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La preghiera incessante

21.03.2025

Ciao!

È venerdì 💫 e benvenuti a un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!

Tra il trambusto della vita quotidiana, le mille attività e la ricerca di un senso profondo, a volte sembra impossibile fermarsi e ritrovare se stessi. In questo numero, Marta vi racconta di come la preghiera incessante, vissuta quotidianamente nella nostra amata baita, sia diventata una linfa vitale che trasforma ogni istante, anche il più faticoso, in un momento di incontro con Dio.

buona lettura

Ale & Fra


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Senza di te non si può fare!

La preghiera incessante

Preghiera incessante…
Che paroloni!
Già con la preghiera di per sé facciamo tutti una gran fatica. Se in più ci aggiungiamo la parola INCESSANTE, assume la forma di qualcosa di indefinito, ma che sappiamo per certo essere irraggiungibile, insormontabile, impossibile… (aggiungete la vostra…)

Ma non è della fatica della preghiera che voglio parlarvi oggi, anzi, vorrei raccontarvi di come la preghiera incessante mi abbia cambiato la vita.

Come abbiamo raccontato già in diversi podcast, la vita alla baita è una vita di lavoro e preghiera. Ora et labora appunto.

Come i monaci benedettini?

Tipo.

Ma concretamente?

La giornata inizia con la preghiera. (E in questo periodo con il fuoco, perché subito accendiamo la stufa per scaldarci. Per noi pregare al freddo non è un’opzione.)

Alle 6.30 iniziamo con mezz’ora di silenzio in cui meditiamo il Vangelo del giorno e stiamo in ascolto della Parola di Dio. Poi facciamo le lodi e condividiamo insieme quello che ci ha colpito della Parola.

Alle 8.00 siamo pronti per la giornata. Facciamo colazione e iniziamo i lavori del giorno.
Tagliamo la legna, prepariamo il pane, ci occupiamo della casa, dell’orto e di tutto quello che è necessario. Non ci inventiamo dei lavori da fare giusto per passare il tempo, ma sono tutte cose indispensabili per il nostro sostentamento. Cioè, se non prepariamo la legna stiamo al freddo, e se non ci occupiamo dell’orto non mangiamo verdura, ma solo pane e salame, il che non è male, ma a lungo andare non è molto sostenibile (non chiedeteci perché lo sappiamo…)

Poi alle 11 ci fermiamo per la pausa di mezz’ora.

E preghiamo di nuovo.

Ognuno da solo medita un capitolo di un libro della Bibbia che abbiamo scelto insieme. (Per la Quaresima stiamo leggendo i “Canti delle salite”, Salmi dal 120 al 134).
Non importa se non abbiamo ancora finito di fare la legna che ci servirà oggi, o se l’orto non è ancora tutto zappato. Questo momento di pausa è prezioso, perché è il nostro tempo di riposo.
È la pausa caffè con il Signore. È uguale a prendere il caffè con il tuo collega simpatico a metà mattina, quando tiri il fiato tra una e-mail e una telefonata, e vi raccontate cosa avete fatto a cena ieri sera. Di solito non vedi l’ora che arrivi quel momento, perché sai che nonostante la fatica della mattinata, che magari non è stata delle migliori, poi troverai un po’ di pace proprio in quei dieci minuti in compagnia.

Ma torniamo alla baita. Dopo la pausa si chiudono i lavori della mattinata, si prepara il pranzo e si mangia.

Il pomeriggio prosegue in modo simile.
Dopo pranzo abbiamo un’ora di riposo, dove ognuno sceglie cosa fare in quel tempo tra dormire, fare una passeggiata, leggere o pregare.
Poi si lavora un altro paio d’ore e alle 17.30 facciamo il Rosario e i vespri.

Ceniamo, e prima di dormire concludiamo la giornata con la compieta.

(Per i meno esperti di preghiera, lodi, vespri e compieta fanno parte della Liturgia delle ore, una modalità che la Chiesa ci offre per pregare insieme seguendo lo scandire delle ore del giorno.)

Visto così può sembrare una palla mostruosa. Uno schema rigido di orari e tanta, troppa preghiera.

Quando sono arrivata alla baita e ho iniziato a vivere questi ritmi, era qualcosa di nuovo, di faticoso, di strano.
Addirittura le prime settimane avevo messo cinquanta sveglie sul mio telefono per ricordarmi tutti questi orari e non perdermi nella giornata. Mi chiedevo, ma come si fa a ricordarsi di pregare se sto facendo un’altra cosa? Se sto falciando il prato e mi mancano due metri per finire, non posso lasciare tutto lì e pregare, mi interromperei inutilmente. Sarebbe meglio finire, e poi pregare con calma, quando ho tempo, quando sono riposata, quando mi sono fatta la doccia, quando ho finito di mangiare.

C’è sempre un quando con cui ci giustifichiamo. Ma la verità è che qualsiasi cosa stiamo facendo, la possiamo interrompere e dopo aver fatto una pausa caffè con il Signore, vi assicuro che si lavora, si mangia, si dorme e ci si lava molto meglio.

Provare per credere.

Con il passare del tempo alla baita, la preghiera è diventata una certezza, quel porto sicuro dove sai che puoi tornare. Non so se da queste righe si possa capire. Per capirlo bisognerebbe viverlo.
Alla baita ci sono meno distrazioni, non c’è il caos del mondo che urla, e quindi è più facile metterlo in pratica. È un luogo protetto, che ti custodisce.

Ma se lo vuoi, lo puoi fare anche tu, a casa tua, con il lavoro, lo sport, la famiglia e tutte le tue cose.

Questa è la preghiera incessante. La preghiera che diventa quotidianità. Uno strumento che Dio ci dona e che non è un dovere da bravi cristianucci della domenica.

NO.

È VITA.

Per questo noi la chiamiamo preghiera incessante, perché non puoi più smettere.

Perché ad un certo punto, dopo un bell’allenamento, proprio come nello sport, la preghiera ti dà vita.

Perciò continui a pregare, non perché te lo dice il prete, l’agenda, la routine o io. Preghi perché se fai a meno, muori.

Morire per me significa cadere nelle tentazioni, lasciarmi prendere dall’ansia di fare le cose, non dare la giusta priorità a ciò che è davvero importante per la mia vita.
Questo mi accade quando non prego. Entro in un circolo vizioso di non vita. Di morte. Di paura, abbandono, solitudine, giudizio, invidia.
L’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Io prego perché mi fa sentire viva, e perciò non vedo l’ora di farlo, tutti i giorni. E quando per qualche motivo non posso pregare, aspetto con ansia (ma quella buona) il primo momento libero in cui finalmente posso dire “Che bello Signore, adesso ci facciamo due chiacchiere insieme, ho aspettato tutto il giorno questo momento.”
Se non prego con costanza e non mantengo viva la mia relazione con Dio, che è Padre, poi cado.

Il bello è che quando fai spazio a Dio nel tuo cuore, Lui entra e non se ne va più.
E quindi ti svegli al mattino e pensi: “Che bello, anche oggi posso dire le lodi!”.

SPOILER

NON È VERO.

Ti sveglierai al mattino e penserai “Che palle le lodi.”

Lo dirai per 100 giorni, e forse anche di più, fino allo sfinimento, ma se sarai perseverante, poi arriverà il giorno 101, in cui il Signore, per ben 100 giorni e mooooolto di più, avrà agito nella tua vita, (esatto, fa tutto Lui da solo, tu devi solo pregare) liberando dalle cose inutili il tuo cuore e facendo finalmente un po’ di spazio per Lui.

Tu devi solo essere perseverante e non mollare.
Se oggi non riesci a pregare non importa. Domani ricominci e Lui sarà felice, e tu pure.

Provare per credere.

E vi dirò di più… Non contenti, visto che alla baita si prega poco, a luglio abbiamo iniziato a pregare con il Cenacolo delle 1000 Ave Maria, ideato da Padre Silvano di Medjugorje.

In cosa consiste?
Noi, insieme con i ragazzi di Ora et Labora, preghiamo delle Ave Maria durante la giornata, con l’intenzione dell’apertura dei cuori di tutte le persone che sono passate o passano per la baita.
Ognuno tiene il conto di quante ne dice e si sommano tutte.

Poi, una volta al mese, ci incontriamo e preghiamo un rosario insieme, sempre per la stessa intenzione, e condividiamo i germogli di grazia che abbiamo visto nascere in quel mese grazie alle preghiere del gruppo.

Abbiamo raggiunto cose come 20.000 Ave Maria in un mese (ventimila, sì, ho scritto bene).

Vi immaginate la potenza?

Noi sì, perché stiamo vedendo non solo germogli, ma anche frutti, che crescono e arrivano da tutta questa preghiera.

Concretamente, quindi, mentre zappiamo diciamo Ave Maria, se laviamo i piatti diciamo qualche Ave Maria, per addormentarci diciamo delle Ave Maria. E offriamo tutto per l’intenzione del cenacolo.

Insomma, questa preghiera incessante l’abbiamo proprio presa alla lettera. Perché tutto, ma proprio tutto diventa preghiera. Così, in ogni momento della giornata, anche nella fatica del lavoro, possiamo pregare e trovare pace e riposo.

Siamo fuori di testa?

Direi di sì.

Ma io in tutto ciò trovo una pienezza e una gioia che nessun’altra cosa mi ha mai dato. Perciò non me la lascio scappare!

Ci sono tanti modi diversi di pregare, ognuno ha la sua modalità.
Per alcuni è più facile dire un rosario, per altri pregare camminando da soli in montagna.

Questo che vi ho raccontato è quello che proviamo a fare noi.

E tu?

Non te la raccontare! “Ah sì, tanto con la Messa della Domenica sto apposto.”

NO.

Scegli una cosa tra tutte queste e inizia a pregare!

Non c’è tempo da perdere!

Il rischio è che tu possa essere felice!

Marta

P.S.
Il 26 marzo abbiamo un incontro molto importante per la baita. Abbiamo bisogno delle preghiere di tutti.

Per puro caso, martedì 25 marzo è il giorno dell’Annunciazione del Signore a Maria, e tutti i Cenacoli del mondo si riuniranno per pregare 1000 Ave Maria in un giorno. Anche noi lo faremo.
Ma vorremmo che anche tutti voi foste con il cuore in preghiera con noi.
Come?
Pregate delle Ave Maria mentre fate colazione, sul treno, in auto, camminando.
Dove e come vi pare.
Non importa se siete concentrati o no, se siete stanchi o riposati.
Pregate con il cuore con noi e chiedete l’apertura dei cuori per le persone della baita!

Ecco, questo è il nostro invito. Non si tratta solo di un gesto, ma di un’opportunità per unirci in preghiera, per creare una rete di sostegno e di amore attorno a tutti coloro che passano per la baita. Ogni Ave Maria che recitiamo è un seme di speranza e di grazia che piantiamo nel cuore delle persone.

Immaginate la potenza di 1000 Ave Maria recitate in un solo giorno, da persone che si uniscono in un’unica intenzione! È un momento di comunione, di condivisione, di apertura verso Dio e verso gli altri. È un modo per dire: “Non siamo soli, siamo parte di qualcosa di più grande.”

E non dimenticate che la preghiera non è solo un momento di pausa, ma un modo per trasformare ogni istante della nostra vita in un atto di amore. Anche nei momenti di fatica, di lavoro duro, possiamo trovare la bellezza della preghiera. Ogni gesto quotidiano può diventare un atto di adorazione, un modo per riconoscere la presenza di Dio in tutto ciò che facciamo.

Quindi, vi incoraggio a prendere questo invito sul serio. Non aspettate il momento perfetto per pregare, perché quel momento potrebbe non arrivare mai. Iniziate ora, qui e adesso. Anche se vi sembra difficile, anche se vi sentite distratti o stanchi. La preghiera è un dono che possiamo fare a noi stessi e agli altri.

E ricordate: ogni piccolo passo conta. Ogni Ave Maria, ogni lode, ogni momento di silenzio con Dio è un passo verso una vita più piena e significativa. Non abbiate paura di sperimentare, di trovare il vostro modo di pregare, di scoprire come Dio può entrare nella vostra vita quotidiana.

In conclusione, vi lascio con una domanda: “Cosa state aspettando?” La preghiera incessante è una chiamata a vivere in modo autentico, a cercare Dio in ogni istante e a permettere che la Sua presenza trasformi le nostre vite.

Un abbraccio a tutti voi, e che la preghiera possa essere la luce che guida i vostri passi ogni giorno.


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