La mia via per Santiago
Sono stata via dieci giorni, una cosa mai fatta in vent’anni di matrimonio, portandomi dietro tutte le mie ansie, le mie paure e il mio stress. A Santiago è stata un’esperienza molto densa: ecco com’è andata.
Il cammino ti tira dentro
Non importa per cosa lo fai, se per fede, per sport o per vedere un posto bello. Il cammino ti chiama e poi ti tira dentro te stesso, dentro una spiritualità che ti fa bene e ti riporta all’essenziale, a chi sei davvero. Dopo che fai 34 chilometri non riesci più ad essere falso: sei proprio tu, messo a nudo in quello che vivi, ed è impossibile raccontarsela o avere una maschera.
La provvidenza ti viene incontro
Ho incontrato persone “non standard”, gente che non mi conosceva e non aveva nessun pregiudizio. Come quella signora davanti a una cappellina che mi ha chiesto: “Vuoi una benedizione?”. Mi ha preso per le mani e ha pregato per me, e io sono scoppiata a piangere come una bambina. O quel bastone per Linda: ogni cosa è stata provvidenziale.
Una vita più radicale
Leggere negli Atti degli Apostoli dei discepoli che andavano fino ai confini della terra mentre io ero lì, a Finisterre, ti fa capire che la Parola è viva perché si incarna nella tua vita. Sono ritornata a casa confermando che quello che vivo non mi basta: vorrei un’essenzialità più radicale. Il cammino ti svuota e ti mette a contatto con te stesso e con il Signore in un modo che non avresti mai immaginato.
Buon ascolto!
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