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il podcast di 5pani2pesci


L’arte di sapere mollare

28.03.2025

Ciao!

È venerdì 💫 ecco un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!

Oggi l’invito è quello di fare un respiro profondo (ci vuole)… perchè ogni addio può aprire la porta a nuovi inizi, quando impariamo l’arte di saper mollare.

buona lettura

Ale & Fra


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Senza di te non si può fare!

L’arte di sapere mollare

Fuori dalla finestra, una pioggerellina fin 🌧️ mista a un timido sole mi ricorda che il punto forte della Germania non è mai stato il clima… Infatti siamo qui in trasferta per qualche giorno a Friburgo, la città che ci ha ospitato per sette anni, dove abbiamo cresciuto i nostri figli e dove è nato 5pani2pesci.

Dopo varie peripezie europee – Zurigo, Strasburgo, Friburgo – e più di quindici anni all’estero, abbiamo lasciato la Germania seguendo una promessa. Tornare in Italia rappresentava una grande incognita: abbandonare ciò che era bello e sicuro senza sapere cosa ci aspettasse. Sono stati anni difficili, perché l’Italia sa essere splendida ma anche complessa e contraddittoria.

Oggi, tornando qui a Friburgo dopo aver vissuto profonde trasformazioni e assistito a veri miracoli, guardo questi luoghi con occhi diversi. O forse comprendo finalmente il motivo per cui avevamo bisogno di ripartire e ricominciare (ancora una volta) in Italia, soprattutto in Basilicata.

Molte persone qui – amici e compagni di cammino di un tempo – mi chiedono cosa mi manchi della Germania, se tornerei a vivere qui, ecc. Domande che riecheggiano quelle che ricevo quando qualcuno mi chiede se mi manchino la ricerca accademica, l’università o il mio ruolo di professore.

Bada bene, gli anni della Germania sono stati fondamentali per la nostra famiglia, sotto innumerevoli aspetti. Ma la verità è che, in entrambi i casi, non provo nostalgia. Perché lasciare non è stato una perdita, ma un fare spazio. E mi rendo conto che spesso questo processo non è affatto semplice, è tutt’altro che scontato.

Ma perché deve essere così?

Saper mollare – o, come hanno scritto tanti santi, “imparare ad abbandonarsi alla volontà di Dio” – è davvero un’arte, perché richiede fede, speranza e la consapevolezza che Dio è Padre, che è sempre presente e che apre una strada. L’ho raccontato nell’ultimo episodio del podcast e qui lo ribadisco. Di fronte ai problemi della vita cerchiamo sempre soluzioni: strategie umane, accrocchi più o meno fatiscenti per far girare la ruota della nostra esistenza. Ma, una volta messi in piedi questi carretti ambulanti, ci rendiamo conto di trovarci spesso punto e a capo. Nella maggior parte dei casi non abbiamo bisogno di soluzioni, ma di risposte.

Risposte che diano voce alle nostre domande esistenziali.

Vi faccio un esempio, come ho raccontato anche nel podcast: nei momenti più bui della mia carriera, quando il lavoro vacillava, certo cercavo un contratto, ma la domanda vera era: «Signore, cosa devo fare della mia vita?». La vera questione era: «Dove vuoi che io investa la mia esistenza?». Sforzarmi di quadrare il cerchio con soluzioni lavorative traballanti risolveva sì l’emergenza pratica – il contratto per pagare l’affitto – ma non rispondeva al grido più profondo: qual era il mio posto nel mondo?

Da qui nasce la solita diatriba sul darsi da fare oppure lasciare che sia Dio a operare, e su quale sia il giusto equilibrio tra i due. Gli attivisti – immersi nel fare – dichiareranno che bisogna sbattersi, mentre i fatalisti – in atteggiamento passivo – aspetteranno guardando in alto. Nella mia esperienza la risposta non risiede in nessuna delle due posizioni. Nella mia vita ciò che ha funzionato è stato imparare progressivamente l’arte di saper mollare le proprie aspettative, lasciando che sia Dio a operare in me.

Ho imparato che:

  • Dio è sempre presente.
  • Dio è sempre all’opera.

Anche quando non muove una paglia, anche quando non c’è un filo di vento.

Dio prepara la strada, lavora il tuo cuore in quel silenzio e ti dà l’opportunità di vedere gli ostacoli che tu stesso stai mettendo per impedire che la Sua opera si compia in te.

Se aveste fede quanto un granello di senape, direste a questo monte: ‘Spostati da qui a là’, e si sposterebbe. — Mt 17,20

Infatti, il cuore è il muscolo propulsivo più grande che abbiamo, sono gli occhi più profondi, le orecchie più attente. È il motore di tutto: con il cuore provi compassione, sperimenti misericordia e operi nella carità. Ma quando il cuore è ingombro di pesi, aspettative, paure e delusioni, l’opera di Dio non può funzionare. Dio opera in libertà e non costringerà mai un cuore a sperimentare qualcosa in cui non ci sia un libero consenso, altrimenti sarebbe violenza.

L’arte di sapere mollare è proprio questa: imparare a rimuovere quei pesi, dare carta bianca al Signore. Mettersi davanti al Santissimo e non dire semplicemente:

“Guarisci il mio cuore”

ma proprio

“Prendi il mio cuore, prendilo tu, fammi vivere i medesimi sentimenti che vivi tu.”

Con le zavorre del cuore lasciate a terra – quegli impedimenti che mettiamo al Signore – la strada diventa veramente in discesa, perché l’opera di Dio si compie da sola in noi. Più freniamo, più sarà faticoso. Ma con il cuore libero sperimentiamo pienamente la relazione autentica in cui Dio, come Padre, si prende cura di noi in una pienezza e in una bellezza che, neanche se passassimo tutta la nostra vita a progettarci l’esistenza ideale, potremmo mai raggiungere.

Il rischio è che tu possa essere felice.

Buon cammino.

Fra

PS> … e questa newsletter arriva proprio a seguito del mega incontro decisivo con familiari e parenti per discernere il futuro della nostra amata Baita di Ora et Labora. Grazie a tutti voi che avete pregato con noi le mille Ave Marie nel giorno dell’Annunciazione, accompagnandoci con dedizione e amore in questi giorni cruciali.

La via che siamo chiamati a percorrere in questo momento rimane quella del lasciare andare. Nonostante mediazioni e dialoghi, dopo anni di sacrifici, ad oggi non intravediamo aperture concrete per la Baita. Accogliamo tutto ciò con profonda fatica: quel luogo è stato per noi un luogo di Grazia dove il Signore ha plasmato i nostri cuori e quelli di oltre cento giovani attraverso l’esperienza di Ora et Labora, dove è nata la comunità, e dove percepiamo che la Sua opera continua.

Ci affidiamo nuovamente con cuore libero alla volontà del Signore. Siamo certi che la strada passa da qui, e che sarà Lui stesso a indicarci modi e luoghi per continuare il cammino con le persone che ci sta affidando. Nel frattempo, vi chiediamo di sostenerci ancora in questo cammino. Noi faremo lo stesso per voi.

In questo momento, non vedo condivisione più autentica delle difficoltà se non questa: ognuno con il proprio peso, sempre più protesi non verso cose umane, ma verso una relazione vera con Lui.


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