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Newsletter · 24 lug 2026

Quando sarò pronto?

Ciao!

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Continuiamo a pensare che prima dobbiamo essere all’altezza — più forti, più bravi, più pronti — e poi potremo finalmente dare qualcosa di noi.

E se fosse esattamente il contrario?

Buona lettura!

Fra


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Quando sarò pronto?

Per anni ho vissuto agganciato a un’idea che sembra saggia: se valgo, emergerò. Se sono forte, prima o poi il mondo se ne accorgerà. Basta fare bene, con costanza, e la strada si aprirà da sola.

Per carità tutto giusto, nel fare bene non si sbaglia.

Il problema è che non facevo molti passi. Mi sentivo sempre quello più piccolo, quello inadeguato — e non è una cosa che passa con l’età. Rimane. Me la sono portata dietro anche da professore universitario: stavo sempre un po’ all’ombra dei giganti, ad aspettare di sentirmi finalmente all’altezza prima di mettermi in prima linea.

Ma quel momento non arriva mai.

Ecco il punto che ho impiegato una vita a capire: non diventi all’altezza per merito. Diventi all’altezza entrando nella bagarre e mettendoti in prima linea — così come sei — magari con una scarpa e ’na ciavatta. Ma è così che ti formi. È così che poi, davvero, diventi all’altezza.

Il mio stare fermo nasceva dal fatto di aver paura di fare la mossa sbagliata. E nell’aspettare non entravo realmente nella vita. Quello che ho capito dopo è che questa dinamica è pure scritta nel Vangelo (e quanto questo Vangelo è stato importante per me…):

«Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.» — Mt 16, 25

Il mondo ti dice: tieni stretta la tua vita, difendila, accumula, diventa qualcuno. Gesù dice l’opposto: perditi di vista. La vita se la stringi la perdi, se la spendi la ritrovi. Non so se si riesce ad apprezzare la profondità di questa prospettiva finché non si sperimenta sulla propria pelle.

Il Vangelo racconta sempre la storia dell’uomo per intero, e insiste così tanto sui cinque pani e i due pesci per un motivo. Gesù, dopo il miracolo, si lamenta con i discepoli e li accusa di stare con lui soltanto per il pane che hanno mangiato. E non è quello che viviamo anche noi? Personalmente mi sono avvicinato al Vangelo perché ci ho visto qualcosa di vero e ho visto una strada per stare finalmente bene. Da lì, in un lento processo che, ad alti e bassi, dura tutta la vita, ho cominciato a capire che il punto non è stare bene, ma entrare in una relazione vera con Dio e vivere la vita che ha vissuto Lui.

E lui è stato bene. È stato con i suoi discepoli, è stato con i suoi amici, ha fatto i miracoli ma ha donato anche la vita fino in fondo, fino alla croce, e non è stato piacevole. Ecco perché non si tratta di crescita personale, di diventare più bravi, di collezionare risultati per essere finalmente qualcuno. Si tratta di prendere in mano la vita così com’è e di spenderla, dove sei oggi. Con i cinque pani e i due pesci che il Signore ti ha messo in tasca.

Se non sai da dove iniziare, il primo passo di oggi è proprio quello di andare a capire quali doni il Signore ti ha affidato e come poterli incominciare a spendere all’interno di un discernimento prudente con un accompagnamento spirituale insieme ai fratelli, in un contatto autentico e quotidiano con la Parola e con la Chiesa che cammina con te.

Il rischio è che tu possa essere felice!

Buon cammino

Fra


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