Per me è troppo tardi #62
Ciao!
È venerdì 💫 ecco un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!
Dopo settimane di strumenti, inviti e provocazioni… oggi chiudiamo il cerchio.
Buona lettura!
Fra & Ale
PS: stai per leggere un estratto dal nuovo libro che stiamo scrivendo “Ma l’Amore può finire?!”
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Senza di te non si può fare!
Per me è troppo tardi
Se per molti il problema è come far funzionare una relazione, per altri il nodo è uscire dalla disillusione dell’amore.
Il club dei disillusi è composto da tutte quelle persone che pensano che hanno già lavorato sui presupposti e di essere equipaggiati di tutti gli strumenti necessari, sono sicuri di avere una buona autostima, di essere adulti responsabili e di avere il cuore libero dai pregiudizi. Ciò nonostante le loro relazione vanno a finire lo stesso male.
La colpa di solito viene attribuita a fattori esterni, tipo “non ci sono più uomini veri” oppure “ormai per me è troppo tardi”. Insomma, tutto è perduto. Allo scandire di ogni possibile situazione si rinnova l’abbonamento al club e si va avanti per inerzia.
Quando gli -anta suonano al campanello della porta di una donna o quando le aspettative di traguardi da raggiungere di un uomo vengono delusi, ci si trova disillusi e amareggiati con la vita. Si inizia a pensare che si poteva essere felici solo se quei desideri si fossero realizzati e che l’amore è qualcosa che succede solo agli altri.
Per tutti i disillusi ho una domanda: perché vuoi entrare in una relazione d’amore? Cosa cerchi davvero? Che bisogno esistenziale cerchi di soddisfare?
A volte i desideri mascherano bisogni diversi. Ad esempio si può desiderare di fare il medico per l’interesse alla medicina e curare le persone, oppure perché ci piace il rispetto con cui i medici vengono trattati (il bisogno che cerchiamo di colmare è il rispetto); oppure vogliamo fare l’ingegnere perché ci piace che si guadagnino tanti soldi (vedi, stabilità economica). Di esempi così ce ne sono a bizzeffe… Ecco, tu perché cerchi una relazione d’amore? Cosa stai cercando in fondo? Quale è il bisogno più profondo?
Per molti ad esempio, c’è la paura di rimanere soli. Allora capisci bene che il bisogno da guardare non è la relazione, ma la solitudine! Infatti se stai cercando compagnia ti svelo subito l’arcano, in coppia la solitudine può essere devastante! Se cerchi serenità di solito stare in coppia è il posto sbagliato, è il luogo dove ci si mette in discussione fortemente. Se cerchi comprensione è da sentirsi male. Io lo dico da donna sposata con cognizione di causa. Lo dico perché sono dall’altra parte. Se il matrimonio fosse questo allora basterebbe sposarsi per essere felici…ma a me risulta che tante volte le persone sposate siano doppiamente sole, doppiamente inquiete, doppiamente incomprese.
Perché il matrimonio non è questo.
Da soli la vita è più semplice: non devi litigare con nessuno, gestisci liberamente la tua giornata e non hai responsabilità oltre la spazzatura e le bollette. In coppia sei già felice quando tuo marito aveva voglia come te di una pizza. Ogni giornata va misurata secondo i bisogni tuoi e dell’altro (per non aggiungere i figli!). Ogni assenza in casa va accordata perché ha una ricaduta sull’organizzazione generale di tutta la famiglia. Ogni scelta lavorativa, sportiva, economica, di fede, ecc. va pensata e decisa insieme e non è sempre facile trovare un accordo che faccia stare bene tutti.
L’unico motivo per entrare in relazione è perché si risponde ad una chiamata di servizio verso l’altro. Ci si prende la responsabilità di un altro. Si cucina una piatto buono anche quando si è incompresi e ci si sente soli in una difficoltà. Tutto questo è capace di cambiarci dentro, di lasciare che le nostre ferite vengano rimarginate da questo dono totale di sé. È un Amore che si riceve dall’alto, si vive e si ridona continuamente.
Se dunque l’obiettivo è donarsi, allora per farlo bisogna aprire l’orizzonte e mettersi a disposizione di quello che la vita ci chiama a fare. Questo va oltre lo schema “matrimonio” o relazione. Non serve una relazione per poterti spendere. Mettiti in ascolto con un discernimento guidato e osserva quello che la vita ti offre.
Vi racconto la storia di una ragazza che abbiamo incontrato da vicino qualche anno fa.
La storia di Paola
Il suo arrivo nel mondo è stato accolto con felicità da una famiglia tradizionale e radicata nei valori. I suoi genitori, insegnanti alle scuole elementari, hanno sempre sognato per lei un futuro stabile: un buon matrimonio, figli, una vita ordinata e sicura. Cresciuta in un piccolo paese dove tutti si conoscono, Paola ha un’infanzia serena, circondata da affetto e regole semplici. Fin da adolescente, però, assimila un’idea fissa: l’amore deve portare al matrimonio, e il matrimonio è il traguardo che trasforma una donna in “completa”.
Nella sua testa, forse per le pressioni implicite della comunità o per il desiderio di sentirsi all’altezza delle aspettative, fissa una tabella di marcia: fidanzamento serio entro i 25 anni, promessa di matrimonio a 28, nozze prima dei 30. L’orologio biologico, le chiacchiere delle zie, il confronto con le amiche già sposate diventano colonne sonore delle sue scelte.
Noi l’abbiamo conosciuta a 38 anni, dopo che una relazione di sette anni era finita nel nulla. Aveva investito ogni energia in quell’uomo, convinta che bastasse “insistere” per trasformarlo nel marito perfetto. Lo perdonava quando scompariva per mesi, ignorava le incompatibilità, sorvolava sulla mancanza di progetti comuni. “L’importante è far funzionare la relazione”, diceva. Quando lui ha chiuso, dichiarando di non volere una famiglia, Paola si è ritrovata con un dolore doppio: il cuore spezzato e l’angoscia di aver “sprecato” gli anni migliori.
Paola si sente svuotata. La frase che ripeteva a sé stessa e agli altri era “ormai, per me è troppo tardi”, declinandola in ogni scenario: trovare un nuovo amore, diventare madre, persino reinventarsi professionalmente. Continuava a rimuginare su quegli anni spesi ad aggrapparsi a un’illusione, come se il matrimonio fosse un diploma da ottenere a tutti i costi, prima che il tempo scadesse.
Alla storia di Paola si può aggiungere la storia di Roberto che, dopo le frasi “profetiche” (!!!) del suo padre spirituale “Tu sei chiamato alla vita consacrata”, si è vietato per anni di entrare realmente in una storia d’amore; le baciava tutte, ma poi finiva lì. O quella di Sara, che a 34 anni, dopo una serie di relazioni superficiali, getta la spugna: “La mia vita è un fallimento. Non c’è speranza”.
Paola, Roberto e Sara condividono un errore sottile: aver sostituito il desiderio di amare, con la realizzazione di un progetto preconfezionato. Ma la realtà non funziona così… e forse questa è proprio la tua grande occasione per abbandonare i tuoi schemi ed entrare nel mistero della vita. Di fronte ai fallimenti le domande si fanno più pressanti, i dubbi insidiosi, e sebbene sia una situazione dura da vivere, la pienezza si gioca nel fare entrare tutto questo in un nuovo progetto di vita, più ampio.
Questi ragazzi non sono certo soli a vivere questo smarrimento. Come Mosè davanti al roveto ardente, sono chiamati a togliersi i sandali delle aspettative per camminare su una terra santa: quella del progetto di Dio. Non si tratta di rinunciare ai sogni, ma di lasciarli respirare nello Spirito. Perché vivere un Amore Grande non è un traguardo da conquistare, ma un fuoco che si accende quando smettiamo di accampare diritti sulla nostra vita.
Il mondo dei disillusi è vasto.
C’è chi cerca risposte in esperienze surrogate: spiritualità, viaggi, farsi zia dei figli altrui, il cane. Chi intraprende psicoterapia o cammini spirituali. Ma la risposta autentica è una sola: Gettare le reti dalla parte destra.
Gesù disse loro: «non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. – Gv 21, 5-6
Non è parola di psicoterapeuta o guida spirituale: è Parola di Dio. Significa ribaltare la logica. Convertirsi. Credere che tutto, persino le sfortune, concorrano al bene. Ragionare come Lui: aprirsi a scrivere la storia unica che solo tu puoi vivere.
Non sono frasi motivazionali — “sogna in grande!” — ma un invito radicale: abbi fiducia. Dio ama le stalle più degli ospedali, i falliti più dei “perfetti”. Beati i poveri, gli affamati, chi non ha controllo, gli oppressi, quelli stanchi e disillusi.
Mosè balbuziente, Maria vergine, Pietro impulsivo: Dio sceglie i fragili.
Siamo i suoi preferiti.
Per Paola, serve abbandonare le aspettative per aprirsi all’amore. Per Roberto, liberarsi dal fardello di una vocazione imposta. Per Sara, rinascere dalla disillusione. Il filo rosso? Progetti rigidi, obiettivi prefabbricati. La soluzione è ragionare secondo Dio.
Ognuno di noi, se autentico, a un certo punto deve abbandonare i propri piani per seguire quelli più grandi. Io stessa desideravo la consacrazione, ma il discernimento mi ha condotto al matrimonio. Francesco ha investito 15 anni per diventare professore universitario, ma ora aiuta i ragazzi a trovare la loro strada. Ci sono state rinunce dolorose, ma oggi vedo la mia vita fiorire dove non l’avrei mai immaginato. Non mi è andata bene, non è stata fortuna, proprio per niente! Ho lasciato il campo e mi sono affidata all’assurdo.
Diventare generativi
Tutti siamo chiamati ad essere generativi, ad Amare quindi con la A maiuscola. Noi siamo una Parola di Dio venuta al mondo per un progetto ben preciso, chiaro e limpido. Non ci sono scuse davanti alla missione per cui siamo qui. Puoi raccontartela quanto vuoi: che sei un fallito, che non ci sono ragazzi per te, che l’amore è qualcosa che riguarda gli altri, ma a Dio cosa racconterai? Attento! Potrebbe accadere che un giorno, il giorno più grande della tua vita, quando lo vedrai faccia a Faccia, ti dica “non ti conosco”. Le messe fatte, i rosari e i venti pellegrinaggi a Medjugorje non saranno scuse valide.
Justin, una bambina del foggiano, affetta da una grave malattia è morta santa. Su una sedie a rotelle, con gravi difficoltà respiratorie, ha urlato al mondo la bellezza della vita, la gioia di una vita piena con il Signore. La felicità non si trova nel matrimonio, ma in una vita che si dona senza riserve lì dov’è e com’è.
I tuoi “ho una storia difficile”,“se solo fossi nato in città”, “la mia famiglia non mi ha dato gli strumenti” vanno a farsi friggere davanti a quello che ti stai perdendo. Il punto non è realizzare una bella famiglia, no. Il punto è “dove ti posso lavare i piedi o mio Signore perché la mia vita sia piena?”. Questo ha realizzato Justin, la felicità in Dio.
Invece di piangerti addosso, cancella la tua iscrizione annuale ai disillusi e smetti di essere un egoista. Ogni attimo che stai perdendo a raccontartela è un attimo che stai togliendo alle persone che sei chiamato ad amare. La tua vita non è un affare personale, ma è quello che fa la differenza.
Subito potrebbe arrivare nella tua mente un dubbio: “E se mi affido a Lui e nulla cambia?”. La fede non cancella la fatica, ma la trasfigura: ogni lacrima versata per amore diventa un fiume che irriga deserti. Non sarai mai solo in questa battaglia: persino i tuoi dubbi sono preghiere che Dio ascolta.
Dio non ignora il tuo grido – lo ha gridato in croce – ma ti chiede di non fossilizzarti sul lamento. Smettila di piangerti addosso non perché il dolore sia insignificante, ma perché sei troppo prezioso per sprecare la tua vita in un ruolo da vittima.
Non in un delirio positivistico “andrà tutto bene”, ma come dice S. Paolo in Efesini 6, indossa la cintura della verità che ti tiene saldo, la corazza della giustizia che protegge il tuo cuore, lo scudo della fede che spegne i dardi del maligno, l’elmo della salvezza che custodisce la tua mente e la spada dello Spirito che è la Parola di Dio. E soprattutto con la preghiera, senza la quale nessuna battaglia si vince.
Combatti il buon combattimento, perché la tua vita è una missione!
Il rischio è che tu possa essere felice!
Ale
P.S.
Oggi Paola è una donna di oltre 50 anni che si dona ai giovani in un modo unico. Ha una felicità incontenibile perché, dopo essersi messa in ascolto della Parola che guarisce e salva, ha iniziato a sentire il dolore dei ragazzi che come lei, non avendo gli strumenti, rischiano di trovarsi nel buco nero della disillusione. Chi meglio di lei che ha conosciuto bene dove portano le aspettative e le illusioni può capire i ragazzi?
“Se avessi saputo prima queste cose!” ripete da anni. Poi aggiunge, da donna che si è lasciata trasformare dalla Verità e che vive con le ginocchia consumate dalla preghiera, “Nessun ragazzo deve rimanere senza strumenti come me”. Organizza corsi, mette in contatto i ragazzi con sacerdoti, ascolta i giovani, traduce libri sull’affettività. Quanto Amore! Quanta generatività! Che donna!
Prega la Parola
Per incominciare a metterti in cammino su questi temi è necessario far entrare la Parola di Dio in un dialogo basato sulle Scritture.
Adesso prega in spirito e verità. Ti spiego come:
entra in un atteggiamento di silenzio e di preghiera
esponi al Signore perché vuoi entrare in relazione con Lui. Esempio: sono anni che ho mollato la spugna, credo che la felicità sia per gli altri, ormai sono troppo vecchio, ecc.
Leggi uno di questi tre passi biblici. Non fermarti al versetto proposto, ma prendi la Bibbia e leggi tutto il brano (eventualmente continua anche prima o dopo).
Scrivi su un quaderno i criteri biblici (almeno una decina per passo), ovvero i punti salienti di come il Signore ha operato in quella storia. Quello che accade seguendo il Signore e quindi ciò che è il massimo bene per me. Esempio: quando i discepoli si fidano e buttano le reti dalla parte sbagliata (la destra) le cose funzionano abbondantemente.
Convertiti: inizia a pensare in un modo diverso. Fidati del Signore e non sarai deluso.
Amati prima tu: fai delle scelte buone per te e sii fedele a te stesso.
La Parola di Dio è viva, non è solo un racconto. Questa Parola opera, salva, guarisce, rinnova, disseta, risponde, indica la strada. Quello che il Signore ha fatto per i discepoli lo vuole operare anche nella tua storia. Sappi che Dio opera oggi, adesso, in questo momento. Lascia che quest’opera inizi subito che di lavoro ce n’è tanto da fare!
“Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete.” (Gv 21,6)
La fiducia nella Parola di Dio porta frutto anche quando tutto sembra fallire. Come i discepoli, dopo una notte senza risultati, affidarsi a Lui porta alla vera abbondanza.“Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza.” (2 Cor 12,9)
Dio non sceglie i forti, ma si manifesta nella fragilità umana. È nella debolezza che la sua forza si compie…quindi già parti bene!“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.” (Mt 5,3)
Essere poveri in spirito significa non appoggiarsi sulle proprie sicurezze, ma riconoscere che tutto viene da Dio. Solo chi si apre a questa verità può accogliere la beatitudine della vita.
Questo è un estratto dal nostro nuovo libro, “Ma l’amore può finire?”. Se ti hanno inviato questo messaggio, iscriviti qui per ricevere i prossimi numeri della newsletter e scoprire tutti gli arretrati.
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