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il podcast di 5pani2pesci


Una fotografia di GenZ! #99

23.01.2026

Ciao!

È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!

Dopo la puntata del podcast GenZ: è il momento di superarsi! abbiamo ricevuto una valanga di messaggi di ragazzi e ragazze che ritrovandosi nei discorsi dell’episodio hanno condiviso il loro cammino. Ma c’è stato un messaggio in particolare che ha colpito nel segno perché, condividendo la propria storia personale, ha fatto una fotografia autentica di GenZ.

Buona lettura!

Ale


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Una fotografia di GenZ!

Carissimi Ale e Fra,

il podcast di questa settimana ha toccato il mio cuore in modo particolare perché in qualche modo ha risposto a pieno a tante mie domande e dato un senso e una ragione alla mia grandissima e profonda infelicità. Sono convinta che abbiate centrato il punto: la GenZ non sa buttarsi “nel fango”. Eppure, rischiare, impantanarsi, dare tutti se stessi è un qualcosa che dovrebbe caratterizzare proprio i giovani.

Se quel tocco in più nella vita non ce lo mettono i giovani chi ce lo dovrebbe mettere in questa società?

Mi sono chiesta perché io quel tocco in più non ce lo metto. Ho 27 anni, mi sono laureata in Biotecnologie da pochi mesi e sono alla ricerca di un lavoro che mi garantisca indipendenza dai miei genitori. Nel fare le mie cose in questi quasi trent’anni di vita ho sempre adottato questo approccio polish. Fare le cose con calma, prendermi dei rischi si, ma sempre calcolati. Vivere una vita diciamo con il freno a mano tirato. Nonostante mi sia detta un milione di volte che non c’era nessun problema a metterci tanto a finire di studiare e me lo sia fatto dire dalla mia psicologa, dai miei amici, da questa società, posso dire con certezza di essermela ampiamente raccontata. Ho sofferto come un cane per studiare e raggiungere quella laurea e pur di raggiungere quel risultato ho adottato tutti gli strumenti della GenZ. Io avrei voluto far diverso, avrei voluto intraprendere strade diverse, rischiare di più. Ma non potevo: rischiare significa alzare di gran lunga la probabilità di sbagliare e tradire la fiducia della famiglia e di questa società. Io volevo studiare filosofia, questo era il mio desiderio. Ma mi sono lasciata convincere dai miei genitori che quella sarebbe stata una università senza sbocchi professionali. Non ho rischiato e ho scelto quello che all’epoca sembrava la strada con più sbocchi professionali e che accogliesse parte delle mie passioni.

Consapevole che quello che sto per dire si basa sulla mia esperienza, ma credo di aver ragione non solo su di me, ma anche sui miei coetanei: l’attitudine polish è il palliativo che abbiamo trovato per vivere una vita senza errori. Per darvi l’idea vi faccio questo esempio: se un adulto cade per strada in faccia a tutti si rialza e riparte. Un bambino che cade sicuramente prima o poi si rialza e riparte, ma prima guarda la sua sbucciatura sulle ginocchia, chiede aiuto alla mamma, si fa mettere un cerotto, si fa dare un bacio e allora a quel punto si rimette in piedi e riprende a fare le sue cose. La caduta, intesa come fallimento, è presente in entrambi gli esempi così come la ripartenza e hanno lo stesso significato. Ma nel primo caso il dolore viene nascosto e ci diciamo che il fallimento serve per crescere e quindi ci rimettiamo in piedi come se nulla fosse sperando davvero di imparare qualcosa. Il bambino si fa aiutare, si fa guarire, si fa amare. Sicuramente imparerà, crescerà, ma il primo bisogno fondamentale è quello di chiedere aiuto.

La GenZ è una generazione di giovani che fanno finta di essere adulti.

È quello che la società, le famiglie ci impongono dal primo giorno di vita. Devi essere eccellente a scuola, devi fare sport, conoscere e parlare le lingue ecc. Non c’è spazio per l’errore, non c’è spazio per il desiderio e il dono. Abbiamo imparato a prenderci cura di noi stessi perché quando lo abbiamo chiesto fuori da noi siamo stati giudicati di debolezza. Avere una forte e spiccata sensibilità nei confronti di tanti temi è qualcosa che ci fa onore e sono sicura che a modo nostro saremo in grado di portare il nostro contributo a questa società, ma spesso mi chiedo se non avremmo semplicemente voglia di correre come fanno i bambini, senza preoccupazioni, cadere, farsi accudire e ripartire. Ci avete fatto caso che adesso bisogna per forza imparare qualcosa dagli errori che si fanno? Io mi chiedo: ma perché? L’errore fine a se stesso, come segmento naturale di un percorso non lo tolleriamo più, per cui dobbiamo necessariamente dargli un valore positivo.

La GenZ non ha veramente la propensione al multitasking, non ha veramente innata capacità di adattamento, ma deve avere queste caratteristiche. Siamo bambini diventati grandi troppo presto. E secondo me di questo ne siamo consapevoli e in questa consapevolezza non ci apriamo mai davvero a quelle grandi domande che un adulto deve farsi nella vita come chiedersi quale sia il proprio posto nel mondo.

Ho un fidanzato da tanti anni, il nostro è un fidanzamento cristiano e vorremo tanto ma tanto sposarci ed essere una famiglia noi due. Ci sentiamo già una famiglia in qualche modo e vorremo mettere il nostro amore nero su bianco su un pezzo di carta e sotto l’ala di Dio. Ma finché non ci saremo “sistemati” a pieno come potremo mettere su famiglia. Siamo consapevoli che non possiamo attendere di avere tutto perfetto per sposarci, ma senza certezze finanziarie sono sicura che partiremmo con il dito puntato contro. Ecco perché io che son GenZ curo l’aspetto finanziario della mia vita senza buttarmi e cercando un lavoro che mi dia un certo margine di sicurezza, perché desidero avere una famiglia, buttarmi e donarmi pienamente, ma senza sentirmi giudicata per questo. Quindi sposarsi si è un rischio, ma ancora una volta un rischio calcolato.

Sono infelice perché sono diventata polish, ma vorrei tantissimissimo essere sporca di fango dalla testa ai piedi.

Grazie Ale e Fra perché fate luce su tutte le contraddizioni di questo mondo. Ci chiudiamo in noi stessi per risolvere dei problemi che se ci aprissimo davvero alla vita quei problemi non esisterebbero nemmeno. Vi mando un abbraccio grande, siete speranza.

Roberta


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