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il podcast di 5pani2pesci


Fuga nel religioso #98

16.01.2026

Ciao!

È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!

Domanda secca.

Hai mai usato Dio come scusa per non vivere la tua vita fino in fondo?

Io si.

Assurdo eh?

Ecco come me ne sono accorta.

Buona lettura!

Ale


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Senza di te non si può fare!


Fuga nel religioso

Da qualche settimana ho in mente un argomento che ho molto a cuore.

Nella serie sui Nuclei di Morte, abbiamo già trattato questo argomento. Lo trovate su YouTube: fuga nel religioso.

Il riassunto di questo video è che spesso, aver fatto un incontro forte con Dio, ci porta a rifugiarci nella vita consacrata aggiungendo un lucchetto in più all’armadio pieno di scheletri. Mi spiego meglio: ognuno di noi ha una vita affettiva ferita e, a volte, può succedere, che per timore di metterci mano, si scelga di buttarsi nella vita religiosa senza avere davvero questa vocazione. È un grande classico!

Insomma, è un chiudere gli occhi per illudersi che il problema non esista. Ovviamente questo è uno dei motivi principali per cui i conventi scoppiano.

In questo ambito sono inclusi anche tutte le persone con disturbi psicologici. Mi riferisco ad ogni forma di delirio che tocca il religioso, come una ragazza che mi raccontava che sente la Madonna e la mamma di una mia amica che non vuole prendere farmaci perché Gesù le ha detto che la guarirà. Ogni parrocchia, oltre al parroco, la viceparroca zitella e le catechiste ultra sessantenni, è fornita di almeno un soggetto di questo club.

C’è però un altro aspetto della fuga nel religioso che tocca un po’ di più la vita di tutti noi. Un aspetto più quotidiano che tocca anche i sani di mente (spero tu ne faccia parte!). Questo aspetto è più sottile, più difficile da scovare, ma altrettanto pericoloso. Porta, come in tutti gli altri casi, allo stesso punto di arrivo: la fuga dalla realtà giustificata direttamente da Dio.

Parto da me

In questi mesi ho passato almeno due ore al giorno in chiesa. Dopo la messa delle 8:30 del mattino mi fermavo in chiesa per stare con il Signore. È stato un tempo necessario perché stavo malissimo. Molte volte lo passavo a piangere. Altre volte ero semplicemente fortemente arrabbiata. Stare lì per me era una consolazione. Nella relazione con Dio trovavo rifugio, vicinanza, conforto.

Dopo circa sei mesi, mi sono resa conto del bene che tutto questo ha portato nella mia vita, ma anche del fatto che, piano piano, senza rendermene conto, stavo usando quel tempo per non stare nella realtà delle mie responsabilità.

Con questo sottolineo che non sto dicendo che non bisogna pregare!!! Sto dicendo, invece, che bisogna imparare ad ascoltarsi e ad ascoltare la realtà. Nella realtà vedevo che a casa non riuscivo a concludere molto, non andavo mai avanti. Adesso stavo di nuovo in piedi, ma continuavo a stare lì nel batuffolo del candore del silenzio della preghiera. Cosa meravigliosa, certo, ma che per la mia condizione di vita (madre di famiglia), deve necessariamente trovare un limite nel tempo e nello spazio.

Conclusione di questo resoconto dei fatti: il mio proposito 2026 è quello di pregare di meno e lavorare di più!

Parliamo di te. L’inganno più frequente

Quello che vedo più di frequente sono ragazzi parcheggiati in oratorio a fare fare fare e rifare per trovare idee nuove per fare e fare. Bravissimi! Applausi! “Magari tutti così” pensa il parroco, “Magari anche no” penso io.

Qual è il problema???

Il problema è la tua vita. Se la tua vita cambia, fa scelte, cammina, è in ascolto, in discernimento, allora va bene. MA! se hai 27 anni e ancora stai lì, come 5 anni fa, e la tua vita non cambia di una virgola, allora, è chiaro che non stai camminando.

La maggior parte delle volte queste situazioni sono giustificate con tanti rosari, tanti incontri di preghiera, tanti ritiri. Le persone sono ubriache di divino senza incontrare mai davvero il volto di Dio.

Si fugge nel religioso per non affrontare la realtà, per non prendersi la responsabilità della propria vita e anche di quella degli altri (proprio mentre pensi che ti stai dedicando completamente al prossimo!). È un inganno molto forte e difficile da stanare.

Pregare o fare tanto per gli altri è la medicina a tutti i mali che ti affaticano il cuore.

La preghiera, però, non è solo questo! A volte è consolazione, a volte è incomprensione, molte molte volte è una vera e propria battaglia… beh, se è un dialogo con Dio, è difficile che io e Dio la pensiamo allo stesso modo, no?! Dunque fa fatica pensare alla preghiera solo come consolazione del cuore!

L’inganno più raro, ma non troppo!

Un altro genere di situazioni di fuga nel religioso colpisce le persone che hanno una fede vera, autentica, profonda. Siamo tutti fragili e pieni di ferite irrisolte. La fede ci espone a scelte grandi, fuori schema, talvolta straordinarie. Allo stesso tempo, noi siamo in grado di piegare Dio ai nostri progetti con una facilità incredibile.

Esempio: hai sempre desiderato sposarti e quindi fai confermare a Dio il tuo desiderio dicendo che Lui ti ha suggerito, in un momento di preghiera fortissimo, che la tua vocazione è proprio quella. Siamo capaci, addirittura, di fare anche la faccina mezza dispiaciuta, quasi quasi che ti tocca proprio fare questa strada “anche se è faticosa”.

Siccome te lo chiede Dio, allora il cervello non serve, va da sé, ragiona Dio per noi (certo! due volte!). Quindi da qui nascono gli atti eroici: ci si lancia in una impresa titanica, sostenuti dalla forza potente di un Dio surreale, che ti chiede in pratica di non pensare a nulla se non a dire quel sì che la tua mente non vede l’ora di dire davvero. Non si ascolta più nessuno perché “Dio ti ha detto così” e non si fanno i conti con la vita reale (ad esempio non hai il ragazzo, non l’hai mai avuto anche se sei grande, la tua ragazza sta attraversando una fase difficile depressiva, il tuo ragazzo pensa unicamente a realizzarsi professionalmente, non c’è una maturità nella relazione, ecc). Inoltre c’è una sorta di euforia ostentata che non convince molto le persone che ti vogliono bene: più sottolinei quanto sei felice, più trasmetti profonda tristezza a chi ti conosce davvero.

Questo inganno nasce da profonde sofferenze, spesso, di desideri profondi del cuore che non si sono ancora realizzati. La mia analisi lungi da essere un giudizio, ma solo uno strumento per sgamare il falso. Vi chiedo perdono per il mio modo tagliente di dire le cose, spero che la grazia di Dio vi aiuti ad andare oltre.

Cosa fare?

  • Amico mio, sorella mia, figlio mio, abbi il coraggio di guardarti allo specchio e dirti la verità: perché stai davvero in parrocchia? Perché stai facendo follie per realizzare a tutti i costi quel progetto d’amore che vorresti? Perché cedi alla tentazione di trasformare le pietre in pane? Sono pietre e sempre pietre saranno, anche se ci dipingi Dio sopra, tesoro mio, sono pietre.

  • Sii paziente e tenero verso di te e la verità che viene fuori. Ti stai intortando da solo, capisco che è umiliante. Guarda, è simile ad un milanese che mette le lancette dell’orologio dieci minuti prima così è puntuale, è umiliante, capisco (pensa che, per uno del sud, è umiliante già essere milanese! 🤣).

  • Fatti volere bene da un amico che è capace di accogliere la verità di quello che stai facendo. Fatti coccolare. Facciamo parte tutti dello stesso club di inguagliati, stai sereno. È grazie alla tua fragilità che ti vogliamo bene e sto qui a scrivere queste cose per te anche se non ti conosco.

  • Chiedi a Dio di guarire il cuore e purificarti lo sguardo per conoscere il Suo vero volto, un volto reale, concreto, Uno con cui si fa spesso a botte e che commuove per gesti di tenerezza inaspettati. Dio è morto per te, non c’è bisogno che tu ti “immoli” per Lui. È già fatto, è stato già pagato il conto, non devi ripagarlo ancora. Accetta l’offerta e soprattutto fidati! Se Dio ha permesso nella tua vita delle fatiche ci sarà un motivo davvero molto valido, sii certo di questo. Non c’è bisogno di arrangiare soluzioni, fidati!

  • Inizia un percorso personale con una guida spirituale che non sta lì a guardare il pelo nell’uovo di come sarebbe meglio pregare o altri ghirigori del genere, ma che ti aiuti a guardare alla tua vocazione. Non devi per forza sposarti e nemmeno non so che. Devi ascoltare e capire tu chi sei, quale Parola di Dio sei tu (madre Teresa era “carità”, San Francesco era “sapienza”, tu chi sei?).

  • Mettiti subito all’opera ricordandoti che Dio si è fatto carne, cioè parla nella vita concreta, nella tua vita concreta di oggi, non è nelle nuvole, in cose ostrogote.

Per oggi è tutto, che aggiungere… Vi voglio bene, vi voglio bene non perché vi conosco e mi siete simpatici (immagino lo siate!), ma perché ho il cuore pieno di Amore che arriva fino alla vostra email! Forza raga!!

Il rischio è che tu possa essere felice!

Ale

Nota bene: Spiritualità e realtà camminano sempre insieme e si vogliono sempre tanto bene. Quando le separiamo corriamo il rischio di un delirio. ATTENZIONE!!! Noi non siamo solo spirito, ma anche corpo e mente. Separare queste è pericoloso.


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