Lettera di un Millennial alla Generazione Z #68
Ciao!
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Tra TikTok, esami e crisi esistenziali, a vent’anni ti ritrovi a navigare un oceano di stimoli senza una bussola. Ho scritto questa lettera per te. Non ho la pretesa di insegnare, ma di condividere le risposte che ho trovato in questi 30 anni, alle tue domande di oggi.
Buona lettura!
Fra
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Lettera di un Millennial alla Generazione Z
So che ti svegli ogni giorno con 47 notifiche e zero risposte vere. Scorri storie di persone che hanno “trovato la loro passione” mentre tu fai fatica a capire cosa sia veramente importante. So che il tuo feed è pieno di corpi perfetti, startup da milioni e avventure pazzesche. E so che a volte ti chiedi: “Ma io ce la farò? Da dove si inizia?”
Classe 1977, alla tua età credevo che il mondo fosse una gara ad ostacoli, con poche regole non scritte e nemici da combattere. Coltello tra i denti, ho perso anni in questa battaglia.
Da una parte, oggi tutto sembra più semplice: basta una chat per avere tutte le risposte del mondo. Mentre nei miei vent’anni le informazioni viaggiavano con il passaparola – notizie underground di un prete fico che faceva un percorso sui Dieci Comandamenti, un frate tutto matto che parlava ai fidanzati ad Assisi, un’avventura sulle Alpi in inverno, dove c’è un rifugio aperto tutto l’anno – le notizie giravano di prima mano, senza quella patina lucida di perfezione.
Era la fine degli anni ‘90, quando arrivò l’euforia di internet, i primi telefoni e la facilità di ritrovare tutti i tuoi amici con il clic di un follow. Vedevo tutto questo come un alleato, non come un tunnel di stress per attimi di dopamina. Tu sei nato in questa dinamica. Forse a 13 anni eri già con il telefonino in mano, perso in videogiochi online, meme e video virali. La tua lotta è più dura: non puoi ribellarti a ciò che ti è stato venduto come normalità. Dove sono finite quelle giornate perse sdraiato sul prato a guardare le nuvole che passano? A girare a caso per le strade vuote con la bici, cercando i tuoi amici…
Alla tua età ho bruciato tappe, ignorando i cartelli “pericolo”. Ho confuso il successo con l’approvazione. Ho pensato che la terapia fosse per i deboli (“Resisto, sono forte”). Ho inseguito passioni, senza capire che la felicità è un lavoro faticoso che ti scava dentro. Oggi, con le cicatrici di chi ha sbagliato, voglio lasciarti i punti che ho imparato lungo il cammino:
Cerca la Verità
Tante voci sussurrano — gridano — cosa devi essere, cosa devi fare. Ma la vita è complessa, non una crescita lineare verso il “successo”. È fatta di svolte improvvise, di battute di arresto. La verità che cerchi non è fuori di te, ma dentro. Solo nella ricerca di questa Verità troverai la pienezza che cerchi. Non la sicurezza, ma la Verità ti rende libero.
Pienezza di vita
Noi millennial abbiamo sprecato anni a cercare il “lavoro perfetto”. Ci hanno ossessionato con il ritornello della realizzazione personale, come se fosse qualcosa da raggiungere a tutti i costi. Forse a te ossesiona l’idea del successo, ma in entrambi i casi chi raggiunge questi obiettivi tocca con amarezza l’aridità della vita. Vivere in Pienezza vuol dire saper diventare generativi, adulti capaci di prendere in mano la propria vita e saperla mettere al Servizio per qualcosa di grande.
Molla e lascia andare
Tutto sembra un’emergenza, il dovere di essere sempre reperibili. Ma il silenzio non è vuoto: è lo spazio dove nascono le idee. Impara a stare solo, senza immagini o input esterni. Troverai una voce. Quella è la tua. Segui la tua strada.
Il lavoro paga
L’insegnamento più importante di chi vive una vita umile è che le cose si raggiungono con il sudore della fronte. Non per furbizia, non con comodità, ma con la schiena curva e i calli alle mani. Oggi risuona come un approccio demodé. Ma i traguardi della vita si raggiungono con il lavoro. Hai poca autostima? Ci vuole lavoro. Sei irrisolto affettivamente? Ci vuole lavoro. Manchi di professionalità? Lavoro.
Meglio fatto che perfetto
Quanta ansia in questa generazione! Paura di iniziare perché il mondo ti dice che tutto è già stato fatto o che è inutile. Vai avanti. Quello standard altissimo che ti sei messo davanti è frutto di un mondo fatto di immagini elaborate al computer: se apri la finestra, vedrai che le cose appaiono ben diverse, si chiama Realtà. Scrivi quell’articolo, avvia quel progetto incerto. La perfezione è una trappola: le cose migliori nascono da tentativi che sembravano assurdi.
Il corpo è Sacro
Quante bugie mi hanno raccontato da ragazzo sul corpo e la sessualità. Godi e consuma, come se soddisfare ogni piacere del ventre portasse alla Felicità. Oggi tu paghi questa eredità, in cui il corpo è un oggetto e il piacere una valuta di scambio. Il corpo, invece, è Sacro, perché ospita la tua anima, ospita un uomo, una donna, capaci di amore e gratuità. Il corpo è un dono immeritato. Impara ad amarlo nella sua Sacralità.
Risolviti affettivamente
I like non ti terranno al caldo quando arriverà la tempesta. Amare non te lo insegna nessuno, ma sarà l’unica cosa che ti servirà veramente nella vita. Lavora sul tuo egoismo — piegalo — renditi porto sicuro per chi ti è affianco, confidente attento, amico sincero. Risolversi affettivamente vuol dire imparare ad amare e ad essere amati con un amore gratuito, senza aspettarsi nulla in cambio, e in piena armonia con i tuoi bisogni più intimi.
La vita non è una partita a scacchi
Ho cambiato lavori e nazioni. Ho lasciato la mia casa d’origine, un posto da professore, e ho perso soldi in investimenti sbagliati. Ogni volta pensavo: “È finita”. Invece, stavo solo facendo un reset. Ad ogni passo ho aggiunto un tassello importante per diventare chi sono oggi.
Non caricarti il mondo addosso
So che ti senti in colpa per il clima, per i diritti, per tutto. Ma non puoi caricarti il mondo addosso. Inizia da un gesto piccolo: ricicla, vota, protesta. Poi torna a casa e cucina una cena con chi ami. La rivoluzione è fatta di giorni normali, vissuti in Verità.
Impara a pregare
Il mondo ti chiede: “Corri! Fai di più! Sii di più!” La preghiera sussurra: “Fermati. Sei già abbastanza. Sei amato.” Impara a dedicare tempo a Dio, perché Lui è l’unico che ti conosce davvero. Puoi entrare in preghiera con le lacrime, la rabbia, il vuoto.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro — Mt 11,28
Noi millennial abbiamo cercato riposo in tanti palliativi, pensando che Dio fosse una cosa da vecchi… ma il vero ristoro è stato sempre lì.
Abbiamo cercato risposte su Google. Tu le cerchi su ChatGPT. Ma le domande più profonde — “Per cosa vale la pena vivere? Come perdonare? Come resistere alla solitudine?” — sono già state affrontate. Le risposte le trovi nella Sacra Scrittura. Impara a relazionarti con Dio.
Non so come finirà la tua storia. So solo che, tra 30 anni, guardandoti indietro, non ricorderai i like persi o i trend mancati. Ricorderai gli occhi delle persone importanti, il freddo di una notte passata in montagna, l’odore della persona che ami. Ricorderai le risate che ti facevano scendere le lacrime, le notti di paura, i giorni in cui bastava una canzone a salvarti.
Si chiama Vita.
Butta questa lettera se vuoi. Ma se una frase ti è rimasta addosso, tienila. E quando sarai nel mio posto, passala a qualcuno.
Il rischio è che tu possa essere felice.
Fra
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