Dov'è la gioia?
Ciao!
È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!
Il vangelo della scorsa domenica non mi ha lasciato indifferente. Ha aperto nel cuore una domanda grande: “Dove sono? Dov’è la gioia? Perché me la sto perdendo?”
Buona lettura
Ale
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Dov’è la gioia?
In questo vangelo (Mt 22,1-14) viene raccontata una storia per spiegare com’è il Regno di Dio, cioè, in sostanza, come ragiona Dio. Gesù racconta che c’è il matrimonio di un principe. Il padre, il re, invita innanzitutto gli invitati “diretti” a partecipare; immagino quindi che queste persone siano quelle chiaramente più vicine alla famiglia: parenti, amici, collaboratori, consiglieri. Questi però, invece di essere onorati di un invito del genere, non vogliono andare. Allora il re ci riprova. Manda altri servi con la premura di riferire che si mangerà bene ed è già tutto pronto. Ma nada de nada… ‘sti invitati preferiscono andare a lavorare o continuare a occuparsi dei loro affari; addirittura alcuni di loro, infastiditi dall’insistenza dell’invito, pensano bene di insultare e uccidere i servi che erano andati lì per la seconda volta.
A ‘sto punto il re non ci vede proprio più e si incavola. Fa uccidere questi mascalzoni e brucia la loro città. PERÒ!!! Succede una cosa incredibile: nonostante il sangue al cervello per il rifiuto a un invito così importante, il re decide che non vuole rinunciare alla festa. Mette come priorità ciò che deve rimanere al centro, ovvero la gioia di questo matrimonio. Allora rimanda ancora una volta i servi a chiamare nuovi invitati, quelli ai crocicchi delle strade, buoni e cattivi: l’importante è che si faccia festa.
La storia continua con un tipo che, invece di indossare l’abito nuziale che di solito il padrone di casa offriva prima di entrare al banchetto, fa di capoccia sua, non rispetta il luogo, la circostanza e l’usanza, e per questo viene cacciato in malo modo. Poi finisce con delle parole bellissime che dice il re:
“Perché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti”
… hai capito! Quanta roba!
Ma dove siamo?
Non so a voi, ma a me ‘sto vangelo mi ha un attimo sbattuto in faccia un po’ di cosette… Innanzitutto mi fa riflettere sul fatto che quelli che sembrano i più vicini al re, in realtà, sono proprio quelli a cui non interessa minimamente condividere con lui la gioia della festa. Qui ci metto tutti noi, bravi cristianucci del secolo, che pensiamo alle cose da fare, alle strategie, a migliorare la comunicazione, a tattiche intelligenti per attirare i ragazzi… Ma che stiamo facendo?!! Ma dove siamo?! Ma cosa stiamo facendo?! A cosa stiamo pensando?! Dove siamo?! (Non so se pure a voi rimbomba nel cervello “Tok Tok” dei Reale mentre leggete, a me tanto.)
Siamo sempre tutti impegnati. Ma a fare cosa? Cose sante? Cose buone? Cose utili? Cose che bisogna fare? Cosa???
Non abbiamo mai tempo per niente. È un trend fico non avere tempo? Per me è da scemi, perché mentre fai mille cose, di cui pochissime ti nutrono davvero come persona, ti perdi la vita, la gioia delle cose piccole e anche di quelle grandi. Troppo presi da qualcosa, sempre. Troppo attenti a essere bravissimi in tutto quello che facciamo. Distratti dagli impegni sulla lista di oggi. Cosa ci stiamo perdendo davvero? Te lo sei mai chiesto?
Chi si becca la festa?
La festa se la beccano quelli che stanno ai margini della strada, nei crocicchi delle vie, quelli che non avevano niente e niente da fare: i disperati, insomma. Si sono presi la parte migliore, ed è accaduto solo perché hanno accettato, hanno avuto il cuore aperto.
Per me è sempre stato facile scegliere il Signore, perché è stato la mia salvezza da una prospettiva di vita di condanna, una storia già scritta e non piacevole. Mi rendo conto di quanta fortuna (per la condizione) e grazia (per l’opportunità di un invito) ho avuto e ho.
Dai crocicchi delle strade la visuale è molto diversa rispetto al tran tran degli impegni e degli affari. Si vive una condizione di azzeramento. Questa condizione, per dirla in tutta sincerità, io la provo solo in due situazioni: o quando sono completamente a contatto con la natura, tipo in montagna, durante un cammino (Santiago), alla baita (quando c’era!), oppure quando la vita mi travolge con un dolore. In tutte le altre situazioni corro sempre il rischio di non aver bisogno di un Salvatore, di partecipare a una festa o di condividere la gioia. In fondo me la cavo e sto in piedi, intrattenuta dalle mie mille cosucce da fare (tutte cose santissime, eh, figurati!).
Chi sono gli eletti?
Noi siamo tutti dei poveretti. Quelli che vivono una vita di fede e di preghiera, puri e casti, e quelli che invece vivono una vita di apparenza e superficialità (forse questa è una ripetizione… ma lascio credere a quelli che si reputano santi che NON sono assolutamente superficiali perché si fanno il segno della croce prima del pranzo quando sono con gli amici dell’oratorio). Siamo tutti dei disperati, solo che c’è chi lo ammette a se stesso e chi si racconta le favolette (a volte proprio dietro una vita piena di cose “di fede”).
Molti sono chiamati a partecipare a questa gioia di una vita felice (Amata), ma pochi prendono sul serio la cosa. Quasi tutti siamo invitati, ma solo alcuni sono gli eletti, ovvero coloro che prendono in elezione e considerano cosa importante quell’invito. Sono pochi quelli che dicono: “Signore, ho bisogno di Te, ma non per l’esame di Fisica 1 che è la terza volta che ci provo, e neanche perché non riesco a dichiararmi a quella ragazza che tanto mi piace. Ho bisogno di Te perché senza di Te non ho nulla. Niente mi giova. Non c’è sapore nelle cose. Non c’è la gioia se non mi lascio Amare da Te”.
Gli eletti sono i santi, ovvero coloro che hanno detto sì all’invito di Dio a condividere la Sua gioia, la gioia di Suo Figlio che ha scelto di sposarsi con noi (l’umanità, la Chiesa). E se la sono goduta e se la godono per l’eternità. In fondo un matrimonio è un patto di alleanza spesso indissolubile.
Mo’, dico io, a me e a te ci fa così schifo rinunciare al nostro da fare per acchiapparci questo invito alla gioia?! Saremo mica scemi noi, che ci giriamo dall’altra parte e continuiamo a farci i fatti nostri invece di andare a un matrimonio a godere di tanta roba buona. Inoltre, alla fine vengono invitati buoni e cattivi (Mt 22,10), cioè proprio tutti. Quindi non c’è bisogno che stiamo lì a fare i bravi ragazzi di parrocchia e le persone per bene, quanto piuttosto che stiamo attenti a non perderci l’occasione incredibile di questo invito. Non è una questione di capacità e bravura, ma di accoglienza. Porca miseria! Ce la potremmo fare anche noi, no?!
Bro! Lascia sta’! Goditi questo Amore qua di Dio, al resto ci pensiamo dopo.
Il rischio è che tu possa essere felice!
Ale
P.S. Spero di conoscervi di persona al Tour di presentazione del libro “E se fosse una Grazia?!” la prossima settimana. So che siete numerosi e faccio spazio nel cuore per questa gioia. Per rimanere aggiornati sull’uscita del libro e per anteprime interessanti potete iscrivervi qui.
Per partecipare al Tour basta munirsi solo di un minimo di organizzazione e sapere che sarò:
- Giovedì 22 Ottobre a MILANO, nella Chiesa di San Gottardo al Corso, Corso San Gottardo 6, insieme agli amici di Fraternità (la serata sarà preceduta da un momento di adorazione animata)
- Venerdì 23 Ottobre a BRESCIA, nell’Oratorio Le Due Sante, via Botticelli 5
- Sabato 24 Ottobre a TORINO, nella Parrocchia SS. Annunziata, via Po 45, insieme agli amici di Fraternità
- Domenica 25 Ottobre a VERONA, nella Casa Domus Pacis, via Parallela 31, Legnago (VR)
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