Perché non riesco a dire di no?
Ciao!
È venerdì 💫 ed eccoci con un nuovo numero della newsletter di 5pani2pesci!
Sei capace a dire dei no? Mettere confini? Custodire ciò a cui sei chiamato veramente?
Buona lettura!
Fra
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Perché non riesco a dire di no?
Partiamo da una cosa scomoda: chi non riesce a dire di no, quasi mai lo fa per amore. Non è un’offesa, ma una constatazione, proprio guardando quella dinamica: non riesce, è più forte di te.
Da dove viene questo comportamento?
Carattere? Può darsi…
Ma nella maggior parte dei casi è solo paura. Paura basic: paura di non essere accettato, paura di deludere, paura di quello sguardo che cambia quando ti tiri indietro. Essere sempre disponibile è il modo più elegante che abbiamo trovato per assicurarci di andare bene a tutti. E funziona: sei quello bravo, quello su cui si può contare, quello che c’è sempre.
Proprio un bravo ragazzo (o una brava ragazza).
Per carità, tutto giusto. Il bene che fai è bene vero, non sto dicendo che sia finto. Sto dicendo un’altra cosa: che il bene che puoi fare e il bene a cui sei chiamato non sono la stessa cosa. E che il primo, se non gli metti un limite, si mangia il secondo.
Guarda come lavora il maligno con un bravo ragazzo. Non ti mette davanti a situazioni palesemente cattive — su quella non ci caschi, e lo sa. Ti mette davanti una cosa buona. Una richiesta legittima, di una persona che ti vuole bene, per un motivo sacrosanto. E te ne mette un’altra, e un’altra ancora. Nessuna di quelle è un peccato. Ma messe in fila ti portano esattamente dove non dovevi andare, e la cosa peggiore è che ci sei arrivato sentendoti generoso.
Assurdo, no?
Gesù aveva dei confini
C’è un dettaglio del Vangelo su cui non ci fermiamo mai abbastanza:
Ma egli si ritirava in luoghi solitari a pregare. — Lc 5,16
Fermiamoci un attimo su cosa significa. In quel momento c’erano malati veri da guarire. Persone che avevano camminato per giorni. Discepoli che avevano bisogno di capire, che aspettavano una parola. Bisogni reali, urgenti, non capricci.
E lui se ne va.
Non perché non gliene importasse. Ma perché sapeva che senza quello spazio lì — quello con il Padre, dove non entrava nessuno — tutto il resto non avrebbe avuto senso. Il confine non era il contrario della sua missione: era la condizione della sua missione.
E infatti quando qualcuno superava il limite, non è che facesse finta di niente. Il Gesù che si arrabbia non è un Gesù fuori controllo. È uno che ha chiarissimo dove passa la linea.
Sia invece il vostro parlare: sì, sì; no, no; il di più viene dal Maligno. — Mt 5,37
Il di più di cui parla qui è tutto quello che diciamo per non prenderci la responsabilità di una risposta netta. Il “vediamo”, il “forse”, il “ci provo” detto sapendo già che non ce la farai. Non è gentilezza: è scaricare su domani il no che dovevi dire oggi.
Il problema è che i confini che mette Gesù non sono per vivere una vita più equilibrata. Imparare a dire dei no non ha a che fare con il preservarsi (o avere più tempo per te), al contrario, sono funzionali per il donarsi. Un donarsi fino in fondo per ciò a cui sei chiamato veramente!
Non puoi arrivare a tutto.
Imparare a dire dei no è una prima forma di discernimento. Ti aiuta a capire il tuo posto nel mondo e dove la tua presenza, le tue parole e le tue idee fanno la differenza. Ti aiuta a capire dove vuole abitare il tuo cuore e dove trova la pace.
Chiaro, tutto questo ha un costo.
Ci sarà qualcuno che si sentirà tradito, che ti dirà “ma come non ci sei”, che comincerà a pensare o a raccontare che non sei più affidabile. Devi mettere in conto di scontentare qualcuno che ti vuole bene e che non capirà. Gesù ha scontentato praticamente tutti quelli che avevano un’aspettativa su di lui, a partire dai suoi.
Se aspetti di trovare un modo di dire no che non dispiaccia a nessuno, non lo dirai mai.
Non funziona.
Da dove si parte
Si parte da un ascolto serio di te stesso.
Siediti e guarda in faccia due cose:
- che cosa ti sta prosciugando — quali situazioni, dopo, ti lasciano vuoto e nervoso.
- che cosa invece ti fa tornare vivo.
Non è un esercizio terapeutico, è il posto dove il Signore parla per primo, perché passa attraverso quello che sei e attraverso i fatti concreti della tua giornata, non attraverso le voci nella tua testa.
Da quell’ascolto esce una priorità. Una sola, chiara, che sai nominare: una relazione che sta nascendo; prendersi cura di una persona in necessità; un progetto a cui ti senti chiamato; intensificare la preghiera quotidiana.
Ognuno ha la sua.
Senza una priorità è difficile mettere un confine, perché ogni richiesta sembrerà avere lo stesso peso di ogni altra — e vincerà sempre quella di chi insiste di più. La priorità ti aiuta mettendoti sempre di fronte a questa domanda: questa richiesta di oggi, è a servizio della priorità o mi allontana da essa?
Il confine si mette da solo. Non stai difendendo un comfort: stai difendendo un sì che hai già detto. Ogni no, quando è al posto giusto, è un no per qualcosa. Non toglie amore, lo protegge.
È un confine che va custodito. E quando vedi che cedi uno, due, tre volte, sai che qualcosa non sta andando nella direzione che avevi deciso. Oppure ti farà ragionare se quella che avevi scelto è davvero la priorità su cui vuoi investire.
È un discernimento.
Questa settimana
Provaci così, è concreto: prendi la settimana che hai davanti e nomina una priorità. Una, non cinque. Poi guarda il calendario e trova la cosa che se la sta mangiando — quasi sempre è una cosa buona, per questo non l’avevi vista.
E dille di no. Una volta sola, per cominciare.
Sarà scomodo, e probabilmente qualcuno ci rimarrà male. Però quel giorno avrai fatto il bene che ti era chiesto, e non quello che ti veniva più facile.
È un inizio.
Il rischio è che tu possa essere felice!
Buon ferragosto
Fra
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