Quando si perde la strada
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Ci sono momenti in cui la strada che avevi davanti smette di essere chiara. Non perché hai sbagliato qualcosa, ma probabilmente perché sta per aprirsi una nuova fase della vita.
Oggi condivido un pezzo di strada mio, e cosa è stato per me imparare a stare fermi.
Buona lettura!
Fra
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Quando si perde la strada
Il cammino personale non è una progressione lineare, dove andando avanti riesci sempre a scoprire qualcosa di nuovo, a fare qualche piccolo progresso. Assomiglia piuttosto a un grande zig zag da montagne russe.
Questo perché la crescita di consapevolezza e la conoscenza di Dio, va avanti a step discontinui. Solo in alcuni momenti capisci o interiorizzi delle grandi verità, e su quelle piccole scoperte capitalizzi lunghi periodi della tua vita. Diventano il fondamento di passi importanti e di scelte che ti caratterizzano per lunghi anni.
Faccio degli esempi.
Uno su tutti il matrimonio. Oppure se entrare in un fidanzamento. O se decidere di trasferirsi, magari per motivi personali o lavorativi. Ma anche la prima volta che hai intuito l’amore grande di Dio per te, oppure quella volta che hai scelto di vivere la castità. Ognuna di queste scelte è una piccola svolta. Questi passi, piccoli o grandi che siano, capitalizzano sulla tua vita e ti fanno entrare in un tempo nuovo.
Poi può accadere — e spesso accade — che la strada che sembrava chiara e diritta incominci a farsi confusa. Le prospettive davanti a te si confondono nella nebbia. Per molti è stato il rito di passaggio per una nuova fase di vita.
Nella mia vita questi momenti sono stati molto faticosi e di grande smarrimento. Uno su tutti: quando stavo ancora in Germania ed ero già professore, ma intuivo che quella non era la strada. È successo proprio negli anni subito prima di iniziare 5pani2pesci, sarà stato intorno al 2011. Quello che ho sperimentato, è stato vedere che le scelte che mi avevano portato fino a lì, ora non funzionavano più. Non rispondevano più a quei bisogni esistenziali profondi, a quelle necessità di vita su cui si era fondato il passo precedente. Ed è proprio lì che mi sono sentito profondamente inadeguato, e di non essere all’altezza: ciò per cui avevo costruito e lavorato tanto, improvvisamente sembrava non portarmi più verso ciò a cui il mio cuore aspirasse o a cui il Signore mi conduceva.
Nell’ultimo podcast, mia figlia Chiara ha condiviso un’intuizione importante, e cioè che quando sei nella nebbia l’unica cosa che conviene fare è stare fermo. Perché stando nella nebbia, più tentativi fai e più ti allontani dal tracciato sicuro, e rischi di perderti.
Non so se hai mai sperimentato la nebbia in montagna. Può portarti in uno stato di profonda angoscia, perché non ti senti più al sicuro. Vedi per terra il sentiero già percorso e sai che quello, se non sbagli, ti potrebbe riportare a casa; ma sai anche che sulla strada che sta di fronte a te il rischio di perdersi è molto alto. Compresa la paura che possa venire la notte e il freddo, e di non essere in grado di superare le prove che ti si mettono davanti. Quindi rimani fermo, aspettando che la nebbia si diradi un po’. Mi è successo con Samuele una volta sul Pollino: abbiamo veramente dovuto aspettare che un minimo si diradasse, per prendere quei pochi punti di riferimento e poi tracciare la rotta.
Ripensandoci, questa intuizione è sicuramente molto giusta, ma ha dentro una sfumatura che forse dal podcast non si è capita. Ed è che rimanere fermi non vuol dire passività, non vuol dire bloccarsi. Al contrario del cammino in montagna, in cui veramente è importante fermarsi o addirittura ritornare sui passi del sentiero conosciuto, nella vita stare fermi vuol dire continuare a fare quello che stavi facendo.
Nel mio caso, io ho continuato a fare il mio lavoro di ricercatore e di professore. Ho continuato a far laureare e dottorare i miei studenti, ho continuato a scrivere articoli scientifici e ad andare alle conferenze, sebbene sapessi in fondo che non era quella la strada.
Continuare a fare quello che stai facendo, o quello che ti eri proposto di fare, quando incominci ad avere una consapevolezza interiore che non è quella la strada, non è banale. È difficile, ed è pesante. E si è presi dalla voglia di tentare in tutti i modi strade alternative. Nella mia esperienza, spesso questi tentativi ci forgiano, ci donano nuovi strumenti. Ma sono anche sorgente di grande frustrazione, perché finché il tempo non è maturo, l’unica cosa che veramente paga è la perseveranza. E la perseveranza, qui, è proprio lo stare fermi.
Nel Vangelo di Luca, spiegando la parabola del seminatore, Gesù dice:
Il seme caduto sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza. — Lc 8,15
Il frutto non arriva perché il terreno fa qualcosa in più. Arriva perché il seme resta lì, e il tempo fa il suo lavoro… con perseveranza (!).
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita. — Lc 21,19
Quello che vorrei arrivasse, condividendo questo pezzo di strada, è questo: nella vita possono esserci grandi momenti di confusione, e questi momenti possono essere ancora più difficili quando stai percorrendo un cammino deciso, che ha già dimostrato di portare frutto. Ma questa confusione non vuol dire necessariamente che hai sbagliato qualcosa, o che hai fallito, o che non c’è soluzione. Ma piuttosto che sei alle soglie di un momento nuovo, che ha bisogno di risposte nuove.
La vita è complessa e ci porta ad evoluzioni inaspettate, spesso attraverso la morte delle proprie aspettative. A tutto ciò che in fondo non ci fa bene, ma che noi non abbiamo ancora capito, e che il Signore, con la sua continua presenza, ci ricorda nei fatti concreti della nostra vita.
Che sia difficile, è vero. Ma non c’è da spaventarsi. Nella maggior parte dei casi c’è da continuare ad andare avanti su ciò che stavi già facendo. Se stai studiando, continua a studiare. Se sei in una relazione — e qui è ancora più difficile — finché non c’è chiarezza, rimani in quella relazione. E se stai affrontando un problema a cui apparentemente non c’è soluzione, devi rimanerci dentro. Non per una qualche forma di eroismo cristiano, ma perché è in quello stare che a un certo punto la nebbia si dirada. Perché tu continui a camminare, continui a esserci, non scappi dalle situazioni, rimani nel presente, rimani nel reale. Il tuo reale è questo. Il tuo presente è questo.
D’altra parte, cosa faceva Maria di fronte alle opere del Figlio? Stabat — stava. Non è un caso.
La fede si gioca sul fatto che nello stare, effettivamente, poi la strada si apre. E su questo non ci sono dimostrazioni scientifiche che ti possano convincere. Ma è lì che si misura la fede di chi è passato prima di noi.
Il punto centrale è continuare a fare chiarezza. Chiarezza in quella situazione, chiarezza in quella relazione, chiarezza in tutto quello che vivi. Perché soltanto nella ricerca della Verità più profonda della tua vita, si cresce come uomini e si trova il proprio posto nel mondo.
Il rischio è che tu possa essere felice!
Buon cammino
Fra
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