di allora era solo un sentito dire.
Mi sa che è tanta roba… Non è questione di chiacchiere, ragionamenti o cose che io sono in grado di spiegare a parole, ma di credere che Dio non ci vuole fregare, anzi ci tiene sul palmo delle Sue mani e si commuove di gioia solo a guardarci.
La fede è un dono, ma anche la scelta di accettare questo dono e di metterlo a servizio per noi e per chi ci è vicino.
Il rischio è che tu possa essere felice.
Buon cammino!
Ale
P.S. “E se fosse una grazia?!” è in stampa. Dal 22 al 25 ottobre sarò in alcune città del nord (il 22 a Milano, il 23 a Brescia, il 24 a Torino, il 25 a Verona) per parlare di questi temi, incontrarvi e conoscervi di persona. Lo potrete acquistare su Amazon ai primi di novembre. Se lo volete leggere prima, vi tocca venire in una di queste città.
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